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23.4.19

AUSTRALIA / 4

La Daintree Forest experience.
Cairns è una cittadina insignificante, come si diceva, ma punto di partenza per un sacco di bei posti. Io decido di andare a vedere la foresta pluviale più antica del mondo. E come ci dirà la buffa guida, aussie autentico che ormai mi dicono sono una rarità, non credete a tutti gli altri che vi dicono che quella più antica è nel Borneo o altrove, questa è quella più antica del mondo.
La nostra guida per tutto il giorno e autista del pulmino è Rick e per tutto il giorno terminerà ogni suo intervento con "No worries let's keep going". È una gita organizzata - io sono un po' allergica alle gite organizzate ma certe volte non c'è molta scelta - ma siamo in pochi sul pulmino e non socializzeremo mai tra noi. Un pulmino di associali silenziosi. Rick ci prova, ci chiede di fargli domande, ci stimola con aneddoti di tutti i tipi, con le sue esperienze passate, ma noi niente, muti.
La fissa di Rick è di vedere un cassowary, che è considerato uno degli animali più pericolosi del mondo. È un uccello, tipo uno struzzo ma più piccolo, che se decide che non gli piaci ti dà un potentissimo calcio nello stomaco e con molta probabilità ti ammazza. Ma essendo il cassowary così potente, dell'umano proprio non gli importa niente (c'è pure la rima), ti ignora. Così dice Rick. Quando scendiamo dal pulmino per una passeggiata nella foresta Rick ci dice che tranquilli il cassowary sicuramente ci ignorerà se lo incontriamo ma comunque di stare tutti vicini e fare esattamente come ci dice lui quando ce lo dice lui. E poi per tutto il tempo Rick ci racconta aneddoti sugli incontri fatti col cassowary come quella volta che un baby cassowary decise di socializzare coi turisti col rischio che il babbo cassowary (perché è il maschio che si occupa dei cuccioli) si preoccupasse e venisse a dare qualche calcio a destra e manca. Il cassowary fino a qualche anno fa era in via d'estinzione, ora lo stanno per togliere dalla lista. Io non ci tengo troppo a incontrare il cassowary così in natura, sono ancora un po' sotto shock per essere stata attaccata da una placida mucca su una spiaggia in Corsica, un cassowary sicuramente punterebbe dritto a me. Magari dal pulmino ecco lo potrei anche osservare volentieri. Ma non abbiamo fortuna. Mi dispiace per Rick che ci teneva tanto.
Sul fiume però, perché la gita prevede anche una crociera di un'ora lungo il fiume in mezzo alla foresta, vediamo due coccodrilli, che sono l'altra attrazione di queste parti. Sul fiume non ci sono ponti e per attraversarlo si sale su un piccolo traghetto di quelli che vanno su e giù in continuazione lungo un cavo. Rick ci racconta che ancora fino agli anni 90 la zona al di là del fiume era una no man's land. Soprattutto di notte la polizia non ci andava, neanche se veniva espressamente chiamata. Chi ci abitava era armato. Tutt'oggi non c'è segnale per il cellulare da nessuna parte ma c'è una cabina nell'unico paese, formato da 4 case, e non c'è elettricità, ognuno ha il suo generatore. Rick addirittura ci racconta di questo suo collega, una guida anche lui, una delle prime guide che ha cominciato a organizzare gite nella parte oltre il fiume, persona eccezionale, dice Rick, che poi purtroppo è morto in un incidente stradale, e che alla sua morte appunto, si è scoperto che in realtà era un grosso trafficante di droga americano venuto a nascondersi nella Daintree Forest. Great chap, dice Rick.
Per pranzo, al sacco, Rick ci lascia sulla spiaggia di Cape Tribulation. Una spiaggia enorme e meraviglioso con la rigogliosa vegetazione della foresta che la incornicia e noci di cocco caduti sulla sabbia fine. Ma purtroppo cosa c'è? La medusa assassina e Rick ci avverte di non mettere neanche un piede nell'acqua. Neanche un dito. Niente! E per essere chiaro conclude "Touch the water you die". Qualche volte ci sono anche i coccodrilli.
Sul ritorno usciti dalla Daintree Forest ci fermiamo a fare il bagno in un sicurissimo fiume. Qualche volte ci sono le rapide e rischi di morire anche lì, ma non oggi. Phew! Rick preferisce il bagno nel fiume, non solo per una questione di pericolosità, ma anche perché non rimani salato.
Come sempre le gite organizzate mi lasciano sempre poco soddisfatta, sono sempre troppo frettolose, ma viaggiando da sola in questo caso affittare una macchina, capire dove andare, dove fermarsi, cercare il cassowary, il coccodrillo, il trafficante internazionale di droga, in un giorno solo non sarei riuscita. Chissà magari un giorno...

Per chi è interessato qui c'è un articolo sul trafficante di droga.

Rick, appassionato oltre che di cassowaries di ragni. È rimasto deluso anche da questi, tutti piccoli.


Ragno mimetizzatore ma non molto bravo, ha detto Rick.




Baby coccodrillo







La spiaggia di Cape Tribulation. Tutti questi nomi drammatici li ha dati James Cook, c'è anche Mount Sorrow per esempio, che stava navigando queste acque in tempesta col rischio di affondare. Forse andò a sbattere sulla barriera corallina, non ricordo.




Aceto inutile. Touch the water you die.

8.4.19

Australia/2

Le foto dall'aereo, non solo dell'Australia.

Atterraggio a Melbourne



Decollo da Cairns





Decollo da Doha




L'atterraggio a Doha anche è stato notevole: era ancora notte ma all'orizzonte c'era la linea rossa del sole che stava per sorgere, la luna era piena, bassa sull'orizzonte e anche lei rossa e la città in mezzo a un deserto buio era illuminata dalle sue luci molte delle quali rosse. Purtroppo, nonostante fossi al finestrino l'aereo non era nella posizione adatta per fotografare quest'immagine (e poi diciamolo, la foto col cellulare dall'oblò dell'aereo non avrebbe sicuramente reso quello che stavo vedendo).

4.4.19

Australia/1

L'Australia è un paese enorme, certe volte le persone se lo dimenticano. Per visitare un'altra parte dell'Australia di solito prendi un aereo e cambia il fuso orario. Io comunque sono stata prevalentemente a Melbourne perché in Australia vado prevalentemente per visitare la famiglia che abita a Melborune.

Melbourne comunque è una bella città. Ha delle piste ciclabili incredibili, alcune volte ti sembra di essere lontanissimo da un centro abitato invece sei sempre in città, e io adoro girarla in bici. Avevo a disposizione la bici da corsa del cognato che aveva un manubrio lontanissimo anche per lui che è più alto di me e per frenare dovevo alzarmi sui pedali. Mi piace anche solamente arrivare in centro con la bici passando per la pista ciclabile che corre lungo la ferrovia, attraversare qualche parco, perdermi regolarmente tra i grattaceli e i viali trafficati del centro, rientrare passando da qualche altro quartiere tipico. Meglio ancora se non devo controllare ogni 2 minuti google map per assicurarmi che sto andando nella direzione giusta perché sto seguendo la bici del cognato. Il giro più lungo l'ho fatto una volta che sono voluta arrivare a una spiaggetta, Halfmoon Beach, sempre con una bella pista ciclabile tutta lungo mare.

A parte le piste ciclabili, Melbourne poi mi piace perché trasmette vitalità. È piena di bambini, giovani, persone provenienti da tanti paesi diversi e di coseguenza vedi tanta diversità nelle persone, nelle attività commerciali (mobilifici osceni italiani, panetterie libanesi profumatissime, ristoranti greci, kebabbari egiziani che però hanno vissuto per molti anni a Roma, e ti dicono in italiano che l'Italia gli manca, mica l'Egitto), nel modo in cui la gente si veste e si sposta, senti parlare tante lingue. Melbourne è piena di parchi di tutte le dimensioni con gente che sta al parco a giocare, mangiare, leggere. Piena di negozi enormi di roba di seconda mano che non è vintage, è davvero di seconda mano. Ci sono concertini nei negozi di vinili e nei locali comunitari dei parchi di quartiere. C'è il mare. Poi c'avrà i suoi difetti, ma se ci passi un paio di settimane non li vedi.

Alcuni quartieri di Melbourne, quelli che mi piacciono, sono pieni di murales (alcuni anche bruttini, ma non li ho fotografati).














Piste ciclabili, Halfmoon beach e Brighton beach (dove hanno messo le cabine colorate come a Brighton in Inghilterra, saranno arrivate prima le cabine colorate o il nome della spiaggia?).







La gita fuori porta sulla Mornington Peninsula a circa un'oretta da casa.




C'è anche una Melbourne in bianco e nero che prima o poi verrà sviluppata e scansionata... abbiate pazienza.

16.1.19

Un po' di Sicilia

Quella barocca. Perché è a causa del disastroso terremoto del 1693 che rase al suolo praticamente tutta la Val di Noto se ora questa parte della Sicilia è così ricca dei magnifici edifici tutti in stile barocco. Volendo approfondire su Wikipedia c'è una voce particolarmente esaustiva.

Quella di Montalbano. Perché come ci ha raccontato il proprietario di un bar è grazie al telefilm Montalbano se questa parte della Sicilia ha conosciuto negli ultimi anni una maggiore affluenza di turisti. Le città barocche poi sono diventate anche patrimonio dell'umanità. Nonostante tutto questo, ci spiegava il loquace proprietario del bar nella piazza della duomo di Ragusa Ibla, non si riesce a tenere aperte le chiese perché i turisti possano visitarle. Anche se io le preferisco comunque da fuori.

Quella con una natura pazzesca. Che poi è la cosa che mi ha colpito di più perché forse non ci pensavo. Verdissima e piena di muretti bianchi. Gole, altipiani, spunzoni di rocce, e il mare sempre laggiù in fondo.

(1) Palazzolo Acreide | (2,3,4) Noto | (5,6,7) Scicli | (8,9) Modica



















27.10.17

Due ruote

Il cugi dell'ex coinqui insieme alla sua ragazza fa questi incredibili viaggi in moto. Quest'anno è Asia, e sono appena arrivati in Iran.


6.9.17

Casa lungo l'Avenue Verte

L'Avenue Verte è un percorso ciclabile che collega Parigi e Londra fatto di piste ciclabili e strade secondarie con pochissimo traffico. Io e G abbiamo fatto in tutto poco più di 600 km. L'Avenue Verte ufficiale è lunga circa 450 km ma noi abbiamo aggiunto qualche deviazione.

1. Casa di A a Parigi

Aeroporto di Orly - casa di A in pieno centro e anche abbastanza vicino al percorso dell'Avenue Verte nella capitale francese. Dopo aver rimontato le nostre biciclette abbiamo avuto qualche difficoltà a uscire dall'aeroporto di Orly dove stavano facendo un sacco di lavori e poi a trovare la pista ciclabile che corre lungo la Senna. A un certo punto google map ci mandava su un'autostrada. Una delle tante soste sulle aiuole spartitraffico dove G apriva le sue cartine e io mi affidavo a google map. Una volta raggiunta la Senna, percorso facile facile fino a Parigi. A casa di A scopriamo anche che da queste parti la notte si dorme col piumino.

2. Casa di Lucile a Conflans-Sainte-Honorine

Prima tappa ufficiale dell'Avenue Verte. Casa di Lucile è in cima a una salita. Noi dormiano in soffitta col piumino. Conflans è un bel paesino sulla Senna. È tutto chiuso. Si mangia giapponese. L'opzione era italiano, ma ci rifiutiamo.

3. La Petite Ferme a Chérence


Agriturismo appena fuori dal paese di Chérence. Chérence è simile a molti altri piccolissimi paesi che ci capita di attraversare in questa regione, il Vexin - un altopiano di campi, castelli, piccoli villagi, pochissima gente. I villaggi sono  piccoli, ben tenuti, con case in pietra e deserti. Sono tutti in ferie e ci rendiamo conto che trovare dove dormire non è semplice. Ma deviando dall'Avenue Verte troviamo la Petite Ferme, un agriturismo gestito da una coppia in pensione che include aperitivo in giardino e cena. Con noi ci sono anche due coppie del Belgio francese, gli uomini in moto e le donne in macchina.
In questa tappa facciamo anche un'altra deviazione, per il meraviglioso castello di Villarceaux che però alla fine della discesa (che poi tocca risalire) troviamo chiuso - è lunedì - e possiamo ammirare gli incredibili giardini solo dai cancelli. Questa cosa dei giorni di chiusura scopriamo cambia un po' di zona in zona e nei primi giorni abbiamo l'impressione di capitare nei posti sempre nei giorni di chiusura, di ristoranti, boulangerie, musei...

4. Casa di Dominique a Fourges

Tappa breve con pioggia. Visitiamo la casa di Monet a Giverny e il castello di La Roche Guyon. La casa di Monet è la casa di Monet, un'esplosione di fiori, il famoso laghetto di ninfee e la sua casa piena zeppa di stampe giapponesi. La Roche Guyon è un altro piccolo paesino in fondo a una discesa sulle rive della Senna, deserto come al solito e tutto chiuso tranne per una boulangerie, con un imponente castello scavato nella roccia parecchio cupo. Infatti pare piacesse a Rommel che a un certo punto ci ha soggiornato ed è anche il set di un fumetto della serie Blake e Mortimer dell'autore belga Edgar P Jacobs. Lo vendevano anche al castello e me lo sarei voluto comprare, ma in bicicletta non ti puoi comprare nulla accidenti perché aumenta il peso. Invece ci siamo comprate i viveri, buonissimi pomodorini gialli, rossi e neri e pesche provenienti dal giardino del castello.
La casa di Dominique a Fourges forse è la più bellina in cui abbiamo dormito. Fourges è il solito micropaese deserto. La casa di Dominique è a un'estremità del paesino, vicino a un fiume con davanti i campi con le mucche. Vicino anche a un bellissimo mulino con ristorante (in cui ci siamo pentite di non mangiare pensando fosse troppo caro). Praticamente abbiamo un appartamentino tutto per noi con letto nel sottotetto. Ci si sta benissimo e dormiamo benissimo e la mattina c'è una colazione luculliana nella casa principale. Dominique che all'inizio sembra molto timida e schiva invece ci fa visitare anche la sua casa e ci mostra le sue fotografie, molte fatte nel giardino di Monet, che sembrano quadri. Ci racconta anche del figlio e dei nipoti che da anni vivono in Nigeria.

5. Mobile home a Saint Germer de Fly

Questa volta non ce la facciamo a trovare un posto bellino, un agriturismo, un b&b, o simili. Ma il campeggio ci piace comunque. Anche lui è un po' fuori dal percorso, anche lui vicino a un micropaesino deserto ben tenuto e pieno di fiori, anche lui in cima a una salita. Sembra che l'Avenue Verte in Francia sia tutta pianeggiante, tranne per arrivare nei posti dove dormire. Il proprietario del campeggio, sperduto che uno si chiede ma chi ci viene qui, ci racconta che molti ci abitano tutto l'anno nelle mobile homes perché del resto negli alberghi ci mettono gli immigrati. In questa tappa incontriamo per la prima volta anche un gruppo di 11 italiani, 6 adulti e 5 adolescenti + 1 cane, anche loro a fare l'Avenue.

6. Alberghetto a Neufchatel-en-Bray

Scopriamo il formaggio Neufchatel, incredibilmente buono. Lo andiamo a comprare direttamente in fattoria. G ne vorrebbe comprare un sacco, ma dove lo mettiamo? Ne compriamo 3 e quando ormai in terra di cheddar mangiamo l'ultimo pezzettino, piangiamo.
Tappa veramente piovosa.
Avevamo pensato di dormire a Forges les Eaux, cittadina termale con casinò che dalla descrizione ci sembrava carina e interessante. Ci arriviamo a pranzo, insieme agli undici con cane, ma non ci convince più di tanto così proseguiamo fermandoci in una fattoria a comprare il sidro che verseremo sulla moquette dell'aberghetto. Il sidro macchia tantissimo.
Prima cena francese finalmente nel buon ristorante dell'albergo.

7. Nel manoir di Marika

A Dieppe mancano pochi chilometri. Nonostante le deviazioni e le pause siamo in anticipo sui tempi. Quindi la prendiamo ancora più con calma e ci fermiamo lungo la strada ad aspettare l'apertura di un castello. C'è il sole fra l'altro, si sta bene.
Il manoir di Marika ovviamente è in cima a una salita. Una pettata che in bici non ci si fa. Marika è una signora che probabilmente era molto bella da giovane, di origine iugoslava e che è stata lasciata dal marito per una più giovane, ce lo racconta lei dopo cinque minuti. Marika è buffa, ciacciona, simpatica, materna, fa tenerezza. Sta tutto il giorno davanti alla televisione nel salone e invita anche noi a stare con lei davanti alla TV. È rimasta da sola in questa mega casa ai bordi di Dieppe, decadente e disordinata con enorme giardino. Il manoir infatti è anche in vendita. Con Marika dividiamo la bottiglia di sidro comprata lungo la strada.
A Dieppe piove tutto il giorno ma noi ce la giriamo tutta tutta.

8. Sul traghetto
Per terra in un angolo. Mentre aspettiamo di salire conosciamo altri tre ciclisti che come noi prendono il traghetto a mezzanotte con arrivo a New Haven alle 4 di mattina ora locale: due belgi con delle biciclette supertecnologiche e una tedesca che sta viaggiando da sola. Alle 4 di mattina facciamo altra piccola dormitina rannicchiate sulle seggioline della sala d'aspetto. Fuori fa freddo, ci vestiamo con tutto quello che abbiamo.

9. A Seaford da Yoang

Passiamo tutta la giornata di sole accecante lungo la costa inglese, prima verso ovest fino a Brighton lungo la pista ciclabile che corre lungo le scogliere bianche e poi verso est fino a Seaford dove dormiamo. Siamo molto stanche perché in traghetto abbiamo dormito poco e naturalmente male e andiamo a cena nel primo pub inglese all'ora degli inglesi. Pub soddiasfacente. G continua il suo studio di carni locali già iniziato anche se con qualche difficoltà in Francia perché trovavamo sempre tutto chiuso. Prende il tacchino e si ricorda perché di solito il tacchino non lo prende: non sa di niente. Scopriamo che uno dei drink più alla moda dell'estate inglese è vino bianco, scientificamente misurato con un misurino, con l'aggiunta si selz.
Casa di Yoang in realtà è casa di John che forse è un musicista o forse un critico musicale e che al momento è in Nuova Zelanda. Yoang è il suo compagno giovanissimo vietnamita in Inghilterra da un anno e mezzo e che lavora da McDonalds. Yoang è gentilissimo e ci insegna anche come usare le spine italiane nelle spine inglesi senza bisogno di adattatore.

10. Wimbles farm a Horam

Un altro posto dove abbiamo lasciato il cuore e passato la notte in bianco. È una verdissima fattoria di campi ben tosati dove piantare la tenda con bagno ecologico accanto. Ci sono anche dei bungalow, pochi, forse due, che assomigliano ai vagono dei circhi di una volta. Wimbles fa anche bnb, ma piantare la tenda in mezzo al niente è bellissimo. Mark, il proprietario, ci fa fare anche la doccia calda, sempre all'aperto, che per i campeggiatori non sarebbe contemplata, ma dice che gli piace il viaggio che stiamo facendo e non ci fa neanche pagare! La mattina poi ci porta le sue mele per la colazione. Il lato negativo di questo posto paradisiaco - c'è anche un personale laghetto di ninfee, l'Inghilterra ne è piena altro che quello di Monet, dove Mark e la moglie la sera fanno il bagno - il lato negativo dicevo è che contro ogni previsione la notte viene giù un temporale pazzesco con tuoni e fulmini. Altro elemento che contribuisce alla tappa rimasta nel cuore è il pub The Star Inn, che ci dicono è dietro l'angolo, ma evidentemente se ci vai in macchina, in bicicletta è lontano e naturalmente in cima a una salita. Pub del 1400 dove tutti hanno già bevuto e quindi quando arriviamo sono tutti amiconi. Bel menu, non solo da pub. Io mangio delle sardine arrosto su letto di pomodori e aceto balsamico. G qualche carne che apprezza. Siamo un po' l'attrazione perché non so quanti turisti arrivano nel pub sperduto, anche se è pieno di gente. Facciamo amicizia anche col proprietario un po' dandy e piacione che si dichiara amante dei vini, ci fa vedere la carta e assaggiare i suoi preferiti italiani. Gli abbiamo dovuto dire che un chianti non era un chianti ma un vino di Chieti.

11. Alberghetto insignificante di Forest Row
Come già avevamo intuito l'Inghilterra non è piatta come la parte francese, ma ci sono una serie di salitelle insidiose. Su una G quasi cade. Grazie a quelle e alla notte praticamente in bianco io finisco presto le batterie così ci fermiamo a Forest Row che secondo la guida è meglio del paese subito dopo. Il giorno dopo scopriamo che non è per niente vero. Ecco questa è forse l'unica notte dove abbiamo toppato, albergo senza anima. Cena al pub come di consueto.

12. A Wimbledon da Dara

Programmiamo una tappa un po' troppo lunga con deviazioni forzate perché l'Avenue Verte è interrotta per lavori, lunghe perdite della retta via nelle cittadine super trafficate dove la segnaletica sparisce. L'Inghilterra è molto più trafficata della Francia. Ti passano tutti a distanza di sicurezza e se quella distanza non c'è ti stanno dietro buoni buoni finche non sei arrivato in cima alla salita, ma poi vanno a duemila. E un sacco di salite. All'ennesima perdita di percorso ci arriva in soccorso un ciclista su una bici da corsa Bianchi che ci dice seguitemi. Gentilissimo, è irlandese. G si preoccupa che stiamo barando perché lasciamo l'Avenue Verte ma vista l'ora e la stanchezza... e poi la parte inglese continua a non esaltarci. Seguiamo l'irlandese che ci racconta che suo figlio è stato in Italia per studio e ora pensa di essere italiano e ha preso tutti i difetti italiani.
Quasi a buio arriviamo da Dara. Bellissima casa in stile edwardiano (credo) con bel giardino stile selvaggio curato sul retro. Anche la cucina che dà sul giardino è molto bella e vissuta dove faremo un'altra ricca colazione la mattina ( tra cui pane e marmellate fatte in casa). Anche i proprietari sono simpatici e accoglienti, lei è pittrice anche se al momento non sta dipingendo perché supporta il marito impegnato in una start up dando lezioni di francese e occupandosi delle tre camere che affittano.
Durante questa tappa, in cima a un parco verdissimo avvistiamo per la prima volta i grattaceli di Londra. Emozionante. E Wimbledon praticamente è Londra ma l'arrivo ufficiale noi lo facciamo il giorno dopo.

13. A Hampstead Heath da Mike

Dopo perlustrazioni e perdite del percorso nel parco di Wimbledon (i parchi sono tutti enormi, ci perdiamo regolarmente) arriviamo in centro a Londra con foto ufficiale con alle spalle il London Eye. Yeah! E poi ci dirigiamo verso casa a Londra che è a Hampstead Heath. Lontanissimo e ovviamente in cima a una mega salita. La mega salita passa anche accanto alla casa di George Michael con antistante memoriale di candele e fiori per la sua morte. Girare per Londra in bicicletta non è semplice perché è enorme, è super trafficata (piste ciclabili lontane dall'essere sufficienti) e ci sono lavori in corso ovunque. Una volta che sono arrivata a destinazione posso anche dire che è divertente, ma nel tragitto che magari dura anche un'oretta con acquazzone improvviso incluso varie volte ho pensato, non so cosa, perché tanto o pedali o pedali. Anche casa di Mike non l'abbiamo proprio azzeccata. Mike è very English e poco comunicativo, anche se gentilissimo. Ci dà speigazioni per arrivare nei posti complicatissime che poi nella pratica sono posti che non necessitano neanche di una spiegazione. Mike quando ce li spiega ci dà anche un foglio di carta per prendere appunti.
Cena in uno dei local pub: finalmente un fish and chips, in altri pub spesso era finito. Io azzardo anche un piatto di formaggi inglese... ehm ehm.

14. Cycle Surgery, Bishop Square
È qui che lasciamo dopo 14 tappe le nostre biciclette per essere impacchettate.

17.7.17

Viaggio in Sardegna




9.
Undici percorsi nell'isola che non si vede
di Michela Murgia

Sarebbe bello ci fosse un libro così per ogni posto che si visita.
Viaggio in Sardegna si legge quasi come un romanzo e Michela Murgia è una grande narratrice; ma come si viene a sapere leggendo il libro la narrazione è una delle tante tradizioni dell'isola, e di scrittori la Sardegna ne ha sfornati molti e bravi.

Il libro è diviso in 11 capitoli che prendono spunto da una parola -  Alterità, Pietra, Confine, Indipendenza, Acqua, Cibo, Arte, Fede, Suoni, Narrazioni, Femminilità - e che permettono al lettore di viaggiare attraverso tutta l'isola dal mare alla montagna alla Barbagia. Alla Barbagia in particolare si ritorna continuamente, dando l'impressione che sia la regione più sarda di tutta la Sardegna in contrapposizione a quella Costa Smeralda costruita come un luna park dove d'inverno ci sono solo i fantasmi. Si viene a sapere molto di quest'isola e viene voglia di passarci almeno un mesetto per andarle a scoprire tutte le cose che Murgia ci racconta: a me sono rimasti impressi i murales di Orgosolo, la piramide di Monte d'Accodì, le spiagge sotto Bosa e naturalmente la Barbagia. In poche pagine e in modo piacevole impariamo un po' di storia, un po' di attualità, dei rapimenti, dei sardi famosi nel mondo che rimangono in Sardegna per portare il resto del mondo in Sardegna e anche se il libro intende andare oltre le immagini da cartolina, Michela Murgia ci indica anche qualche spiaggia.

10.7.17

Capre

Dopo una settimana in Sardegna durante la quale ho visto scendere sugli scogli di Goritzé tra i bagnanti un caprone dalle corna enormi che poi abbiamo incontrato di nuovo sul sentiero che in due ore ci avrebbe riportato alla macchina e che sembrava ci aspettasse tutte le volte che rimanevamo indietro; e la capra Roberta che accompagnava il suo padrone a bere un aperitivo al barrino, queste bellissime foto di capre capitano a fagiuolo.



Qui trovate le altre.

29.5.17

La Mongolia/2

CL ha avuto un moto d'orgoglio e mi ha mandato qualche foto, ma non sono quelle belle, dice, sono quelle fatte col cellulare.