Io viaggio non per andare da qualche parte, ma per andare. Viaggio per viaggiare. La gran cosa è muoversi, sentire più acutamente il prurito della nostra vita, scendere da questo letto di piume della civiltà e sentirsi sotto i piedi il granito del globo appuntito di selci taglienti. (Robert Louis Stevenson)
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29.7.14
31.3.14
Shirin Neshat
Il film della domenica per PaginaQ questa volta è stato Donne senza uomini.
E mentre cercavo di capire meglio questo film affascinante (facile l'aggettivo questa volta) mi sono soprattutto imbattutta nella sua regista: Shirin Neshat, donna affascinante ancora più del film.
Shirin Neshat è nata in Iran, ma si trovava negli Stati Uniti per motivi di studio quando nel 1979 lo Scià scappò del paese e andò al potere l'Ayatollah Khomeini.
E' buffo perché io ci sono affezionata all'Ayatollah Khomeini, perché da piccola senza avere la più pallida idea chi fosse, in famiglia veniva chiamato in modo affettuoso "l'amico del babbo". Ma senti cosa ha fatto l'amico del babbo; oppure, guarda c'è l'amico del babbo in televisione. Ora che sono grande credo che il motivo fosse per l'antiamericanismo che accomunava il babbo e Khomeini, e soltanto quello visto che il babbo era ateo e non ha mai chiesto al resto della sua famiglia fatto unicamente di femmine di coprirsi.
A quel punto Neshat decise di rimanere negli Stati Uniti, ma il suo lavoro ha sempre riguardato l'Iran, la religione e le donne. Torna in Iran dopo la morte dell'amico del babbo, ma presto viene di nuovo considerata persona non gradita per il suo tipo di lavoro.
Le sue opere includono la fotografia, molti video, performance e lungometraggio. Qui di seguito lei (che da sola sembra un'opera d'arte), alcune foto della serie Women of Allah, e il video Turbulent. Ma in rete si trovano molte altre sue cose. Belle.
E mentre cercavo di capire meglio questo film affascinante (facile l'aggettivo questa volta) mi sono soprattutto imbattutta nella sua regista: Shirin Neshat, donna affascinante ancora più del film.
Shirin Neshat è nata in Iran, ma si trovava negli Stati Uniti per motivi di studio quando nel 1979 lo Scià scappò del paese e andò al potere l'Ayatollah Khomeini.
E' buffo perché io ci sono affezionata all'Ayatollah Khomeini, perché da piccola senza avere la più pallida idea chi fosse, in famiglia veniva chiamato in modo affettuoso "l'amico del babbo". Ma senti cosa ha fatto l'amico del babbo; oppure, guarda c'è l'amico del babbo in televisione. Ora che sono grande credo che il motivo fosse per l'antiamericanismo che accomunava il babbo e Khomeini, e soltanto quello visto che il babbo era ateo e non ha mai chiesto al resto della sua famiglia fatto unicamente di femmine di coprirsi.
A quel punto Neshat decise di rimanere negli Stati Uniti, ma il suo lavoro ha sempre riguardato l'Iran, la religione e le donne. Torna in Iran dopo la morte dell'amico del babbo, ma presto viene di nuovo considerata persona non gradita per il suo tipo di lavoro.
Le sue opere includono la fotografia, molti video, performance e lungometraggio. Qui di seguito lei (che da sola sembra un'opera d'arte), alcune foto della serie Women of Allah, e il video Turbulent. Ma in rete si trovano molte altre sue cose. Belle.
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19.11.13
Io e le barbe
Ultimamente sperimento molto con la barbabietola. Mi sono fissata con un crumble di barbabietole ma senza usare il burro. Fino ad ora ho fatto due esperimenti, il primo farina e olio, il secondo pangrattato e parmigiano: tutti e due falliti, perché il crumble che dovrebbe essere sì sbricioloso ma senza sfarsi troppo, si sfa tantissimo invece.
Esperimenti falliti nello stile, ma sempre buoni nella sostanza.
E comunque ho ceduto.
La barbabietola che si trova nel frigorifero avrà un incontro ravvicinato col burro.
Altri lavori di Emma Dibben li trovate qui.
24.9.13
Peter Greenaway su San Francesco
Si chiama The Tower/Lucca Hubris la video istallazione di Peter Greenaway sulla facciata della chiesa di San Francesco a Lucca.
La facciata della chiesa di San Francesco è proprio piatta, ci avevo fatto caso uscendo dalla mostra di Henri Cartier Bresson, che è lì vicina. Perfetta per proiettarci qualcosa. E con una grande piazza davanti, perfetta per accogliere molto pubblico.
Ma la chiesa di San Francesco è sconsacrata, mi sono chiesta. Greenaway ci proietta sopra uomini nudi che fanno finta di essere cavalli e coppie nell'atto del concepimento che volano sempre più in alto.
Peter Greenaway.
Peter Greenaway veste sempre con un gessato.
C'è stato un tempo che quando usciva un suo film si correva a vederlo. Poi almeno io ho smesso, senza un particolare motivo. L'ultimo film suo che ho visto è stato Prospero's books, su La Tempesta di Shakespeare con un mitico John Gielgud. Per alcuni Peter Greenaway è troppo carico, troppo pomposo, e in effetti lo è, ma a me piaceva e continua a piacere. Forse perché comunque accanto alle sue tinte tragiche e drammatiche mette sempre molta ironia; e mi piace anche per tutta la storia dell'arte che mette nelle sue opere.
E infatti pomposo, carico, ironico e pieno di storia dell'arte è The Tower/Lucca Hibris. E c'è proprio Peter Greenaway a presentarlo, anche la seconda serata di programmazione. E' lui che ci racconta - brevemente, perché noi pubblico la storia di Lucca la conosciamo - che secondo la mitologia - perché l'uomo dice Greenaway è più interessato alla mitologia che alla storia - a Lucca c'erano più di 100 torri, perché c'era poco spazio per costruire e allora si poteva andare solo in altezza, e ogni signore, ovviamente, faceva a chi ce l'aveva più alta. Sono 14 storie, di 14 torri, in 35 minuti - che verranno proiettate sicuramente due volte, magari anche tre se c'è ancora pubblico, dice Peter Greenaway. Sono storie di passione, lussuria, morte, potere, e spero che nessuno si offenda, dice Peter Greenaway.
Allora c'è il nano che si lascia congelare dal freddo in attesa della sua previsione astronomica; il signore che si vergogna di essersi innamorato di un soldato, di infimo rango e per di più pisano; un altro che dall'alto della sua torre può osservare la sua amante mentre fa il bagno; la dama che si fa murare nella torre perché innamorata del fratello; quello che aveva costruito la cucina a piano terra e la sala da pranzo all'ultimo piano e dovette abituarsi a mangiare la pasta fredda...
E poi c'è Lucca tutta intorno, che sarà quel che sarà, ma che è proprio bella, curata, e senza macchine.
Qui alcune foto dell'evento.
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19.7.13
Introducing: Yuko Shimizu
La serie di cui questa illustrazione di Yuko Shimizu fa parte si chiama Into the water (it's summer) e la potete trovare qui. Il suo sito invece è qui.
A me piace molto, lei.
Mi piace molto come mescola la classica illustrazione giapponese, c'è anche l'onda di Hokusai, con quella più occidentale, diciamo americana, da copertina del New Yorker, o calendario di Internazionale.
22.3.13
14.3.13
A Torino c'era il sole
Giornata primaverile a Torino domenica scorsa. Mi sembra logico, c'era il mercato mensile al Balon, più grosso di quello settimanale sempre al Balon che cade di sabato e che c'è solo la mattina. Un mercato che in una sua parte è soprattutto arabo: lo si capisce oltre che dal sole dalla percentuale di presenza maschile rispetto a quella femminile.
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14.1.13
Roma. Il rullino che non c'era/3
Il cambio della guardia.
Così mi hanno detto gli altri curiosi appollaiati alla finestra del bar delle Scuderie del Quirinale dove c'era la mostra su Vermeer.
E io che pensavo stesse arrivando qualcuno di famoso.
Ho una fissa per le foto dall'alto.
Così mi hanno detto gli altri curiosi appollaiati alla finestra del bar delle Scuderie del Quirinale dove c'era la mostra su Vermeer.
E io che pensavo stesse arrivando qualcuno di famoso.
Ho una fissa per le foto dall'alto.
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3.2.12
Gli inglesi son dei romanticoni
(quindi in una piccola percentuale anch'io)
Si comincia con lui, William Blake (1757-1827), il romanticone per eccellenza, e il mio libro dice così: "l'artista visionario e alieno dai compromessi, nacque a Londra e nella sua città visse sempre miseramente, poco apprezzato come poeta, guardato con sufficienza come incisore perché considerato irrimediabilmente squilibrato."
I suoi dipinti e le sue acquaforti non mi piacciono molto, quindi anche per collegarmi al post precedente preferisco ricordarlo con una sua poesia, l'unica che conosco e che parla di vendetta.
A POISON TREE
I was angry with my friend:
I told my wrath, my wrath did end.
I was angry with my foe:
I told it not, my wrath did grow.
And I watered it in fears,
Night and morning with my tears;
And I sunnèd it with smiles,
And with soft deceitful wiles.
And it grew both day and night,
Till it bore an apple bright;
And my foe beheld it shine,
And he knew that it was mine,
And into my garden stole,
When the night had veiled the pole:
In the morning glad I see
My foe outstretched beneath the tree.
(Ero adirato col mio amico,/dissi la mia ira, la mia ira finì;/ero adirato col mio nemico,/non la dissi, la mia ira crebbe.
E l'ho bagnata di timori,/notte e giorno con le mie lacrime,/e le ho dato il sole di sorrisi/e dolci ingannevoli astuzie.
Ed è cresciuta sia di giorno che di notte,/finchè ha partorito una mela splendente;/ed il mio nemico la vide risplendere,/e seppe che era mia.
E penetrò nel mio giardino/quando la notte aveva velato il cielo;/e alla mattina lieto vidi/il mio nemico steso morto sotto l'albero.)
Poi, se ti chiami William probabilmente sei un romantico.
William Turner (anche se è il suo terzo nome e prima c'è James Mallord).
JMW Turner ci sta perfettamente in questi giorni di freddo polare e nevicate perché la natura nelle sue manifestazioni più drammatiche e violente è tra i soggetti preferiti del pittore inglese. I suoi dipinti del mare in burrasca mi sono sempre piaciuti .
Altro soggetto su cui Turner si fissò furono le nuvole, pare abbia fatto innumerevoli schizzi delle nuvole.
Mentre nelle sue "ultime composizioni le forme e gli spazi si dissolvono sempre più e sono difficilmente percepibili e i colori accentuano il loro significato emotivo". Per l'uso dei colori Turner si rifa al libro di Goethe Teoria dei colori, in cui si afferma che le tonalità calde (rosso, giallo e verde) sono positive in quanto suggeriscono calore e allegria.
Si comincia con lui, William Blake (1757-1827), il romanticone per eccellenza, e il mio libro dice così: "l'artista visionario e alieno dai compromessi, nacque a Londra e nella sua città visse sempre miseramente, poco apprezzato come poeta, guardato con sufficienza come incisore perché considerato irrimediabilmente squilibrato."
I suoi dipinti e le sue acquaforti non mi piacciono molto, quindi anche per collegarmi al post precedente preferisco ricordarlo con una sua poesia, l'unica che conosco e che parla di vendetta.
A POISON TREE
I was angry with my friend:
I told my wrath, my wrath did end.
I was angry with my foe:
I told it not, my wrath did grow.
And I watered it in fears,
Night and morning with my tears;
And I sunnèd it with smiles,
And with soft deceitful wiles.
And it grew both day and night,
Till it bore an apple bright;
And my foe beheld it shine,
And he knew that it was mine,
And into my garden stole,
When the night had veiled the pole:
In the morning glad I see
My foe outstretched beneath the tree.
(Ero adirato col mio amico,/dissi la mia ira, la mia ira finì;/ero adirato col mio nemico,/non la dissi, la mia ira crebbe.
E l'ho bagnata di timori,/notte e giorno con le mie lacrime,/e le ho dato il sole di sorrisi/e dolci ingannevoli astuzie.
Ed è cresciuta sia di giorno che di notte,/finchè ha partorito una mela splendente;/ed il mio nemico la vide risplendere,/e seppe che era mia.
E penetrò nel mio giardino/quando la notte aveva velato il cielo;/e alla mattina lieto vidi/il mio nemico steso morto sotto l'albero.)
Poi, se ti chiami William probabilmente sei un romantico.
William Turner (anche se è il suo terzo nome e prima c'è James Mallord).
JMW Turner ci sta perfettamente in questi giorni di freddo polare e nevicate perché la natura nelle sue manifestazioni più drammatiche e violente è tra i soggetti preferiti del pittore inglese. I suoi dipinti del mare in burrasca mi sono sempre piaciuti .
| The shipwreck (1805) |
| Fishing Boats with Hucksters Bargaining for Fish (1837/38) |
Altro soggetto su cui Turner si fissò furono le nuvole, pare abbia fatto innumerevoli schizzi delle nuvole.
| Heavy dark clouds (1822) |
Mentre nelle sue "ultime composizioni le forme e gli spazi si dissolvono sempre più e sono difficilmente percepibili e i colori accentuano il loro significato emotivo". Per l'uso dei colori Turner si rifa al libro di Goethe Teoria dei colori, in cui si afferma che le tonalità calde (rosso, giallo e verde) sono positive in quanto suggeriscono calore e allegria.
| Light and colour (Goethe's Theory): the morning after the deluge (1843) |
26.1.12
Francisco José de Goya y Lucientes
31.12.11
29.12.11
19.12.11
19.7.11
Arles, Les Rencontres - i luoghi
molte chiese alcune enormi gotiche scure altre più piccoline qualche museo vero e proprio qualche galleria vera e propria un cinema capannoni ferroviari più o meno dirocatti un convento palazzi antichi stanze androni scuole
17.7.11
Arles
Arles, poverina, durante la prima settimana di Les Rencontres, passa un po' in secondo piano.
La prima settimana è quella più intensa di avvenimenti, quella in cui ci sono i fotografi accanto alle loro foto per raccontartele, quella in cui ci sono i dibattiti e gli autografi sui libri, quella con i grossi portfolio da mostrare alle case editrici specializzate, quella piena di pass di giornalisti, quella in cui ci sono più visitatori; poi, come mi hanno detto gli habitué del festival, la situazione si calma, c'è meno gente.
Insomma, nonostante i soli tre giorni e i paraocchi sulla fotografia, Arles ti arriva e ti chiede di tornare con più calma.
Arles la giri a piedi o in bicicletta. Ha un colosseo bianco bianco che lo hanno appena restaurato; e un teatro romano, ma i francesi preferiscono chiamarlo teatro antico - qui è ancora aperta la ferita provocata dalle battaglie tra Asterix e Obelix e i romani.
Arles è tutta stradine e piazzette e piazze più grandi piena di tavolini. Stracolma. Di bar e ristoranti.
Arles è sul Rodano, che se prendi una barca arrivi subito in Camargue.
Ad Arles, con sei ore di macchina se non trovi traffico ci sei.
Io ci tornerei.
Ad Arles vendono il mio portapranzo.
14.4.11
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