Da un articolo su Doppiozero di Marco Belpolito L'anguilla e l'antropocene a proposito di un libro di Patrick Svensson, Nel segno dell'anguilla che mi incuriosisce parecchio.
Io viaggio non per andare da qualche parte, ma per andare. Viaggio per viaggiare. La gran cosa è muoversi, sentire più acutamente il prurito della nostra vita, scendere da questo letto di piume della civiltà e sentirsi sotto i piedi il granito del globo appuntito di selci taglienti. (Robert Louis Stevenson)
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4.10.19
Nel segno dell'anguilla
"Gli esseri più longevi finora trovati provengono dal mare. Svensson cita
la vongola oceanica Ming pescata nel 2006 lungo le coste islandesi: 507
anni. Gli scienziati hanno stimato che fosse nata intorno al 1499, poco
dopo la scoperta dell’America e mentre regnava in Cina la dinastia
Ming. Tuttavia analizzandola gli scienziati l’hanno uccisa
accidentalmente. Quanto sarebbe vissuta ancora? E quale è la coscienza
di una vongola? Nel Mar della Cina, poi, ci sono “spugne di vetro” che
possono raggiungere gli 11.000 anni di vita."
Da un articolo su Doppiozero di Marco Belpolito L'anguilla e l'antropocene a proposito di un libro di Patrick Svensson, Nel segno dell'anguilla che mi incuriosisce parecchio.
Da un articolo su Doppiozero di Marco Belpolito L'anguilla e l'antropocene a proposito di un libro di Patrick Svensson, Nel segno dell'anguilla che mi incuriosisce parecchio.
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15.3.19
2018 libri
L'ultimo anno che scrissi su A/R prima della pausa e poi dell'inaspettata ripresa usai il blog solo a fini pratici. Mi incuriosiva vedere quanti libri leggevo in un anno e ogni volta che terminavo un libro lo scrivevo qui. Nel 2017 ne lessi 18. Leggo sempre ma non sono una grandissima lettrice, mi distraggo anche con serie TV, film e lavori a maglia che però ormai riesco a fare mentre guardo le serie TV e i film.
Sempre con l'idea di tenere traccia dei libri che leggo, nel 2018 insieme a IR e AS e prendendo spunto dall'Italian book challenge - il campionato dei lettori indipendenti italiani, stilai una lista di 50 categorie (per il book challenge ufficiale le categorie sono 100 e per vincere le devi completare tutte, o almeno così mi ricordo). Sapevo che per me 50 (anzi 51: categoria a tua scelta) era impossibile ma IR e AS sono delle divoratrici di libri.
Non sono certa che l'Italian book challenge esista ancora. Coinvolgeva anche alcune librerie che aderivano: il libro che avresti letto infatti lo acquistavi lì e ti veniva messo un timbro accanto a ciascuna categoria completata.
Nel 2018 sono stata parecchio scarsa: 12 libri tra cui un audiolibro. Eccoli, con relativa categoria:
Un libro scritto da una donna
Arundhati Roy, Il ministero della suprema felicità
Titolo molto attraente ma lo trovai noioso e troppo addentro alle questioni indiane per poterlo apprezzare senza conoscere abbastanza quella storia e cultura. Proprio per questo ci misi tantissimo a finirlo essendo inoltre un libro di 486 pagine.
Un libro ambientato sul mare
Thomas Rydahl, The hermit
Fa parte dei libri ambientati nei posti dove vado in vacanza o scritti da autori del posto. L'autore è danese, The hermit è ambientato a Fuerteventura. È un thriller, protagonista un balordo tassista danese ubriacone che indaga sulla morte di un bambino trovato in una macchina sulla spiaggia di El Cotillo. Lungo anche questo, 470 pagine, ma lo lessi velocemente anche perché a Fuerteventura mi ammalai e stetti 3 giorni in casa.
Un libro che parli d'arte
Kate Braverman, The incantation of Frida K
Molto bello. Anche impegnativo. È come se l'autrice avesse messo in parole i quadri di Frida Khalo.
Un libro esotico
Fanny Buitrago, La signora del miele
Romanzino colombiano un po' fantastico un po' erotico niente di che.
Un libro che mi hanno regalato
Goliarda Speranza, L'arte della gioia
Una scoperta. Mi ha totalmente coinvolta. Anche questo di molte pagine ma credo di averle volate. È la storia di Modesta che da povera orfana grazie alla sua intelligenza e spregiudicatezza diventa una nobildonna nella Sicilia del 900. Femminista. Straordinario.
Un libro con un nome proprio nel titolo
Bjorn Larsson. La vera storia del pirata Long John Silver
Lui è uno scrittore svedese e anche velista e scrive praticamente solo di mare. Questo è uno dei suoi libri più famosi. Parla di pirati naturalmente. Diciamo che se ti piace L'isola del tesoro ti piace anche questo.
Un libro ambientato nella tua regione
Marco Vichi, Il Commissario Bordelli
È il primo della serie con protagonista il commissario. La serie è ambientata a Firenze negli anni 60. Avevo già letto Morte a Firenze sempre con il Commissario Bordelli e mi aveva colpito molto la descrizione dell'alluvione di Firenze.
Un libro con in copertina una fotografia in bianco e nero
La ragazza con la Leika, Helena Janeczek
Non mi è piaciuto per niente, e ha vinto anche un premio importante. Vorrebbe raccontare la storia di Gerda Taro, fotografa, compagna di Robert Capa, uccisa nella guerra civile spagnola. È anche per colpa di questo libro quindi se nel 2018 ho letto poco.
Un libro da cui hanno tratto un film
Incontri con uomini straordinari, Georges Ivanovič Gurdjieff
Fantastico. Stava lì sul mio scaffale da un sacco di tempo a incutermi soggezione e non trovavo il coraggio per leggerlo. Me lo sono portato in spiaggia in Corsica ed è stato un compagnio meraviglioso.
Un libro con meno di 150 pagine
Particelle, Sandra Lischi
Sono piccoli racconti, particelle, di piccoli e grandi avvenimenti nella vita di Sandra intramezzati con piccole storie del Coro dell'Università di Pisa di cui Sandra fa parte. Piacevolissimo, anche perché conoscendola alcune storie le sapevo già ed è bello riviverle dal suo punto di vista e col suo modo di raccontarle. Il fratello di Sandra, il noto Michele Lischi, ha scritto invece Caccole.
Un audiolibro
Primo Levi, Il sistema periodico
Ascoltato dal podcast di Altavoce di Radiotre e letto da Elio Capitani che è il lettore più bravo del mondo. Primo Levi è stato un grande scrittore. Punto. Qui prendendo spunto dagli elementi del sistema periodico racconta pezzi della sua vita. Chissà se avrei apprezzato di più la chimica a scuola se ci avessero fatto leggere questo libro o se avrei odiato questo libro dato che odiavo la chimica.
Categoria a piacere
Winfried Sebald, Austerlitz
Romanzo. Va a capo solo una volta in tutto il libro. Per ricordarmi dove ero arrivata con la lettura decidevo ogni sera di smettere di leggerlo al primo punto che incontravo nella pagina. Verso la fine ci sono sette pagine senza un punto. È un libro che va letto quando hai tanto tempo per leggere ma è un libro da leggere. Coraggiosamente l'ho già regalato 2 volte come coraggiosamente l'hanno regalato a me.
Quest'anno i libri letti me li sto segnando sull'agenda e direi che sono partita bene, sia qualitativamente che quantitativamente.
27.11.17
American Gods
18.
di Neil Gaiman
È inutile parlare, raccontarvi, di American Gods. American Gods ho l'hai letto o non l'hai letto e quando l'hai letto fai parte di quel gruppo di persone che l'hanno letto, e che si riconoscono, e che quando si incontrano, anche se il libro l'hanno letto dieci anni prima, snocciolano i nomi assurdi dei personaggi un po' come si fa per i mobili dell'Ikea, e si confidano le proprie teorie su chi è chi. Ebbene, io ora faccio parte di quel gruppo lì.
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25.9.17
Tu, mio
17.
di Erri De Luca
Era da tantissimo che voleve leggere un libro di Erri De Luca poi una mattina di fretta trovo nella strada parallela alla mia sulla soglia di un palazzo una decina di libri con scritto 'prendeteci, siamo gratis'. Di libri di Erri de Luca ce ne erano più d'uno, non ricordo con quale ragionamento ho scelto Tu, mio.
Tu, mio racconta l'estate a Ischia di un ragazzino adolescente, sui 16 anni, e il rapporto che si crea tra lui e una ragazza più grande amica del cugino. Se a prima vista può sembrare solo un'infatuazione per la bella ragazza più grande andando avanti si scopre tra i due un rapporto più complesso e profondo. Fa da sfondo a questa storia l'estate a Capri, i racconti del dopoguerra, la pesca, il mare, la libertà delle vacanze.
Il romazo è breve, poco più di cento pagine, si legge veloce anche se la bella prosa di Erri De Luca costringe ogni tanto a rallentare. Dopo tanto attendere, Erri De Luca sì mi è piaciuto.
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21.9.17
Ieri
16. Agota Kristof
Ho avuto l'impressione dei averlo già letto.
Agota Kristof è quella di La trilogia di K, libro che è nella mia lista di libri da leggere insieme per esempio a Moby Dick (c'era anche American Gods, ma quello lo sto leggendo adesso).
Libro molto triste ma anche molto poetico come spesso può essere solo la tristezza. Racconta la storia di un uomo molto triste e deprimente che aspetta l'amore della sua vita, una sua compagnia di classe delle elementari quando viveva in un paese da cui è scappato ancora bambino. Che probabilità avrà di rincontrarla? Leggetelo e scopritelo, sono poche pagine.
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19.9.17
Il biciclettaio
15. di Corrado Rainaldi
Romanzino pisano che si legge molto piacevolmente perché ci si ritrova un po' di storia e di personaggi di Pisa e per me perché si parla di biciclette. È la storia soprattutto di un ragazzino che finalmente grazie a un biciclettaio generoso riesce ad avere una degna bicicletta da corsa e il suo tentativo di giostrarsi da giri in bici, studio e amori. Si legge in un paio di giorni.
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13.9.17
Tina
14. di Pino Cacucci
Di Tina Modotti conoscevo solo alcune notizie qua e là. Sapevo che era vissuta in Messico, che frequentava Frida Khalo e Diego Rivera, che aveva posato per Edward Weston e che lei stessa era diventata fotografa. Mi mancava però tutta la sua vita politica che purtroppo, mi viene da dire, fu assai più intensa e superò praticamente cancellandola la sua vita artistica. Accidenti che vita!
E nonostante per gusti personali sia stata più interessata alla vita artistica di Tina Modotti, la sua partecipazione ai movimenti comunisti di inzio novecento mi hanno fatto conoscere molte vicende storiche che non conoscevo o conoscevo poco, dalle rivoluzioni in Messico e America Latina, alla Russia di Stalin e al suo coinvolgimento nella guerra civile spagnola, agli italiani che si trasferirono in Russia attirati dalle speranza di una vita più giusta.
Bello.
Di Tina Modotti conoscevo solo alcune notizie qua e là. Sapevo che era vissuta in Messico, che frequentava Frida Khalo e Diego Rivera, che aveva posato per Edward Weston e che lei stessa era diventata fotografa. Mi mancava però tutta la sua vita politica che purtroppo, mi viene da dire, fu assai più intensa e superò praticamente cancellandola la sua vita artistica. Accidenti che vita!
E nonostante per gusti personali sia stata più interessata alla vita artistica di Tina Modotti, la sua partecipazione ai movimenti comunisti di inzio novecento mi hanno fatto conoscere molte vicende storiche che non conoscevo o conoscevo poco, dalle rivoluzioni in Messico e America Latina, alla Russia di Stalin e al suo coinvolgimento nella guerra civile spagnola, agli italiani che si trasferirono in Russia attirati dalle speranza di una vita più giusta.
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11.9.17
La ferocia
13.
di Nicola Lagioia
Libro che volevo leggere da tempo perché mi piace Nicola Lagioia per gli articoli che scrive e la sua conduzione su Radiotre. Però come non sono riuscita ad apprezzare uno dei suoi libri preferiti, Gilead di Marylinne Robinson, non sono riuscita ad apprezzare neanche il suo romanzo. D'impatto mi ha dato subito fastidio questo modo di cominciare i paragrafi parlando di qualcuno o qualcosa senza specificare chi o cosa e lo capisci solo alla fine della pagina, che va bene, è intrigante, crea l'attesa, fa mistero se lo fai una volta ogni tanto, ma lui lo fa un po' troppo spesso (per i miei gusti ovviamente, perché La ferocia è romanzo molto amato). E questa tecnica di scrittura è applicata anche al racconto tutto che inizia con una morte violenta, anzi feroce, e quindi vai avanti per capire, leggi pagina dopo pagina, si sommano personaggi su personaggi, vicende familiari e vicende pubbliche, ma alla fine veramente non lo capisci come si è arrivati davvero a quella morte violenta. O almeno io non l'ho capito. Come non ho capito certe dinamiche familiari che pare portino a quella morte violenta.
Insomma, ho trovato la scrittura troppo elaborata, troppo pensata, spesso pomposa e il racconto alla fine non chiaro. Mi dispiace dirlo, ma La ferocia proprio non m'è piaciuto.
Comunque a Nicola Lagioia io gli voglio bene lo stesso.
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18.7.17
Passavamo sulla terra leggeri
10.
di Sergio Atzeni
Altro scrittore sardo, che sono tanti e bravi almeno tra quelli che ho letto, che oltre Michela Murgia include Milena Agus. Sì, all'appello me ne mancano molti e grandi!
Atzeni lo scoprii col racconto Bellas marisposas, che mi viene da dire è una delle cose più belle che abbia mai letto. L'ultima volta che andai in Sardegna lessi Il figlio di Bakunin, bello pure quello. Passavamo sulla terra leggeri è un romanzo un po' particolare che non si apprezza immediatamente. Mentre lo leggevo mi ha fatto venire in mente Cent'anni di solitudine, forse per la magia e le storie straordinarie che racconta di donne e uomini straordinari. Atzeni, nel suo romanzo pubblicato postumo, costruisce una specie di storia della Sardegna dai tempi preistorici fino alla fine del giudicato di Arborea nel 1400, racconta delle prime popolazioni e di come si sono organizzate, degli dei a cui credevano e di come contavano le stelle, racconta dei mille invasori e di come i popoli ci hanno convissuto, racconta di donne e uomini saggi, di montagne dove nascondersi, dei nuraghe, di mura, di falchi, di cavalieri e cavallerizze, racconta davvero un sacco di cose e di come tutte queste cose qualcuno deve continuare a raccontarle.
Dal 19 luglio al 2 agosto in Sardegna c'è un festival della letteratura che si chiama Sulla terra leggeri.
"Passavamo sulla terra leggeri come acqua, disse Antonio Setzu, come acqua che scorre, salta, giù dalla conca piena della fonte, scivola e serpeggia fra muschi e felci, fino alle radici delle sughere e dei mandorli o scende scivolando sulle pietre, per i monti e i colli fino al piano, dai torrenti al fiume, a farsi lenta verso le paludi e il mare, chiamata in vapore dal sole a diventare nube dominata dai venti e pioggia benedetta. A parte la follia di ucciderci l'un l'altro per motivi irrilevanti, eravamo felici. Le piante e le paludi erano fertili, i monti ricchi di pascolo e fonti. Il cibo non mancava neppure negli anni di carestia. Facevamo un vino colore del sangue, dolce al palato e portatore di sogni allegri. Nel settimo giorno del mese del vento che piega le querce incontravamo tutte le genti attorno alla fonte sacra e per sette giorni e sette notti mangiavamo, bevevamo, cantavamo e danzavamo in onore di Is. Cantare, suonare, danzare, coltivare, raccogliere, mungere, intagliare, fondere, uccidere, morire, cantare, suonare, danzare era la nostra vita. Eravamo felici, a parte la follia di ucciderci l'un l'altro per motivi irrilevanti."
17.7.17
Viaggio in Sardegna
9.
Undici percorsi nell'isola che non si vede
di Michela Murgia
Sarebbe bello ci fosse un libro così per ogni posto che si visita.
Viaggio in Sardegna si legge quasi come un romanzo e Michela Murgia è una grande narratrice; ma come si viene a sapere leggendo il libro la narrazione è una delle tante tradizioni dell'isola, e di scrittori la Sardegna ne ha sfornati molti e bravi.
Il libro è diviso in 11 capitoli che prendono spunto da una parola - Alterità, Pietra, Confine, Indipendenza, Acqua, Cibo, Arte, Fede, Suoni, Narrazioni, Femminilità - e che permettono al lettore di viaggiare attraverso tutta l'isola dal mare alla montagna alla Barbagia. Alla Barbagia in particolare si ritorna continuamente, dando l'impressione che sia la regione più sarda di tutta la Sardegna in contrapposizione a quella Costa Smeralda costruita come un luna park dove d'inverno ci sono solo i fantasmi. Si viene a sapere molto di quest'isola e viene voglia di passarci almeno un mesetto per andarle a scoprire tutte le cose che Murgia ci racconta: a me sono rimasti impressi i murales di Orgosolo, la piramide di Monte d'Accodì, le spiagge sotto Bosa e naturalmente la Barbagia. In poche pagine e in modo piacevole impariamo un po' di storia, un po' di attualità, dei rapimenti, dei sardi famosi nel mondo che rimangono in Sardegna per portare il resto del mondo in Sardegna e anche se il libro intende andare oltre le immagini da cartolina, Michela Murgia ci indica anche qualche spiaggia.
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Viaggio in Sardegna
27.6.17
Sangue nella steppa
8.
di Ian Manook
Se sei fortunata almeno una volta all'anno di capita un libro inaspettato e pensi wow e le 500 pagine le leggi in 5 giorni anche perché sei bloccata a casa infortunata (quest'ultima non è una fortuna in cui sperare). Curiosa la parola 'infortunato'.
È un giallo, un poliziesco, e Yeruldelgger è il nome del commissario. Questo è il primo della serie e ce ne sono in tutto 3 per ora ma l'ultimo in Italia non è ancora uscito. Ian Manook è lo pseudonimo di Patrick Manoukian, francese di origine armena che ha scritto questi libri già sessantenne anche se ha sempre lavorato nel mondo dell'editoria. La particolarità di questi polizieschi è che si svolgono in Mongolia attingendo tantissimo dalle tradizioni sciamaniche di questa terra, molto affascinanti sia le tradizioni che la terra. È anche molto violento, anche troppo per i miei gusti, ma la scrittura, i personaggi, la storia, i colpi di scena, l'ambientazione compensa.
Bella anche la copertina.
29.3.17
Parched Earth
5.
Io penso che una copertina di libro più brutta non esista.
Il titolo tradotto sarebbe "terra riarsa". La scrittrice tanzanica e il romanzo sembrerebbe una autobiografia per come è scritto, ma non lo è. È la storia di Doreen cresciuta da una madre sola insieme ai tre fratelli, della sua vita da maestra e del suo matrimonio con l'uomo di cui si innamora. Probabilmente proprio per essere cresciuta in una famiglia già al di fuori delle rigide convenzioni sociali, Doreen riflette molto sul suo essere donna e sulle regole sociali alle quali è difficile disobbidire.
È il primo romanzo che la scrittrice, Elieshi Lemi, scrive in inglese e si sente che l'inglese non è la sua prima lingua (ci sono parole inconsuete, un vocabolario forse non troppo ampio). Infatti il questo inglese un po' naive stessa diventa quasi un personaggio del romanzo e da traduttrice mi immagino la difficoltà nel rendere questo linguaggio in un'altra lingua.
Parched Earth è un libro molto introspettivo, troppo forse: pagine di riflessioni da parte della protagonista sul suo ruolo di donna e soprattutto sul suo ruolo di donna rispetto all'uomo che ama; in una società credo molto più maschilista di quella italiana e molto più legata alle convenzioni sociali. Ma le varie vicende e riflessioni di Doreen fanno riflettere anche sul ruolo della donna in Italia.
In realtà la copertina dice che si tratta di una Love Story.
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30.1.17
A occhi aperti
3.
A occhi aperti di Mario Calabresi
Edizioni Contrasto, che sono sempre belle.
Steve McCurry
Josef Koudelka
Don McCullin
Elliott Erwitt
Paul Fusco
Alex Webb
Gabriele Basilico
Abbas
Paolo Pellegrin
Sebastiao Salgado
Tra i più famosi fotografi contemporanei, tutti intervistati da Mario Calabresi su alcune delle loro fotografie più famose.
A occhi aperti di Mario Calabresi
Edizioni Contrasto, che sono sempre belle.
Steve McCurry
Josef Koudelka
Don McCullin
Elliott Erwitt
Paul Fusco
Alex Webb
Gabriele Basilico
Abbas
Paolo Pellegrin
Sebastiao Salgado
Tra i più famosi fotografi contemporanei, tutti intervistati da Mario Calabresi su alcune delle loro fotografie più famose.
19.1.17
Prima Bolaño poi Gipi
1.
Roberto Bolaño - Notturno cileno
Centoventi pagine senza andare a capo mai. MAI! Il che rende difficile anche capire dove sie era arrivati la volta prima. Troppo faticoso, troppo cervellotico. È il racconto di un prete che sul punto di morte ripensa a tutta la sua vita. Una specie di flusso di coscienza. C'è molta letteratura soprattutto cilena, perché oltre a essere prete è anche critico letterario e poeta; c'è molta storia del Cile incluso il colpo di stato e la dittatura. Ma io non sono mai riuscita a entrarci dentro.
2.
Gipi - La terra dei figli
I libri di Gipi mi piacciono sempre. Se in Notturno cileno non sono mai riuscita a entrare, nei libri di Gipi ci entro sempre. Però non è diventato uno dei miei preferiti. Mi sono mancate le tavole a colori, a acquarello. Mi sono mancati i racconti semplici di personaggi di provincia.
2.11.16
How to be both, Ali Smith
![]() |
| Francesco del Cossa, Salone dei mesi, Palazzo Schifanoia, Ferrara (1468 circa) |
Ci sono dei romanzi che mentre li leggi soprattutto all'inizio non capisci bene di cosa stiano parlando ma sono scritti così bene che vai avanti per il gusto del suono di una parola dietro l'altra. Nel caso di How to be both (tradotto in italiano con L'una e l'altra) il godimento per la scrittura di Ali Smith deriva anche da certi piccoli dettagli grafici, come per esempio i due punti usati per separare certe frasi, un po' come si usa la barra quando si scrivono di seguito i versi di una poesia.
Allo stesso tempo è anche una lettura impegnativa perché le 350 circa pagine sono divise in solo due capitoli e entrambe i capitoli hanno uno stile nel racconto che assomiglia molto a flusso di coscienza. Quindi quando dopo 24 ore riprendi in mano il libro di solito ti tocca andare indietro almeno una pagina per ricordarti cosa stesse raccontando perché in quei due capitoli non ci sono pause.
Anche se non sai di cosa si stia parlando esattamente vai avanti perché ogni tanto ti arrivano dei dettagli e te fai ohhh, e ti tocca anche tornare indietro perché certe cose che hai letto a seguito della tua incredibile scoperta prendono un nuovo significato.
Io tendo a correre troppo quando leggo, tendo a voler arrivare alla fine, e How to be both meriterebbe più lentezza, oppure meriterebbe di essere riletto. Cosa che credo rifarò perché sento di aver afferrato solo un decimo di tutto quello che questo libro voleva raccontare.
How to both racconta di due persone, una che vive nei giorni nostri in Inghilterra e l'altra che ha vissuto in Italia nel Quattrocento e che a un certo punto si incontrano. Tra le varie cose che le accomuna, alcune delle quali non voglio svelare e altre che sicuramente non ho notato, c'è la perdita della madre, figure particolarmente importanti nella vita dell'una e dell'altra. Notare come il titolo in italiano è sì azzeccato ma perde quel 'come essere entrambe' che per il romanzo è importante.
Ali Smith è secondo me una delle migliori scrittrici contemporanee soprattutto per la particolarità della sua scrittura. Tradurla bene non deve essere per niente semplice e sono curiosa di vedere come è stato fatto.
Qui un'intervista sull'Indice dei libri che svela molto di più di quanto ho svelato io. Ne riporto un piccolo stralcio per invogliarvi a fare click:
Non siamo mai da soli. E siamo sempre in compagnia – una compagnia invisibile – delle persone che se ne sono andate prima di noi e delle persone che verranno dopo di noi. La nostra esistenza è stata resa possibile da chi è esistito prima di noi, e noi rendiamo possibile quella di chi esisterà dopo di noi, e viceversa, e nonostante possa sembrare che cinquecento anni e un paese diverso e una storia diversa siano enormi barriere e confini insuperabili per mettere in connessione persone diverse, in realtà noi abbiamo tutto in comune se solo guardiamo o ascoltiamo oltre noi stessi. Questo è ciò che l’arte è, e ciò che l’arte fa. Apre i sensi, spalanca una porta oltre, e in modo paradossale contemporaneamente dentro, il concetto del sé.
27.1.16
Letture femminili
Verso la fine dell'anno c'è stata una polemica su una lista di migliori libri del 2015 pubblicata non ricordo dove nella quale non era presente neanche una scrittrice.
Be', a me quest'anno per Natale hanno regalato solo libri scritti da donne, due dei quali pubblicati nel 2015, di cui uno considerato a livello internazionale uno dei migliori libri del 2015 (in realtà vedo che è stato pubblicato nel 2014).
Una bella discriminazione insomma!
Ecco la mia lista:
Chirù di Michela Murgia
Quest'estate in Sardegna avevo letto L'accabbadora che mi era piaciuto tantissimo, questo un po' meno.
How to be both di Ali Smith
In italiano non ancora tradotto. Ali Smith è considerata una delle più geniali scrittrici contemporanee. Questo romanzo si svolge in parte anche Italia
Viaggio in Uruwera di Katherine Mansfield
Scrittrice neozelandese dei primi anni del '900 che visse soprattutto in Inghilterra. Il libro è un resoconto di un viaggio in Nuova Zelanda.
Ragazzi di zinco di Svatlana Aleksievic
È la vincitrice del premio Nobel per la letteratura del 2015. Mi dicono che è la versione al femminile di Ryszard Kapuscinski
22.1.16
Buoni propositi
Solo qualche giorno fa pensavo seriamente di chiuderlo questo blog visto che non ci scrivo praticamente più ormai da tempo. Stamani ho cambiato idea. Sono a casa non proprio malata ma a casa. Ho finito il Master in traduzione che mi portava via un sacco di tempo materiale e mentale e questi due giorni di riposo forzato da tutto, non solo dal lavoro ma anche dalle cose che mi piace fare, mi ha fatto ripensare alle altre cose che vorrei fare. Diciamo che i buoni propositi dell'anno nuovo li ho fatti con 22 giorni di ritardo.
E tra i buoni propositi c'è quello di tornare a curare questo blog. A scriverci.
Attenzione perché riparto con una roba lunga, non mia ma di Kapuscinski: le ultime pagine del suo libro Ebano. In questo periodo di caos e di odio vario ho pensato che leggerlo poteva riappacificarmi col mondo. Non è forse il mio libro preferito del grande reporter polacco. Forse perché in questi brevi capitoli dedicati a diverse parti dell'Africa c'è meno l'incontro con le persone comuni del luogo, caratteristica che apprezzo particolarmente di Kapuscinski, cioè il suo raccontare i grandi eventi parlandoti delle piccole cose e della persone comuni.
"L'europeo di passaggio in Africa di solito ne vede solo una piccola parte, ossia l'involucro esterno, spesso il meno interessante e forse anche il meno importante. Il suo sguardo scivola sulla superficie senza penetrare oltre, quasi incredulo che dietro a ogni cosa possa nascondersi un segreto e che questo segreto pervada le cose stesse. Ma la cultura europea non ci ha preparato a queste discese nel profondo alle fonti di mondi e culture diversi dai nostri. Il dramma delle culture, infatti - compresa quella europea -, è consistito in passato nel fatto che i loro primi contatti reciproci sono stati sempre appannaggio di gente della peggior risma: predoni, soldataglie, avventurieri, criminali, mercanti di schiavi e via dicendo. Talvolta, ma di rado, capitava anche gente diversa, come missionari in gamba, viaggiatori e studiosi appassionati. Ma il tono, lo standard, il clima fu conferito e creato per secoli dall'internazionale marmaglia predatrice che non badava certo a conoscere altre culture, a cercare un linguaggio comune o a mostrare rispetto nei loro confronti. Nella maggior parte dei casi si trattava di mercenari rozzi e ottusi, privi di riguardi e di sensibilità, spesso analfabeti, il cui unico interesse consisteva nell'assaltare, razziare, uccidere. Per effetto di queste esperienze le culture, invece di conoscersi a vicenda, diventavano nemiche o, nei migliori dei casi, indifferenti. I loro rappresentanti, a parte i mascalzoni di cui sopra, si tenevano alla larga, si evitavano, si temevano. Questa monopolizzazione dei rapporti interculturali da parte di una classe rozza e ignorante ha determinato la pessima qualità dei rapporti reciproci. Le relazioni interpersonali cominciarono a venir classificate in base al criterio più primitivo: quello del colore della pelle. Il razzismo divenne un'ideologia per definire il posto della gente nell'ordinamento del mondo. Da una parte i Bianchi, dall'altra i Neri: una contrapposizione dove spesso entrambe si sentivano a disagio. Nel 1894 l'inglese Lugard, a capo di un piccolo reparto, si spinse all'interno dell'Africa occidentale per conquistare il regno dei borgu. Chiede di incontrarsi con il re. Ma gli viene mandato incontro un messaggero, il quale dichiara che il sovrano non può riceverlo. Parlando con Lugard il messaggero non fa che sputare in un recipiente di bambù appeso al collo: un modo di difendersi e purificarsi dagli effetti del contatto con l'uomo bianco.
In Africa il razzismo, l'odio verso gli altri, il disprezzo e il desiderio di sterminarli affondano le loro radici nei rapporti coloniali. Lì tutto è stato ideato e messo in pratica secoli prima che i sistemi totalitari contagiassero l'Europa del XX secolo con quella sinistra e vergognosa esperienza.
Un'altra conseguenza del fatto che i contatti con l'Africa siano stati monopolio esclusivo di una classe di gente rozza e ignorante è che nelle lingue europee non si è mai sviluppato un lessico capace di descrivere adeguatamente i mondi diversi dal loro. Vasti settori della vita dell'Africa rimangono tuttora inesplorati, addirittura intonsi a causa di questa peculiare povertà delle lingue europee. Come descrivere l'interno oscuro, verde e soffocante della giungla? Come si chiamano quelle centinaia di alberi e arbusti? Conosco la palma, il baobab, l'euforbia, tutte piante che nella giungla non crescono. E quei grandi alberi alti dieci piani a Ubangi e Ituri, che nome hanno? Come definire la miriade di insetti che qui incontri dappertutto e che ci attaccano e ci mordono dalla mattina alla sera? Qualche volte se ne può rintracciare il nome latino, ma che se ne fa un lettore medio del nome latino? Serve solo a costringerlo a ricerche di botanica e zoologia. E che dire del vasto dominio della psiche, delle credenze, della mentalità di questa gente? Le lingue europee sono ricche solo finché si tratta di descrivere la propria cultura: appena si addentrano nelle culture altrui e cercano di parlarne, rivelano subito la propria limitatezza, la mancanza di sviluppo, l'impotenza semantica.
L'Africa è un coacervo delle più svariate, più diverse e più contrastanti situazioni. Uno dice: "Là c'è la guerra", e ha ragione. Un altro dice: "Là c'è la pace", e ha ragione anche lui. Tutto dipende infatti dal dove e quando.
Nell'era precoloniale, quindi non tanto tenpo fa, in Africa esistevano più di diecimila staterelli, regni, gruppi etnici, federazioni. Nel suo libro The African Experience (New York 1991) lo storico dell'Università di Londra Roland Oliver mette in risalto un paradosso ormai generalizzato: si dice infatti comunemente che i colonialisti europei abbiamo compiuto una spartizione dell'Africa. "Spartizione?" dice Oliver stupito. "Ma se si è trattato di un'unificazione brutale, importa col ferro e col fuoco! Da diecimila che erano, si sono ridotti a cinquanta."
Ma di tutta questa varietà, di questo mosaico cangiante composto di sassi, ossa, conchiglie, ramoscelli e foglioline rima ancora molto. Più lo contempliamo e più ci accorgiamo di come sotto i nostri occhi le parti di questo puzzle cambiano posto, forma e tinta, finché non sorge uno spettacolo che ci abbaglia con la sua varietà, la sua ricchezza, il suo caleidoscopio di colori."
Cercando in rete una foto di Kapuscinski scopro che qualche hanno fa è uscito un film a metà tra l'animazione e il documentario basato sul suo libro Ancora un giorno.
ANOTHER DAY OF LIFE Trailer from Platige Image on Vimeo.
E tra i buoni propositi c'è quello di tornare a curare questo blog. A scriverci.
Attenzione perché riparto con una roba lunga, non mia ma di Kapuscinski: le ultime pagine del suo libro Ebano. In questo periodo di caos e di odio vario ho pensato che leggerlo poteva riappacificarmi col mondo. Non è forse il mio libro preferito del grande reporter polacco. Forse perché in questi brevi capitoli dedicati a diverse parti dell'Africa c'è meno l'incontro con le persone comuni del luogo, caratteristica che apprezzo particolarmente di Kapuscinski, cioè il suo raccontare i grandi eventi parlandoti delle piccole cose e della persone comuni.
"L'europeo di passaggio in Africa di solito ne vede solo una piccola parte, ossia l'involucro esterno, spesso il meno interessante e forse anche il meno importante. Il suo sguardo scivola sulla superficie senza penetrare oltre, quasi incredulo che dietro a ogni cosa possa nascondersi un segreto e che questo segreto pervada le cose stesse. Ma la cultura europea non ci ha preparato a queste discese nel profondo alle fonti di mondi e culture diversi dai nostri. Il dramma delle culture, infatti - compresa quella europea -, è consistito in passato nel fatto che i loro primi contatti reciproci sono stati sempre appannaggio di gente della peggior risma: predoni, soldataglie, avventurieri, criminali, mercanti di schiavi e via dicendo. Talvolta, ma di rado, capitava anche gente diversa, come missionari in gamba, viaggiatori e studiosi appassionati. Ma il tono, lo standard, il clima fu conferito e creato per secoli dall'internazionale marmaglia predatrice che non badava certo a conoscere altre culture, a cercare un linguaggio comune o a mostrare rispetto nei loro confronti. Nella maggior parte dei casi si trattava di mercenari rozzi e ottusi, privi di riguardi e di sensibilità, spesso analfabeti, il cui unico interesse consisteva nell'assaltare, razziare, uccidere. Per effetto di queste esperienze le culture, invece di conoscersi a vicenda, diventavano nemiche o, nei migliori dei casi, indifferenti. I loro rappresentanti, a parte i mascalzoni di cui sopra, si tenevano alla larga, si evitavano, si temevano. Questa monopolizzazione dei rapporti interculturali da parte di una classe rozza e ignorante ha determinato la pessima qualità dei rapporti reciproci. Le relazioni interpersonali cominciarono a venir classificate in base al criterio più primitivo: quello del colore della pelle. Il razzismo divenne un'ideologia per definire il posto della gente nell'ordinamento del mondo. Da una parte i Bianchi, dall'altra i Neri: una contrapposizione dove spesso entrambe si sentivano a disagio. Nel 1894 l'inglese Lugard, a capo di un piccolo reparto, si spinse all'interno dell'Africa occidentale per conquistare il regno dei borgu. Chiede di incontrarsi con il re. Ma gli viene mandato incontro un messaggero, il quale dichiara che il sovrano non può riceverlo. Parlando con Lugard il messaggero non fa che sputare in un recipiente di bambù appeso al collo: un modo di difendersi e purificarsi dagli effetti del contatto con l'uomo bianco.
In Africa il razzismo, l'odio verso gli altri, il disprezzo e il desiderio di sterminarli affondano le loro radici nei rapporti coloniali. Lì tutto è stato ideato e messo in pratica secoli prima che i sistemi totalitari contagiassero l'Europa del XX secolo con quella sinistra e vergognosa esperienza.
Un'altra conseguenza del fatto che i contatti con l'Africa siano stati monopolio esclusivo di una classe di gente rozza e ignorante è che nelle lingue europee non si è mai sviluppato un lessico capace di descrivere adeguatamente i mondi diversi dal loro. Vasti settori della vita dell'Africa rimangono tuttora inesplorati, addirittura intonsi a causa di questa peculiare povertà delle lingue europee. Come descrivere l'interno oscuro, verde e soffocante della giungla? Come si chiamano quelle centinaia di alberi e arbusti? Conosco la palma, il baobab, l'euforbia, tutte piante che nella giungla non crescono. E quei grandi alberi alti dieci piani a Ubangi e Ituri, che nome hanno? Come definire la miriade di insetti che qui incontri dappertutto e che ci attaccano e ci mordono dalla mattina alla sera? Qualche volte se ne può rintracciare il nome latino, ma che se ne fa un lettore medio del nome latino? Serve solo a costringerlo a ricerche di botanica e zoologia. E che dire del vasto dominio della psiche, delle credenze, della mentalità di questa gente? Le lingue europee sono ricche solo finché si tratta di descrivere la propria cultura: appena si addentrano nelle culture altrui e cercano di parlarne, rivelano subito la propria limitatezza, la mancanza di sviluppo, l'impotenza semantica.
L'Africa è un coacervo delle più svariate, più diverse e più contrastanti situazioni. Uno dice: "Là c'è la guerra", e ha ragione. Un altro dice: "Là c'è la pace", e ha ragione anche lui. Tutto dipende infatti dal dove e quando.
Nell'era precoloniale, quindi non tanto tenpo fa, in Africa esistevano più di diecimila staterelli, regni, gruppi etnici, federazioni. Nel suo libro The African Experience (New York 1991) lo storico dell'Università di Londra Roland Oliver mette in risalto un paradosso ormai generalizzato: si dice infatti comunemente che i colonialisti europei abbiamo compiuto una spartizione dell'Africa. "Spartizione?" dice Oliver stupito. "Ma se si è trattato di un'unificazione brutale, importa col ferro e col fuoco! Da diecimila che erano, si sono ridotti a cinquanta."
Ma di tutta questa varietà, di questo mosaico cangiante composto di sassi, ossa, conchiglie, ramoscelli e foglioline rima ancora molto. Più lo contempliamo e più ci accorgiamo di come sotto i nostri occhi le parti di questo puzzle cambiano posto, forma e tinta, finché non sorge uno spettacolo che ci abbaglia con la sua varietà, la sua ricchezza, il suo caleidoscopio di colori."
Cercando in rete una foto di Kapuscinski scopro che qualche hanno fa è uscito un film a metà tra l'animazione e il documentario basato sul suo libro Ancora un giorno.
ANOTHER DAY OF LIFE Trailer from Platige Image on Vimeo.
28.3.15
Come le anatre siberiane a febbraio
"Come sempre, alla vigilia di un grande viaggio che comporta distacchi dalle proprie certezze, mi prende un po' di paura. La sfida è tosta. Sarebbe infinitamente più semplice rifugiarsi nel Libro, costruire un viaggio a tavolino. Ma il grave è che non ho ancora decifrato cosa mi spinge ad andare. Forse non lo saprò mai, non mi basterà il periplo a capirlo. Ma nei viaggi è inutile chiedersi tanti perché: arriva la bella stagione, e dentro ti senti un'inquietudine che ti porta a mollare gli ormeggi, come le anatre siberiane a febbraio quando entrano in frenesia collettiva, si ripuliscono starnazzando le piume e ripartono per il Grande Nord. Forse Annibale è solo una scusa per ascoltare l'imperativo categorico scolpito nel nostro Dna di nomadi repressi. Viaggiare."
da Annibale. Un Viaggio di Paolo Rumiz, 2008
da Annibale. Un Viaggio di Paolo Rumiz, 2008
10.9.14
Letture corsare
Oh che bello quanto si legge in vacanza.
Ho finito La famiglia Carnovsky di IJ Singer, storia di 3 generazione di una famiglia ebrea originaria della Polonia, che poi si sposta a Berlino e che infine scappa a New York. Leggere il racconto soprattutto del periodo della nascita del nazismo mentre in Palestina succede quel che succede fa abbastanza impressione. Giudizio: insomma, si fa leggere ma non mi ha particolarmente appassionato.
Poi c'è stato un libro corso di uno scrittore corso ambientato in Corsica dal titolo notevole: Il sermone sulla caduta di Roma di Jerome Ferrari. Un romanzo per niente lungo ma parecchio corposo in cui si racconta delle vicissitudini intorno a un bar in un paesino della Corsica e di memoria, di morte, di famiglia, di cambiamenti, la vita che in realtà rimane sempre uguale, e Agostino vescovo di Ippona. Giudizio: mi è piaciuto molto, forse lo dovrei rileggere per apprezzare meglio tutta quella parte sulla memoria, la morte, la famiglia, i cambiamenti, la vita, Agostino.
Il successivo è un libro più lungo ma che ho letto molto velocemente anche perché essendo un giallo volevo sapere chi erano i colpevoli. Morte a Firenze. Un'indagine del commissario Bordelli, dello scrittore fiorentino Marco Vichi, che non conoscevo. Particolarmente interessanti i capitoli sull'alluvione di Firenze (i romanzi di Vichi col commissario Bordelli si svolgono negli anni 60). Giudizio: piacevole assai, voglio leggere ancora di Marco Vichi.
Grigio Modì di Daniele Cerrai racconta la famosa vicenda delle tre teste false di Modigliani ripescate nei fossi livornesi. E' scritto come un romanzo ma si rifa alla realtà dei fatti e quando non può lo dice. Se nel precedente avevo apprezzato la ricostruzione dell'alluvione di Firenze, in questo mi sono piaciuti i racconti della Seconda Guerra Mondiale a Livorno. Consigliato, visto l'imminente mostra su Modigliani a Palazzo Blu. Giudizio: scritto bene e in modo originale, niente niente male.
Ciò che conta è la bicicletta di Robert Penn racconta la costruzione della bicicletta perfetta pezzo per pezzo fatta dall'autore, un appasionato ciclista inglese che con le due ruote ha girato il mondo. I titoli dei capitoli sono i vari elementi della bicicletta (telaio, manubrio, sellino etc) e mentra Penn va di fabbrica in fabbrica e di artigiano in artigiano alla ricerca dei pezzi migliori fa anche la storia della bicicletta, un po' di teoria meccanica e racconti dei suoi incredibili viaggi. Un must per gli amanti. Giudizio: nonostante sia un saggio e nonostante sia molto tecnico l'ho divorato come un giallo di Marco Vichi.
Poi con una introduzione del genere:
Se vi è capitato di sperimentare un momento di estasi o di libertà su una bicicletta; se vi è capitato di fuggire dalla tristezza al ritmo di due ruote mulinanti, o di sentire la speranza rinascere pedalando sulla cima di un’altura con la fronte imperlata dalla rugiada della fatica; se vi è capitato di chiedervi, gettandovi in picchiata come uccelli giù per una lunga discesa in bicicletta, se il mondo si fosse fermato; se vi è capitato, anche una sola volta, di stare seduti su una bicicletta con il cuore che cantava e la sensazione di essere un comune mortale in contatto con gli dèi, allora voi e io condividiamo qualcosa di fondamentale. Sappiamo che ciò che conta è la bicicletta.
22.4.14
Primo amore
La letteratura è nata quel giorno che Giona è tornato a casa è ha raccontato alla moglie che aveva fatto tardi perché era stato inghiottito da una balena.(Gabriel Garcia Marquez)
Lo dico. Il mio amore per la lettura, ed i romanzi in particolare, è cominciata con Cento anni di solitudine (uno dei pochi libri che ho letto più volte) e per molto tempo riuscivo a leggere solo Gabriel Garcia Marquez o al limite altri scrittori sudamericani. In quel periodo ci provavo ogni tanto a leggere altro, ma non funzionava, la storia non mi appassionava, e inevitabilmente tornavo in Sud America.
Poi non ricordo come ho ripreso a considerare anche il resto del mondo.
Rileggendo adesso alcuni incipit dei suoi romanzi, penso che non ci sia alcuno scrittore che mi abbia così tanto coinvolto nelle storie che raccontava e nelle parole con cui le raccontava. Mi ricordo che quando cominciavo un suo nuovo romanzo, pensavo ahh perfetto. Ma magari era anche perché avevo vent'anni.
Però penso che quell'inprinting sia rimasto e nei romanzi che leggo cerco sempre una bella storia e delle belle parole.
Certi primi amori non si scordano mai.
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