Io viaggio non per andare da qualche parte, ma per andare. Viaggio per viaggiare. La gran cosa è muoversi, sentire più acutamente il prurito della nostra vita, scendere da questo letto di piume della civiltà e sentirsi sotto i piedi il granito del globo appuntito di selci taglienti. (Robert Louis Stevenson)
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30.1.20
Letture di fine decennio
Innanzi tutto: Buon anno!
E poi: Non ho pubblicato per molto tempo ma vi avevo lasciato col bel faccione di Gian Maria Volonté.
Ma partiamo: Dall'anno scorso ho preso a segnarmi in un quadernino i libri che leggo. Non ho letto tantissimo. Mi piace molto leggere ma alla fine la lista dei libri è abbastanza corta. La colpa è di Internazionale.
Quattordici, comunque più di uno al mese.
1.
Storia del nuovo cognome di Elena Ferrante
È uscita la serie TV di cui si parla molto molto bene e siccome sta per uscire anche la seconda stagione che si svolge in parte a Pisa ho pensato di leggere il secondo romanzo sulle due amiche napoletane prima di guardare la serie. In realtà ho guardato solo un paio di puntate della prima ma magari la riprendo. L'amica geniale, il primo volume della saga, mi era piaciuto molto mentre questo nonostante la piacevolezza e scorrevolezza della lettura mi ha appassionato meno. Conto comunque di leggere anche il terzo. Giudizio: discreto.
2.
Autumn di Ali Smith
Ogni anno lei sforna un romanzo. Ogni anno che romanzo! Ogni anno ML, che sul suo blog fa delle serie recensioni di quello che legge, me lo regala a Natale. I romanzi e i racconti di Ali Smith sono tra i più originali che mi capita di leggere, sia dal punto di vista del racconto che della scrittura e certe volte anche della grafica. Sono complessi, andrebbero letti tutti in una volta, perché spaziano sempre tra molti argomenti & persone & passato & futuro & allo stesso tempo radicati nel presente & nella politica di oggi & nei rapporti di oggi. Ali Smith riesce a parlare di morte accanto alle misure della foto tessera per il passaporto. Autumn è il primo della sua tetralogia sulle stagioni. Al momento sto leggendo Winter, ma Spring è già nella mia pila di libri da leggere. Giudizio: ottimo.
3.
Ancora un giorno di Ryszard Kapuściński
Vidi il film che mi piacque così e così e così decisi di leggere il libro che come capita spesso è molto meglio. Poi Kapuściński è Kapuściński. Andrebbe letto almeno una volta all'anno, è salutare. Anche lui è nella mia pila di libri da leggere. Qui racconta delle guerre scoppiate dopo l'indipendenza dell'Angola dal Portogallo, come sempre da un punto di vista molto personale e mentre è nel mezzo di quello accade. Giudizio: sempre.
4.
The true history of Ned Kelly di Peter Carey
L'anno scorso andai in Australia, quindi libro australiano. Scelsi questo. Ned Kelly è un po' il padre fondatore dell'Australia. Era un bandito, ma essendo i primi colonizzatori dell'Australia dei galeotti, che un bandito sia il loro Garibaldi ha un senso. Come molte storie di banditi, soprattutto quando sono poveri e hanno avuto un'infanzia difficile e sono diventati dei fuorilegge solo per necessità, la vita e la morte di Ned Kelly è avventurosa e affascinante. Il romanzo è scritto come se fosse un diario di Ned Kelly, quindi la scrittura è ottocentesca e di una persona che aveva frequentato molto poco la scuola. Giudizio: buono ma faticoso.
5.
Ninfee nere di Michel Bussi
Dopo avere faticato a finire Ned Kelly ho optato per qualcosa di leggero, un giallo. Si svolge tutto intorno al paese di Giverny dove è la casa e il giardino con il famoso laghetto di Monet. A parte l'argomento diciamo artistico non mi è piaciuto, troppo macchinoso.Giudizio: scarso.
6.
Il senso di una fine di Julian Barnes
Anche qui una storia complicata di sentimenti, non detti, pagine di diario spediti a pezzi (bisogna davvero essere cattivi per fare una cosa così), sensi di colpa, suicidi, soprattutto non detti, tanti non detti, troppi non detti. Io non amo molto le storie complicate, morbose, pagine e pagine di elucubrazioni mentali, mi capita raramente di amarle. O forse è solo questo periodo della mia vita. Giudizio: not my cup of tea (è un autore e un romanzo inglese).
7.
I leoni di Sicilia di Stefania Auci
Comprato per caso prima che diventasse un caso letterario per l'imminente vacanza a Marettimo. È la storia della famiglia Florio, storica famiglia siciliana anche se di origini calabresi che da un piccolo negozio di spezie mise su un impero commerciale. Letto tutto di un fiato. Dovrebbe uscire anche un secondo volume. Giudizio: avvincente (altro che un giallo!)
8.
Un giorno è bello il prossimo è migliore di Antonio Sbirziola
Lo acquistai al Piccolo museo del diario di Pieve Santo Stefano che vale davvero una visita. La Fondazione archivio diaristico nazionale ogni anno indice il Premio Pieve per il miglior diario ricevuto quell'anno. Quello di Sbirziola è uno dei diari vincitori. Sbirziola è un italiano emigrato in Australia e nel suo diario racconta le sue vicende e il suo incredibile ottimismo nonostante le difficoltà. Divertente, molto umano ovviamente, in alcuni punti un po' noioso come possono essere i diari, quelli veri. Giudizio: antropologico.
9.
Limonov di Emmanuele Carrère
Va be' è entrato nella mia lista di libri preferiti. Racconta la storia forse un po' romanzata, ma non credo più di tanto, di Eduard Limonov, russo, vivente, che nella sua vita ha fatto veramente di tutto, dallo scrittore al mercenario al maggiordomo al politico. Personaggio negativo, un cattivo insomma, e all'inizio fa abbastanza fatica leggere di lui, la stessa fatica che però fa lo scrittore. Giudizio: Wow. È sempre difficile dare un giudizio super positivo di un libro che racconta di una brutta persona.
10.
Le figlie degli altri di Richard Stern
Stile Philip Roth ma non è Philip Roth. Però buono. Giudizio: piacevole lettura.
11.
The slap di Christos Tsiolkas
Altro libro australiano. La struttura del romanzo mi aveva attratto molto: ogni capitolo è raccontato dal punto di vista di uno dei personaggi e nel primo capitolo accade il fattaccio da cui si evolve tutta la storia. A una festa un bambino viene schiaffeggiato da un adulto (non genitore): ha fatto bene o ha fatto male? Mi è piaciuto ma non convinto del tutto forse perché tutti i personaggi, uno per ogni capitolo appunto, sono tutti un po' troppo particolari, neanche uno noioso. Giudizio: buono.
12.
Le stagioni di Giacomo di Mario Rigoni Stern
La vita di tutti i giorni in una piccola comunità dell'altipiano di Asiago alla fine della Prima Guerra Mondiale e l'avvento del fascismo. A Giacomo ti affezioni. Giudizio: le belle storie della bella Italia.
13.
A pranzo con Orson a cura di Peter Biskind
Le conversazioni tra Orson Welles e Henry Jaglom (un attore) nel corso di vari anni registrate da quest'ultimo durante i loro pranzi al ristorante. Orson Welles era un personaggione e un grandissimo regista ma dopo un po' i loro discorsi mi vengono un po' a noia, perché appunto sono discorsi, non programmati, non sono Hitchcock e Truffaut. Quella infatti era un'intervista. Giudizio: Orson Welles doveva essere un vero pain in the neck.
14.
The turn of the screw di Herny James
Un horror. Appena finito lo rileggi alla luce delle scoperte, sono 100 paginette, si può fare. Giudizio: capolavoro.
15.7.19
L'Australia in pellicola in bianco e nero
Fotografare la natura in pellicola e in bianco e nero non è per niente facile nonostante la natura sia fenomenale. O forse proprio perché la natura è fenomenale?
Le foto sono della Daintree Forest e di Cape Tribulation di cui avevamo parlato qui. Nel Queensland, poco a nord di Cairns, sulla costa nord est dell'Australia.
Olympus OM1, IlFord HP5 plus 400 ASA
Le foto sono della Daintree Forest e di Cape Tribulation di cui avevamo parlato qui. Nel Queensland, poco a nord di Cairns, sulla costa nord est dell'Australia.
Olympus OM1, IlFord HP5 plus 400 ASA
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23.4.19
AUSTRALIA / 4
La Daintree Forest experience.
Cairns è una cittadina insignificante, come si diceva, ma punto di partenza per un sacco di bei posti. Io decido di andare a vedere la foresta pluviale più antica del mondo. E come ci dirà la buffa guida, aussie autentico che ormai mi dicono sono una rarità, non credete a tutti gli altri che vi dicono che quella più antica è nel Borneo o altrove, questa è quella più antica del mondo.
La nostra guida per tutto il giorno e autista del pulmino è Rick e per tutto il giorno terminerà ogni suo intervento con "No worries let's keep going". È una gita organizzata - io sono un po' allergica alle gite organizzate ma certe volte non c'è molta scelta - ma siamo in pochi sul pulmino e non socializzeremo mai tra noi. Un pulmino di associali silenziosi. Rick ci prova, ci chiede di fargli domande, ci stimola con aneddoti di tutti i tipi, con le sue esperienze passate, ma noi niente, muti.
La fissa di Rick è di vedere un cassowary, che è considerato uno degli animali più pericolosi del mondo. È un uccello, tipo uno struzzo ma più piccolo, che se decide che non gli piaci ti dà un potentissimo calcio nello stomaco e con molta probabilità ti ammazza. Ma essendo il cassowary così potente, dell'umano proprio non gli importa niente (c'è pure la rima), ti ignora. Così dice Rick. Quando scendiamo dal pulmino per una passeggiata nella foresta Rick ci dice che tranquilli il cassowary sicuramente ci ignorerà se lo incontriamo ma comunque di stare tutti vicini e fare esattamente come ci dice lui quando ce lo dice lui. E poi per tutto il tempo Rick ci racconta aneddoti sugli incontri fatti col cassowary come quella volta che un baby cassowary decise di socializzare coi turisti col rischio che il babbo cassowary (perché è il maschio che si occupa dei cuccioli) si preoccupasse e venisse a dare qualche calcio a destra e manca. Il cassowary fino a qualche anno fa era in via d'estinzione, ora lo stanno per togliere dalla lista. Io non ci tengo troppo a incontrare il cassowary così in natura, sono ancora un po' sotto shock per essere stata attaccata da una placida mucca su una spiaggia in Corsica, un cassowary sicuramente punterebbe dritto a me. Magari dal pulmino ecco lo potrei anche osservare volentieri. Ma non abbiamo fortuna. Mi dispiace per Rick che ci teneva tanto.
Sul fiume però, perché la gita prevede anche una crociera di un'ora lungo il fiume in mezzo alla foresta, vediamo due coccodrilli, che sono l'altra attrazione di queste parti. Sul fiume non ci sono ponti e per attraversarlo si sale su un piccolo traghetto di quelli che vanno su e giù in continuazione lungo un cavo. Rick ci racconta che ancora fino agli anni 90 la zona al di là del fiume era una no man's land. Soprattutto di notte la polizia non ci andava, neanche se veniva espressamente chiamata. Chi ci abitava era armato. Tutt'oggi non c'è segnale per il cellulare da nessuna parte ma c'è una cabina nell'unico paese, formato da 4 case, e non c'è elettricità, ognuno ha il suo generatore. Rick addirittura ci racconta di questo suo collega, una guida anche lui, una delle prime guide che ha cominciato a organizzare gite nella parte oltre il fiume, persona eccezionale, dice Rick, che poi purtroppo è morto in un incidente stradale, e che alla sua morte appunto, si è scoperto che in realtà era un grosso trafficante di droga americano venuto a nascondersi nella Daintree Forest. Great chap, dice Rick.
Per pranzo, al sacco, Rick ci lascia sulla spiaggia di Cape Tribulation. Una spiaggia enorme e meraviglioso con la rigogliosa vegetazione della foresta che la incornicia e noci di cocco caduti sulla sabbia fine. Ma purtroppo cosa c'è? La medusa assassina e Rick ci avverte di non mettere neanche un piede nell'acqua. Neanche un dito. Niente! E per essere chiaro conclude "Touch the water you die". Qualche volte ci sono anche i coccodrilli.
Sul ritorno usciti dalla Daintree Forest ci fermiamo a fare il bagno in un sicurissimo fiume. Qualche volte ci sono le rapide e rischi di morire anche lì, ma non oggi. Phew! Rick preferisce il bagno nel fiume, non solo per una questione di pericolosità, ma anche perché non rimani salato.
Come sempre le gite organizzate mi lasciano sempre poco soddisfatta, sono sempre troppo frettolose, ma viaggiando da sola in questo caso affittare una macchina, capire dove andare, dove fermarsi, cercare il cassowary, il coccodrillo, il trafficante internazionale di droga, in un giorno solo non sarei riuscita. Chissà magari un giorno...
Per chi è interessato qui c'è un articolo sul trafficante di droga.
Cairns è una cittadina insignificante, come si diceva, ma punto di partenza per un sacco di bei posti. Io decido di andare a vedere la foresta pluviale più antica del mondo. E come ci dirà la buffa guida, aussie autentico che ormai mi dicono sono una rarità, non credete a tutti gli altri che vi dicono che quella più antica è nel Borneo o altrove, questa è quella più antica del mondo.
La nostra guida per tutto il giorno e autista del pulmino è Rick e per tutto il giorno terminerà ogni suo intervento con "No worries let's keep going". È una gita organizzata - io sono un po' allergica alle gite organizzate ma certe volte non c'è molta scelta - ma siamo in pochi sul pulmino e non socializzeremo mai tra noi. Un pulmino di associali silenziosi. Rick ci prova, ci chiede di fargli domande, ci stimola con aneddoti di tutti i tipi, con le sue esperienze passate, ma noi niente, muti.
La fissa di Rick è di vedere un cassowary, che è considerato uno degli animali più pericolosi del mondo. È un uccello, tipo uno struzzo ma più piccolo, che se decide che non gli piaci ti dà un potentissimo calcio nello stomaco e con molta probabilità ti ammazza. Ma essendo il cassowary così potente, dell'umano proprio non gli importa niente (c'è pure la rima), ti ignora. Così dice Rick. Quando scendiamo dal pulmino per una passeggiata nella foresta Rick ci dice che tranquilli il cassowary sicuramente ci ignorerà se lo incontriamo ma comunque di stare tutti vicini e fare esattamente come ci dice lui quando ce lo dice lui. E poi per tutto il tempo Rick ci racconta aneddoti sugli incontri fatti col cassowary come quella volta che un baby cassowary decise di socializzare coi turisti col rischio che il babbo cassowary (perché è il maschio che si occupa dei cuccioli) si preoccupasse e venisse a dare qualche calcio a destra e manca. Il cassowary fino a qualche anno fa era in via d'estinzione, ora lo stanno per togliere dalla lista. Io non ci tengo troppo a incontrare il cassowary così in natura, sono ancora un po' sotto shock per essere stata attaccata da una placida mucca su una spiaggia in Corsica, un cassowary sicuramente punterebbe dritto a me. Magari dal pulmino ecco lo potrei anche osservare volentieri. Ma non abbiamo fortuna. Mi dispiace per Rick che ci teneva tanto.
Sul fiume però, perché la gita prevede anche una crociera di un'ora lungo il fiume in mezzo alla foresta, vediamo due coccodrilli, che sono l'altra attrazione di queste parti. Sul fiume non ci sono ponti e per attraversarlo si sale su un piccolo traghetto di quelli che vanno su e giù in continuazione lungo un cavo. Rick ci racconta che ancora fino agli anni 90 la zona al di là del fiume era una no man's land. Soprattutto di notte la polizia non ci andava, neanche se veniva espressamente chiamata. Chi ci abitava era armato. Tutt'oggi non c'è segnale per il cellulare da nessuna parte ma c'è una cabina nell'unico paese, formato da 4 case, e non c'è elettricità, ognuno ha il suo generatore. Rick addirittura ci racconta di questo suo collega, una guida anche lui, una delle prime guide che ha cominciato a organizzare gite nella parte oltre il fiume, persona eccezionale, dice Rick, che poi purtroppo è morto in un incidente stradale, e che alla sua morte appunto, si è scoperto che in realtà era un grosso trafficante di droga americano venuto a nascondersi nella Daintree Forest. Great chap, dice Rick.
Per pranzo, al sacco, Rick ci lascia sulla spiaggia di Cape Tribulation. Una spiaggia enorme e meraviglioso con la rigogliosa vegetazione della foresta che la incornicia e noci di cocco caduti sulla sabbia fine. Ma purtroppo cosa c'è? La medusa assassina e Rick ci avverte di non mettere neanche un piede nell'acqua. Neanche un dito. Niente! E per essere chiaro conclude "Touch the water you die". Qualche volte ci sono anche i coccodrilli.
Sul ritorno usciti dalla Daintree Forest ci fermiamo a fare il bagno in un sicurissimo fiume. Qualche volte ci sono le rapide e rischi di morire anche lì, ma non oggi. Phew! Rick preferisce il bagno nel fiume, non solo per una questione di pericolosità, ma anche perché non rimani salato.
Come sempre le gite organizzate mi lasciano sempre poco soddisfatta, sono sempre troppo frettolose, ma viaggiando da sola in questo caso affittare una macchina, capire dove andare, dove fermarsi, cercare il cassowary, il coccodrillo, il trafficante internazionale di droga, in un giorno solo non sarei riuscita. Chissà magari un giorno...
Per chi è interessato qui c'è un articolo sul trafficante di droga.
| Rick, appassionato oltre che di cassowaries di ragni. È rimasto deluso anche da questi, tutti piccoli. |
![]() |
| Ragno mimetizzatore ma non molto bravo, ha detto Rick. |
| Baby coccodrillo |
| Aceto inutile. Touch the water you die. |
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11.4.19
Australia/3
La prima settimana a Melbourne non fa questo gran caldo, mi tocca girare
con la felpa, i pantaloni lunghi e le scarpe chiuse, una sera mi sono
anche messa il pail quindi il mio progetto di fare un pezzo della Great
Ocean Road in bicicletta perde interesse. Meglio andare al nord dove ci fa
sempre caldo. E pure umido.
Quando esco dal piccolo aeroporto di Cairns che si trova quasi in cima alla punta nord della costa est dell'Australia e mi metto in attesa del primo di innumerevoli pulmini che mi scorrazzeranno per la città e dintorni, sono felice di sentire quel bel caldo appiccicoso che d'inverno ci manca tanto. Sono venuta qua, non tanto per la città che è parecchio insignificante, ma per andare sulla grande barriera corallina, quella australiana appunto, considerata una delle più belle o forse solo una delle più grandi e che da anni ormai ci dicono che sta morendo.
L'ostello prenotato, Traveller's Oasis, è molto carino e le persone che lo gestiscono simpatiche e piene di informazioni. Avevo prenotato per solo una notte ma poi decido di rimanere lì. Perché rischiare un ostello dove magari non mi trovo bene. Tra i gestori dell'ostello, sono pochi, principalmente due, con cui ho maggiormente a che fare è un irlandese che mi racconta di essere venuto lì in vacanza e poi di esserci restato. Una mattina mentre aspetto che mi vengano a prendere prima delle sette per la gita nella foresta pluviale a caccia di coccodrilli e cassowarys lo vedo arrivare e commento che certo lavora tante ore, visto che la sera prima l'avevo visto socializzare con gli ospiti fino alle 9 di sera. Lui mi risponde che sì è vero ma che però lavora solo quattro giorni alla settimana, che la vita è una sola e che anche se guadagna un po' meno oltre al lavoro c'è altro. Per me non fa una piega.
La prima sera giro tutto il centro di Cairns in infradito - siamo in Australia, la patria degli infradito, per di più in una zona di mare tutto l'anno, non vuoi girare in infradito - per vedere com'è, insignificante, e per trovare un posto dove mi inspiri cenare. Mi rovino un piede, dopo quasi un mese ho ancora la piaghetta. Cairns, nonostante sia bassa stagione, è super turistica, i locali sul lungo mare, dove hanno fatto un'enorme piscina di acqua salata perché nel mare c'è la medusa assassina, la cubozoa o cubomedusa, e non è sicuro andare, sono affollattissimi di gente e in nessuno mi viene voglia di entrare. Seguo un'indicazione di una birreria artigianale segnalata dalla Lonely Planet, ma non esiste più. Cercandola però passo accanto a un ristorante poco affollato, ma solo perché siamo già due o tre strade lontano dal lungomare e la folla come in tutti i paesi del mondo sta tutta nello stesso posto, c'è una bella terrazza da cui osservare la gente che passa e la birra del posto. Poi già zoppicando me ne torno all'ostello che la mattina dopo il pulmino che mi porterà verso la barriera corallina passa a prendermi alle 7 del mattino.
Una cosa degna di nota di Cairns è che ci sono gli aborigeni. A Melbourne non ne ho mai visti, magari vivono in certi quartieri in particolare dove non sono stata. Qui li vedi purtroppo per la strada, non messi molto bene. Sapevo che andando a nord si cominciano a vedere e come per la maggior parte (direi tutte) delle popolazioni indigene conquistate dall'uomo bianco, non se la passano per niente bene.
La mattina dopo con un po' di ritardo il pulmino del diving mi passa a prendere guidato da una tizia direi giapponese che chiede a tutti di allacciare le cinture perché lei stessa non si fida troppo della sua guida. Lei sarà la prima di innumerevoli giovani di tutte le nazionalità che lavorano o fanno volontariato per il diving che avevo prenotato per la due giorni di immersioni sulla barriera corallina. Dal pulmino si viene scaricati al diving dove ci controllano molto accuratamente i nostri brevetti di immersione (che io non ho, ho solo un foglio scritto in italiano che riscuote molte perplessità ma che alla fine super questo primo esame). Si viene caricati su un secondo pulmino e poi su una nave. Lì mi controllano di nuovo il mio foglio scritto in ialiano, che poi non è neaqnche un foglio, è un pdf sul mio cellulare. Di nuovo molte perplessità, ma la tizia orientale ma non giapponese che me lo controlla a un certo punto ha un lampo di genio e va a cercare un collega italiano che le dice va benissimo, sono mega super advanced, rispetto alla media dei subacquei di solo acque calde. Appena la nave parte veniamo informati sui dispositivi di sicurezza e sul programma, c'è anche un video con una canzoncina rap (aiuto) e alla fine siamo divisi in gruppi: snorkler, non subacquei che si vogliono immergere, subacquei. Briefing. Per due giorni sarà un briefing dietro l'altro. Noi già subacquei poi veniamo suddivisi in chi vuole la guida e paga extra, chi è principiante e chi è advanced e non vuole la guida. Nell'ultima divisione ti assegnano il buddy, a me tocca un argentino che non parla una parola di inglese, ma tra spagnolo e italiano ce la intendiamo. E poi via ad assegnarti pinne, maschera, jacket e muta intera di nylon, perché va bene che sulla barriera la cubomedusa è rara, ma non si sa mai. Così per essere chiari, la cubomedusa se ti becca con molta probabilità muori.
E via la prima immersione con l'argentino che mi dice guida tu. Io seguo un po' la barriera ma non è che è proprio diritta, e sottacqua hai voglia di fare i briefing, sottacqua sembra sempre tutto diverso. Io però a un certo punto adocchio un gruppo con guida e li seguo a distanza. Non ho una grande impressione della barriera corallina. Quella vista nei Caraibi e nel Mar Rosso me la ricordo più ricca e più piene di pesci. Comunque l'argentino appena scesi mi fa vedere due pesci nemo. Nella seconda immersione col pranzo sullo stomaco, l'argentino sono dovuta andarlo a chiamare perché era ancora a tavola con la famiglia, vediamo una bellissima tartaruga intenta a ingozzarsi di corallo. Alla fine di ogni immersione, ti aspettano sulle scale da cui si risale in barca un paio di ragazzi del diving che ti chiedono il tuo numero (a tutti viene assegnato un numero che poi è il numero della tua bombola), quanta aria hai consumato e la profondità e ti fanno firmare un foglio. Veniamo anche contati tutti in continuazione e c'è sempre qualcuno in vedetta sul ponte più alto della nava. Un'organizzazione quasi militare, ma immagino necessaria per tutta questa gente, siamo una settantina tra subacquei e snorklers e familiari ci dicono durante il primo briefing, pochi, è bassa stagione.
Alla fine della seconda immersione, briefing naturalmente per spiegare come una parte di noi sarebbe stata trasbordata sulla nave più grande dove avremmo passato la notte e avremmo fatte altre immersioni. Trasbordo efficientissimo, tutti i ragazzi del diving si passano i nostri bagagli e in due ci aiutano a lasciare la nave piccola mentre altri due ci aiutano a salire sulla nave grande. Questo nuovo gruppo di subacquei che pernotterà in mezzo all'Oceano viene chiuso nella sala ristorante nell'attesa di un... briefing. Terza immersione preceduta da briefing e dato che l'argentino l'ho lasciato sulla nave più piccola vengo riaccoppiata con una giovane americana poco esperta che mi dice guida tu. Cena. Forse il peggior pasto della mia vita. Notturna che decido di fare guidata. La notturna è bella, piena di squaletti che danzano intorno alle torce, nella speranza che gli illuminiamo qualche pescetto da mangiare. Rientro sulla nave e bar aperto fino alle 22.00. Prendo una birrina e faccio amicizia con una coppia americana simpatica, uno svedese e un colombiano che stanno prendendo il brevetto. Ah, ho anche una compagna di stanza, brasiliana che a malapena mi saluta, più che altro intenta a fare comunella con due altri brasiliani uno dei quali discretoccio. Non socializzerà con nessun altro, intenta forse a socializzare solo col discretoccio. Il colombiano, giovane, sui 25 forse, è alla fine della sua vacanza in Australia ma a breve ne farà una in Europa, mi elenca le città che visiterà e sono davvero molte. Io e lo svedese ci guardiamo perplessi, ma il colombiano è un entusiasta. Lo svedese, Tobias, invece è anche lui in visita alla sorella e dopo la barriera andrà a Melbourne per la formula 1 a Philip Island. Entro le 22.00 tutti nelle cabine perché alle 5.45 c'è il briefing per la prima immersione, che a me toccherà saltare perché la mia buddy Brianna, non riesce a compensare. Farò snorkling all'alba in mezzo all'oceano che non è male. Colazione. Seconda immersione per la quale chiediamo qualche assicurazione perché se Brianna di nuovo non compensa (non le era mai successo prima dice) io non vorrei perdermi un'altra immersione. Veniamo accompagnati dagli sguatteri di cucina, che da quel che capisco non vengono pagati ma fanno tutti i corsi per prendere i brevetti e ogni tanto si immergono. Brianna infatti non compensa neanche questa volta. Terza e ultima immersione della giornata, decido di farla guidata, visto che è l'ultima e in effetti la guida sa dove portati, cosa farti vedere, qualche squaletto e una bellissima e grossa seppia che nuota. Pranzo pessimo e briefing finale prima di essere trasbordati sulla nave più piccola che ci riporterà a Cairns.
Io e Tobias, entrambe con qualche difficoltà a socializzare e forse capendo la difficoltà dell'altro, diventiamo inseparabili per le ore che rimangono. Alla ricerca di un posto sulla nave che non sia direttamente sotto il bocchettone dell'aria condizionata a palla, dopo vari tentativi ci sediamo accanto a due anziane americane, una delle quali, del Montana, si dichiara socialista. Ci fanno un sacco di domande sulla Svezia e sull'Italia.
Fine. Arrivati a terra saluto Tobias (che i nordici si salutano abbraciandosi mentre noi italiani baciandoci, e mi era già successo in passato questo momento ambiguo dove l'altro ti abbraccia mentre te stai cercando di baciarlo a destra e sinistra) e un pulmino mi porterà prima al diving e poi esausta ma felice al mio ostello dove mi accoglie l'irlandese.
Accompagnata dal volo dei pipistrelli giganti, chiamati appunto megabats, che al tramonto si spostano a gruppi, mi incammino verso la zona centrale e turistica di Cairns, per andare a mangiare un gelato da Gelocchio, suggerimento della Sis.Gelateria italiana davvero buonissima. Provo ad attaccare bottone col gelataio, gli chiedo se è italiano nato in Australia e lui mi risponde con qualcosa del tipo diocenescampi, provo a fare qualche altra domanda ma non è cosa e mi gusto un megagelato di mango e qualcos'altro in solitaria. Torno all'ostello passando dal supermercato per comprarmi qualcosa per la colazione e per il pranzo del giorno dopo che la mattina alle 6.50 passa a prendermi un pulmino per la gita nella foresta pluviale più antica del mondo, la Daintree Forest.
Quando esco dal piccolo aeroporto di Cairns che si trova quasi in cima alla punta nord della costa est dell'Australia e mi metto in attesa del primo di innumerevoli pulmini che mi scorrazzeranno per la città e dintorni, sono felice di sentire quel bel caldo appiccicoso che d'inverno ci manca tanto. Sono venuta qua, non tanto per la città che è parecchio insignificante, ma per andare sulla grande barriera corallina, quella australiana appunto, considerata una delle più belle o forse solo una delle più grandi e che da anni ormai ci dicono che sta morendo.
L'ostello prenotato, Traveller's Oasis, è molto carino e le persone che lo gestiscono simpatiche e piene di informazioni. Avevo prenotato per solo una notte ma poi decido di rimanere lì. Perché rischiare un ostello dove magari non mi trovo bene. Tra i gestori dell'ostello, sono pochi, principalmente due, con cui ho maggiormente a che fare è un irlandese che mi racconta di essere venuto lì in vacanza e poi di esserci restato. Una mattina mentre aspetto che mi vengano a prendere prima delle sette per la gita nella foresta pluviale a caccia di coccodrilli e cassowarys lo vedo arrivare e commento che certo lavora tante ore, visto che la sera prima l'avevo visto socializzare con gli ospiti fino alle 9 di sera. Lui mi risponde che sì è vero ma che però lavora solo quattro giorni alla settimana, che la vita è una sola e che anche se guadagna un po' meno oltre al lavoro c'è altro. Per me non fa una piega.
La prima sera giro tutto il centro di Cairns in infradito - siamo in Australia, la patria degli infradito, per di più in una zona di mare tutto l'anno, non vuoi girare in infradito - per vedere com'è, insignificante, e per trovare un posto dove mi inspiri cenare. Mi rovino un piede, dopo quasi un mese ho ancora la piaghetta. Cairns, nonostante sia bassa stagione, è super turistica, i locali sul lungo mare, dove hanno fatto un'enorme piscina di acqua salata perché nel mare c'è la medusa assassina, la cubozoa o cubomedusa, e non è sicuro andare, sono affollattissimi di gente e in nessuno mi viene voglia di entrare. Seguo un'indicazione di una birreria artigianale segnalata dalla Lonely Planet, ma non esiste più. Cercandola però passo accanto a un ristorante poco affollato, ma solo perché siamo già due o tre strade lontano dal lungomare e la folla come in tutti i paesi del mondo sta tutta nello stesso posto, c'è una bella terrazza da cui osservare la gente che passa e la birra del posto. Poi già zoppicando me ne torno all'ostello che la mattina dopo il pulmino che mi porterà verso la barriera corallina passa a prendermi alle 7 del mattino.
Una cosa degna di nota di Cairns è che ci sono gli aborigeni. A Melbourne non ne ho mai visti, magari vivono in certi quartieri in particolare dove non sono stata. Qui li vedi purtroppo per la strada, non messi molto bene. Sapevo che andando a nord si cominciano a vedere e come per la maggior parte (direi tutte) delle popolazioni indigene conquistate dall'uomo bianco, non se la passano per niente bene.
La mattina dopo con un po' di ritardo il pulmino del diving mi passa a prendere guidato da una tizia direi giapponese che chiede a tutti di allacciare le cinture perché lei stessa non si fida troppo della sua guida. Lei sarà la prima di innumerevoli giovani di tutte le nazionalità che lavorano o fanno volontariato per il diving che avevo prenotato per la due giorni di immersioni sulla barriera corallina. Dal pulmino si viene scaricati al diving dove ci controllano molto accuratamente i nostri brevetti di immersione (che io non ho, ho solo un foglio scritto in italiano che riscuote molte perplessità ma che alla fine super questo primo esame). Si viene caricati su un secondo pulmino e poi su una nave. Lì mi controllano di nuovo il mio foglio scritto in ialiano, che poi non è neaqnche un foglio, è un pdf sul mio cellulare. Di nuovo molte perplessità, ma la tizia orientale ma non giapponese che me lo controlla a un certo punto ha un lampo di genio e va a cercare un collega italiano che le dice va benissimo, sono mega super advanced, rispetto alla media dei subacquei di solo acque calde. Appena la nave parte veniamo informati sui dispositivi di sicurezza e sul programma, c'è anche un video con una canzoncina rap (aiuto) e alla fine siamo divisi in gruppi: snorkler, non subacquei che si vogliono immergere, subacquei. Briefing. Per due giorni sarà un briefing dietro l'altro. Noi già subacquei poi veniamo suddivisi in chi vuole la guida e paga extra, chi è principiante e chi è advanced e non vuole la guida. Nell'ultima divisione ti assegnano il buddy, a me tocca un argentino che non parla una parola di inglese, ma tra spagnolo e italiano ce la intendiamo. E poi via ad assegnarti pinne, maschera, jacket e muta intera di nylon, perché va bene che sulla barriera la cubomedusa è rara, ma non si sa mai. Così per essere chiari, la cubomedusa se ti becca con molta probabilità muori.
E via la prima immersione con l'argentino che mi dice guida tu. Io seguo un po' la barriera ma non è che è proprio diritta, e sottacqua hai voglia di fare i briefing, sottacqua sembra sempre tutto diverso. Io però a un certo punto adocchio un gruppo con guida e li seguo a distanza. Non ho una grande impressione della barriera corallina. Quella vista nei Caraibi e nel Mar Rosso me la ricordo più ricca e più piene di pesci. Comunque l'argentino appena scesi mi fa vedere due pesci nemo. Nella seconda immersione col pranzo sullo stomaco, l'argentino sono dovuta andarlo a chiamare perché era ancora a tavola con la famiglia, vediamo una bellissima tartaruga intenta a ingozzarsi di corallo. Alla fine di ogni immersione, ti aspettano sulle scale da cui si risale in barca un paio di ragazzi del diving che ti chiedono il tuo numero (a tutti viene assegnato un numero che poi è il numero della tua bombola), quanta aria hai consumato e la profondità e ti fanno firmare un foglio. Veniamo anche contati tutti in continuazione e c'è sempre qualcuno in vedetta sul ponte più alto della nava. Un'organizzazione quasi militare, ma immagino necessaria per tutta questa gente, siamo una settantina tra subacquei e snorklers e familiari ci dicono durante il primo briefing, pochi, è bassa stagione.
Alla fine della seconda immersione, briefing naturalmente per spiegare come una parte di noi sarebbe stata trasbordata sulla nave più grande dove avremmo passato la notte e avremmo fatte altre immersioni. Trasbordo efficientissimo, tutti i ragazzi del diving si passano i nostri bagagli e in due ci aiutano a lasciare la nave piccola mentre altri due ci aiutano a salire sulla nave grande. Questo nuovo gruppo di subacquei che pernotterà in mezzo all'Oceano viene chiuso nella sala ristorante nell'attesa di un... briefing. Terza immersione preceduta da briefing e dato che l'argentino l'ho lasciato sulla nave più piccola vengo riaccoppiata con una giovane americana poco esperta che mi dice guida tu. Cena. Forse il peggior pasto della mia vita. Notturna che decido di fare guidata. La notturna è bella, piena di squaletti che danzano intorno alle torce, nella speranza che gli illuminiamo qualche pescetto da mangiare. Rientro sulla nave e bar aperto fino alle 22.00. Prendo una birrina e faccio amicizia con una coppia americana simpatica, uno svedese e un colombiano che stanno prendendo il brevetto. Ah, ho anche una compagna di stanza, brasiliana che a malapena mi saluta, più che altro intenta a fare comunella con due altri brasiliani uno dei quali discretoccio. Non socializzerà con nessun altro, intenta forse a socializzare solo col discretoccio. Il colombiano, giovane, sui 25 forse, è alla fine della sua vacanza in Australia ma a breve ne farà una in Europa, mi elenca le città che visiterà e sono davvero molte. Io e lo svedese ci guardiamo perplessi, ma il colombiano è un entusiasta. Lo svedese, Tobias, invece è anche lui in visita alla sorella e dopo la barriera andrà a Melbourne per la formula 1 a Philip Island. Entro le 22.00 tutti nelle cabine perché alle 5.45 c'è il briefing per la prima immersione, che a me toccherà saltare perché la mia buddy Brianna, non riesce a compensare. Farò snorkling all'alba in mezzo all'oceano che non è male. Colazione. Seconda immersione per la quale chiediamo qualche assicurazione perché se Brianna di nuovo non compensa (non le era mai successo prima dice) io non vorrei perdermi un'altra immersione. Veniamo accompagnati dagli sguatteri di cucina, che da quel che capisco non vengono pagati ma fanno tutti i corsi per prendere i brevetti e ogni tanto si immergono. Brianna infatti non compensa neanche questa volta. Terza e ultima immersione della giornata, decido di farla guidata, visto che è l'ultima e in effetti la guida sa dove portati, cosa farti vedere, qualche squaletto e una bellissima e grossa seppia che nuota. Pranzo pessimo e briefing finale prima di essere trasbordati sulla nave più piccola che ci riporterà a Cairns.
Io e Tobias, entrambe con qualche difficoltà a socializzare e forse capendo la difficoltà dell'altro, diventiamo inseparabili per le ore che rimangono. Alla ricerca di un posto sulla nave che non sia direttamente sotto il bocchettone dell'aria condizionata a palla, dopo vari tentativi ci sediamo accanto a due anziane americane, una delle quali, del Montana, si dichiara socialista. Ci fanno un sacco di domande sulla Svezia e sull'Italia.
Fine. Arrivati a terra saluto Tobias (che i nordici si salutano abbraciandosi mentre noi italiani baciandoci, e mi era già successo in passato questo momento ambiguo dove l'altro ti abbraccia mentre te stai cercando di baciarlo a destra e sinistra) e un pulmino mi porterà prima al diving e poi esausta ma felice al mio ostello dove mi accoglie l'irlandese.
Accompagnata dal volo dei pipistrelli giganti, chiamati appunto megabats, che al tramonto si spostano a gruppi, mi incammino verso la zona centrale e turistica di Cairns, per andare a mangiare un gelato da Gelocchio, suggerimento della Sis.Gelateria italiana davvero buonissima. Provo ad attaccare bottone col gelataio, gli chiedo se è italiano nato in Australia e lui mi risponde con qualcosa del tipo diocenescampi, provo a fare qualche altra domanda ma non è cosa e mi gusto un megagelato di mango e qualcos'altro in solitaria. Torno all'ostello passando dal supermercato per comprarmi qualcosa per la colazione e per il pranzo del giorno dopo che la mattina alle 6.50 passa a prendermi un pulmino per la gita nella foresta pluviale più antica del mondo, la Daintree Forest.
| L'ostello |
| In mezzo all'Oceano |
| Rientro a Cairns |
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4.4.19
Australia/1
L'Australia è un paese enorme, certe volte le persone se lo dimenticano. Per visitare un'altra parte dell'Australia di solito prendi un aereo e cambia il fuso orario. Io comunque sono stata prevalentemente a Melbourne perché in Australia vado prevalentemente per visitare la famiglia che abita a Melborune.
Melbourne comunque è una bella città. Ha delle piste ciclabili incredibili, alcune volte ti sembra di essere lontanissimo da un centro abitato invece sei sempre in città, e io adoro girarla in bici. Avevo a disposizione la bici da corsa del cognato che aveva un manubrio lontanissimo anche per lui che è più alto di me e per frenare dovevo alzarmi sui pedali. Mi piace anche solamente arrivare in centro con la bici passando per la pista ciclabile che corre lungo la ferrovia, attraversare qualche parco, perdermi regolarmente tra i grattaceli e i viali trafficati del centro, rientrare passando da qualche altro quartiere tipico. Meglio ancora se non devo controllare ogni 2 minuti google map per assicurarmi che sto andando nella direzione giusta perché sto seguendo la bici del cognato. Il giro più lungo l'ho fatto una volta che sono voluta arrivare a una spiaggetta, Halfmoon Beach, sempre con una bella pista ciclabile tutta lungo mare.
A parte le piste ciclabili, Melbourne poi mi piace perché trasmette vitalità. È piena di bambini, giovani, persone provenienti da tanti paesi diversi e di coseguenza vedi tanta diversità nelle persone, nelle attività commerciali (mobilifici osceni italiani, panetterie libanesi profumatissime, ristoranti greci, kebabbari egiziani che però hanno vissuto per molti anni a Roma, e ti dicono in italiano che l'Italia gli manca, mica l'Egitto), nel modo in cui la gente si veste e si sposta, senti parlare tante lingue. Melbourne è piena di parchi di tutte le dimensioni con gente che sta al parco a giocare, mangiare, leggere. Piena di negozi enormi di roba di seconda mano che non è vintage, è davvero di seconda mano. Ci sono concertini nei negozi di vinili e nei locali comunitari dei parchi di quartiere. C'è il mare. Poi c'avrà i suoi difetti, ma se ci passi un paio di settimane non li vedi.
Alcuni quartieri di Melbourne, quelli che mi piacciono, sono pieni di murales (alcuni anche bruttini, ma non li ho fotografati).
Piste ciclabili, Halfmoon beach e Brighton beach (dove hanno messo le cabine colorate come a Brighton in Inghilterra, saranno arrivate prima le cabine colorate o il nome della spiaggia?).
La gita fuori porta sulla Mornington Peninsula a circa un'oretta da casa.
C'è anche una Melbourne in bianco e nero che prima o poi verrà sviluppata e scansionata... abbiate pazienza.
Melbourne comunque è una bella città. Ha delle piste ciclabili incredibili, alcune volte ti sembra di essere lontanissimo da un centro abitato invece sei sempre in città, e io adoro girarla in bici. Avevo a disposizione la bici da corsa del cognato che aveva un manubrio lontanissimo anche per lui che è più alto di me e per frenare dovevo alzarmi sui pedali. Mi piace anche solamente arrivare in centro con la bici passando per la pista ciclabile che corre lungo la ferrovia, attraversare qualche parco, perdermi regolarmente tra i grattaceli e i viali trafficati del centro, rientrare passando da qualche altro quartiere tipico. Meglio ancora se non devo controllare ogni 2 minuti google map per assicurarmi che sto andando nella direzione giusta perché sto seguendo la bici del cognato. Il giro più lungo l'ho fatto una volta che sono voluta arrivare a una spiaggetta, Halfmoon Beach, sempre con una bella pista ciclabile tutta lungo mare.
A parte le piste ciclabili, Melbourne poi mi piace perché trasmette vitalità. È piena di bambini, giovani, persone provenienti da tanti paesi diversi e di coseguenza vedi tanta diversità nelle persone, nelle attività commerciali (mobilifici osceni italiani, panetterie libanesi profumatissime, ristoranti greci, kebabbari egiziani che però hanno vissuto per molti anni a Roma, e ti dicono in italiano che l'Italia gli manca, mica l'Egitto), nel modo in cui la gente si veste e si sposta, senti parlare tante lingue. Melbourne è piena di parchi di tutte le dimensioni con gente che sta al parco a giocare, mangiare, leggere. Piena di negozi enormi di roba di seconda mano che non è vintage, è davvero di seconda mano. Ci sono concertini nei negozi di vinili e nei locali comunitari dei parchi di quartiere. C'è il mare. Poi c'avrà i suoi difetti, ma se ci passi un paio di settimane non li vedi.
Alcuni quartieri di Melbourne, quelli che mi piacciono, sono pieni di murales (alcuni anche bruttini, ma non li ho fotografati).
Piste ciclabili, Halfmoon beach e Brighton beach (dove hanno messo le cabine colorate come a Brighton in Inghilterra, saranno arrivate prima le cabine colorate o il nome della spiaggia?).
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28.10.16
Serpente arcobaleno
È una divinità degli aborigeni australiani. Forse la più importante e la più antica.
Il suo nome deriva dalla somiglianza che c'è tra la forma dell'arcobaleno e quella del serpente. Secondo alcuni studiosi il collegamento tra l'arcobaleno e il serpente potrebbe essere legato anche al ciclo delle stagioni e all'importanza dell'acqua per la vita umana. Quando si vede l'arcobaleno nel cielo si pensa che sia il Serpente Arcobaleno che si sta spostando da una pozza d'acqua a un'altra.
Il Serpente Arcobaleno è una divinità positiva in quando donatrice di vita grazie alla sua associazione con l'acqua; ma può diventare anche forza distruttrice quando si arrabbia.
Nella lingua aborigina ha tanti nomi perché tante sono le lingue aborigine perché tanti sono i popoli aborigini:
Borlung, Dhakkan, Kajura, Goorialla, Kunmanggur, Ngalyod, Numereji, Taipan, Tulloun, Waggyl, Wanamangura, Wirijby, Bolung, Galeru, Julunggui, Kanmare, Langal, Myndie, Muit, Ungur, Wollunqua, Wonambi, Wonungar, Worombi, Yero, Yingarna, Yurlunggur.
Il Serpente Arcobaleno alimenta le riserve d'acqua formando canali anche profondi strisciando sul terreno; secondo questa credenza senza il Serpente Arcobaleno non ci sarebbe vita sulla Terra perché senza di lui non ci sarebbe la pioggia. In altre culture però, si crede che il Serpente Arcobaleno abbia il potere di fermarla la pioggia. Ancora un po' diversa è la credenza che quando il Serpente Arcobaleno sia arrabbiato provochi tuoni e fulmini e anche tempeste e cicloni.
Come su tutti i miti, sul Serpente Arcobaleno ci sarebbe da raccontare un sacco di cose. Io ho scritto questo post perché tra i vari travestimenti che Rob Brezsny mi consiglia c'è proprio il Serpente Arcobaleno, perché per motivi personali mi interessa tutto ciò che riguarda l'Australia e perché l'arte aborigena è parecchio bella.
Se siete curiosi e volete approfondire, qui c'è la voce ben fatta su wikipedia in inglese da cui io ho tratto le informazioni, qui invece in italiano un lungo articolo molto esaustivo. Esiste anche un festival di musica elettronica e psicadelica che si tiene nello stato di Victoria a gennaio.
28.9.16
La ricetta con la storia dentro
Schiacciata all'uva.
L'aspetto a settembre come da piccola aspettavo il pandoro a natale. Non credo che proverò mai a fare il pandoro, la schiacciata all'uva sì.
Seguo la ricetta di Emiko.
Emiko è australiana con origini giapponesi sposata con un italiano di Fucecchio.
Vi sento voi puristi campanilisti: per una ricetta tipicamente toscana segui una ricetta scritta da un'australiana mezza giapponese, mavalà.
E invece penso che proprio una persona cresciuta dall'altra parte del mondo che però si appassiona alla cucina italiana, toscana in particolare, che se la studia, che si entusiasma perché sono cose nuove, che scopre mercati, negozi, contadini, possa mettere insieme la giusta ricetta (che poi comunque non esiste la ricetta giusta, è il bello della cucina). E senza il peso delle tradizioni, Emiko ti dice anche che se non hai l'uva fragolina o comunque l'uva da vino di non farla con quella da tavola perché non è assolutamente la stessa cosa, ma magari di usare i mirtilli. Lo dice lei, totalmente non ortodosso, non è più schiacciata all'uva, ma il risultato è ottimo. Sono d'accordo.
Emiko l'ho conosciuta grazie a mia sorella. Abbiamo mangiato tutte assieme qui a Pisa circa un anno fa dal Signor Mimmo. C'era anche Lupo che assaggiò il kiwi e non gli piacque. Poi ci siamo riviste a febbraio a Melbourne per un picnic nel parco. Emiko era in giro per l'Australia a presentare il suo libro di ricette toscane, Florentine, che mia sorella già aveva. È bello Florentine con un sacco di foto e i bordi delle pagine arancioni. Le ricette sono quelle classiche della tradizione toscana. Emiko, che se non ricordo male è una adepta dell'Artusi, si discosta poco dalla tradizione; o forse tanto: il suo essere australiana/giapponese la mette in partenza lontana dalla tradizione - ma come ho già scritto, questo potrebbe essere un valore aggiunto.
Quindi.
Chiedo a mia sorella di mandarmi la foto della ricetta della Schiacciata all'uva del libro di Emiko Davies. Risultato ottimo, gli errori sono tutti i miei perché poi le ricette non riesco mai a seguirle del tutto. Avrei dovuto usare una teglia più grande così la schiacciata non veniva così alta e avrei dovuto metterci molta più uva, quella che magari era segnata nella ricetta.
A parte le mie modifiche cialtrone sopra, anche una piccola modifica buona alla ricetta di Florentine: l'olio che si versa sull'impasto con l'uva già nella teglia l'ho riscaldato prima col rosmarino, ultimamente c'ho questa fissa col rosmarino. Ci sta perfettamente.
Emiko ha un blog, dove potete trovare anche il suo libro.
Emiko sta preparando un nuovo libro di ricette, maremmane questa volta, e l'aggiunta dell'olio profumato al rosmarino l'avevo trovata in un'altra ricetta di schiacciata all'uva di una maremmana.
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15.3.16
Volare con i filmini
Roma-Abu Dhabi
6 ore
Spectre: L'ultimo 007. È uno 007, niente di più niente di meno. Daniel Craig comunque non mi piace.
CD di Ludovico Einaudi Taranta Project: Molto bello. E poi quando sono arrivata a Melbourne ho conosciuto Rosa, fiorentina di origini pugliesi che canta e suona con Vince dai bei baffi alla chitarra e il fascinoso Renato alla fisarmonica musiche popolari del sud Italia.
Abu Dhabi-Perth
11 ore e mezzo
Mistress America: Mi ostino a guarda i film di Noah Baumbach, direttore di film sundanciani molto apprezzati dagli altri, tipo Frances Ha e Il calamaro e la balena, ma che a me lasciano solitamente abbastanza delusa. Greta Gerwig però mi piace un sacco.
Sicario: È di Denis Villenuve, lo stesso di Incendies (La donna che canta) che mi piacque insomma perché i colpi di scena erano eccessivi, però parlava di Libano che bastò a farmelo piacere. In Sicario c'è Benicio del Toro e Emily Blunt, è un film dove non si capisce niente, neanche alcuni personaggi capiscono niente, quindi almeno non ti senti tagliata fuori da sola, Parla di narcotraffico.
Perth-Melbourne
3 ore e mezzo
3 puntate di Last man on earth: Divertente, come si evince dal titolo racconta dell'ultimo uomo rimasto vivo sulla terra, e dell'unica donna che incontra.
Melbourne-Abu Dhabi
13 ore e mezzo
Suffragette: Film triste, che poi ero già abbastanza triste perché lasciavo Melbourne e chi ci abita. Un pezzetto di storia della lotta delle donne per avere più diritti e il voto in Inghilterra. Più violento di quel che si pensa.
Burnt: Film cretino su un cuoco americano con un passato burrascoso che va a Londra per aprire un ristorante con alcuni vecchi amici e l'intenzione di ottenere la terza stella Michelin. C'è anche Scamarcio.
Abu Dhabi-Roma
6 ore
The big short: Bello! Di solito in aereo tendo a guardare film poco impegnativi perché lo schermo è piccolissimo e la qualità del tutto lascia a desiderare, ma c'erano una serie di persone nelle poltrone davanti a me che lo guardavano e mi sono incuriosita. Non c'ho capito molto, non ho capito su cosa esattamente si scommetteva, e chi ci ha rimesso (a parte la gente comune colpita dalla crisi), ma è recitato veramente bene e il montaggio è spettacolare.
L'ultimo CD di David Bowie Blackstar. Un classico subito.
All'andata ho quasi finito Le vie dei canti di Bruce Chatwin, il suo libro sull'Australia per chi non lo sapesse, o meglio sugli aborigeni. Si dice in giro che molto di quello che racconta nel libro è inventato. Non lo so. Anche se lo fosse, penso che molto sia verosimile e poi leggere Chatwin è molto molto piacevole.
Al ritorno ho quasi finito Breath di Tim Winton, scrittore e surfista australiano di Perth. È la storia di due ragazzini che diventano amici e scoprono il surf insieme e le conseguenze che la loro amicizia avrà sul loro futuro. Bellissima tutta la parte nel periodo adolescenziale dei due ragazzi, con le spiagge, il surf, le onde giganti, le corse in biciclette per raggiungere baie segrete; meno il finale adulto un po' troppo pieno di spiegazioni.
| guest star al mandolino: LC |
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12.2.16
Abbie Cornish
È un'attrice australiana.
Io la vidi la prima volta nel film di Jane Campion Bright Star.
E mi piacque molto.
Sempre per il mio periodo australiano, con Abbie Cornish ho visto due film.
Candy
Questo film avevo cominciato a guardarlo già qualche anno fa perché c'era Abbie Cornish e perché aveva belle critiche. In realtà i film della coppia tutta innamorata che si fa di eroina e continua ad amarsi ma litiga e cerca di smettere etc etc non mi piacciono molto. Ma visto che avevo già cominciato a vederlo, visto il periodo australiano ho deciso di guardarlo tutto.
Be' è il solito film su una coppia tutta innamorata che si fa di eroina e continua comunque ad amarsi e a farsi di eroina, litiga un po' più pesantemente, poi fa la pace, poi si prostituiscono, poi cercano di smettere etc etc solo che si svolge in Australia.
Candy è un film del 2006 di Neil Armfield con Abbie Cornish, Heath Ledger e Geoffrey Rush (tutti attori australiani). In italiano il titolo e Paradiso + Inferno.
Somersault
Intanto si svolge in una stazione sciistica australiana. Niente deserto. Niente onde. Niente sole accecante. Ma neve. Neve australiana.
Abbie Cornish qui interpreta una sedicenne che dopo aver baciato per sbaglio il fidanzato della mamma scappa di casa e sempre per sbaglio si rifugia nella stazione sciistica. Heidi ha tutte le insicurezza di una sedicenne e anche di più. Cerca qualcosa ma non si capisce cosa, forse solo delle relazioni umane e Heidi conosce solo un modo per andare incontro al mondo: sedurre col suo corpo. Non si capisce se Heidi sia un'opportunista, stupida, intelligente, naive: forse lo è tutte queste cose insieme.
Nonostante manchi il deserto, le onde e il sole accecante, Somersault si apprezza anche per la fotografia e i paesaggi.
Somersault è un film del 2004 di Cate Shortland con Abbie Cornish e Sam Worthington
Io la vidi la prima volta nel film di Jane Campion Bright Star.
E mi piacque molto.
Sempre per il mio periodo australiano, con Abbie Cornish ho visto due film.
Candy
Questo film avevo cominciato a guardarlo già qualche anno fa perché c'era Abbie Cornish e perché aveva belle critiche. In realtà i film della coppia tutta innamorata che si fa di eroina e continua ad amarsi ma litiga e cerca di smettere etc etc non mi piacciono molto. Ma visto che avevo già cominciato a vederlo, visto il periodo australiano ho deciso di guardarlo tutto.
Be' è il solito film su una coppia tutta innamorata che si fa di eroina e continua comunque ad amarsi e a farsi di eroina, litiga un po' più pesantemente, poi fa la pace, poi si prostituiscono, poi cercano di smettere etc etc solo che si svolge in Australia.
Candy è un film del 2006 di Neil Armfield con Abbie Cornish, Heath Ledger e Geoffrey Rush (tutti attori australiani). In italiano il titolo e Paradiso + Inferno.
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Intanto si svolge in una stazione sciistica australiana. Niente deserto. Niente onde. Niente sole accecante. Ma neve. Neve australiana.
Abbie Cornish qui interpreta una sedicenne che dopo aver baciato per sbaglio il fidanzato della mamma scappa di casa e sempre per sbaglio si rifugia nella stazione sciistica. Heidi ha tutte le insicurezza di una sedicenne e anche di più. Cerca qualcosa ma non si capisce cosa, forse solo delle relazioni umane e Heidi conosce solo un modo per andare incontro al mondo: sedurre col suo corpo. Non si capisce se Heidi sia un'opportunista, stupida, intelligente, naive: forse lo è tutte queste cose insieme.
Nonostante manchi il deserto, le onde e il sole accecante, Somersault si apprezza anche per la fotografia e i paesaggi.
Somersault è un film del 2004 di Cate Shortland con Abbie Cornish e Sam Worthington
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