Io viaggio non per andare da qualche parte, ma per andare. Viaggio per viaggiare. La gran cosa è muoversi, sentire più acutamente il prurito della nostra vita, scendere da questo letto di piume della civiltà e sentirsi sotto i piedi il granito del globo appuntito di selci taglienti. (Robert Louis Stevenson)
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30.1.20
Letture di fine decennio
Innanzi tutto: Buon anno!
E poi: Non ho pubblicato per molto tempo ma vi avevo lasciato col bel faccione di Gian Maria Volonté.
Ma partiamo: Dall'anno scorso ho preso a segnarmi in un quadernino i libri che leggo. Non ho letto tantissimo. Mi piace molto leggere ma alla fine la lista dei libri è abbastanza corta. La colpa è di Internazionale.
Quattordici, comunque più di uno al mese.
1.
Storia del nuovo cognome di Elena Ferrante
È uscita la serie TV di cui si parla molto molto bene e siccome sta per uscire anche la seconda stagione che si svolge in parte a Pisa ho pensato di leggere il secondo romanzo sulle due amiche napoletane prima di guardare la serie. In realtà ho guardato solo un paio di puntate della prima ma magari la riprendo. L'amica geniale, il primo volume della saga, mi era piaciuto molto mentre questo nonostante la piacevolezza e scorrevolezza della lettura mi ha appassionato meno. Conto comunque di leggere anche il terzo. Giudizio: discreto.
2.
Autumn di Ali Smith
Ogni anno lei sforna un romanzo. Ogni anno che romanzo! Ogni anno ML, che sul suo blog fa delle serie recensioni di quello che legge, me lo regala a Natale. I romanzi e i racconti di Ali Smith sono tra i più originali che mi capita di leggere, sia dal punto di vista del racconto che della scrittura e certe volte anche della grafica. Sono complessi, andrebbero letti tutti in una volta, perché spaziano sempre tra molti argomenti & persone & passato & futuro & allo stesso tempo radicati nel presente & nella politica di oggi & nei rapporti di oggi. Ali Smith riesce a parlare di morte accanto alle misure della foto tessera per il passaporto. Autumn è il primo della sua tetralogia sulle stagioni. Al momento sto leggendo Winter, ma Spring è già nella mia pila di libri da leggere. Giudizio: ottimo.
3.
Ancora un giorno di Ryszard Kapuściński
Vidi il film che mi piacque così e così e così decisi di leggere il libro che come capita spesso è molto meglio. Poi Kapuściński è Kapuściński. Andrebbe letto almeno una volta all'anno, è salutare. Anche lui è nella mia pila di libri da leggere. Qui racconta delle guerre scoppiate dopo l'indipendenza dell'Angola dal Portogallo, come sempre da un punto di vista molto personale e mentre è nel mezzo di quello accade. Giudizio: sempre.
4.
The true history of Ned Kelly di Peter Carey
L'anno scorso andai in Australia, quindi libro australiano. Scelsi questo. Ned Kelly è un po' il padre fondatore dell'Australia. Era un bandito, ma essendo i primi colonizzatori dell'Australia dei galeotti, che un bandito sia il loro Garibaldi ha un senso. Come molte storie di banditi, soprattutto quando sono poveri e hanno avuto un'infanzia difficile e sono diventati dei fuorilegge solo per necessità, la vita e la morte di Ned Kelly è avventurosa e affascinante. Il romanzo è scritto come se fosse un diario di Ned Kelly, quindi la scrittura è ottocentesca e di una persona che aveva frequentato molto poco la scuola. Giudizio: buono ma faticoso.
5.
Ninfee nere di Michel Bussi
Dopo avere faticato a finire Ned Kelly ho optato per qualcosa di leggero, un giallo. Si svolge tutto intorno al paese di Giverny dove è la casa e il giardino con il famoso laghetto di Monet. A parte l'argomento diciamo artistico non mi è piaciuto, troppo macchinoso.Giudizio: scarso.
6.
Il senso di una fine di Julian Barnes
Anche qui una storia complicata di sentimenti, non detti, pagine di diario spediti a pezzi (bisogna davvero essere cattivi per fare una cosa così), sensi di colpa, suicidi, soprattutto non detti, tanti non detti, troppi non detti. Io non amo molto le storie complicate, morbose, pagine e pagine di elucubrazioni mentali, mi capita raramente di amarle. O forse è solo questo periodo della mia vita. Giudizio: not my cup of tea (è un autore e un romanzo inglese).
7.
I leoni di Sicilia di Stefania Auci
Comprato per caso prima che diventasse un caso letterario per l'imminente vacanza a Marettimo. È la storia della famiglia Florio, storica famiglia siciliana anche se di origini calabresi che da un piccolo negozio di spezie mise su un impero commerciale. Letto tutto di un fiato. Dovrebbe uscire anche un secondo volume. Giudizio: avvincente (altro che un giallo!)
8.
Un giorno è bello il prossimo è migliore di Antonio Sbirziola
Lo acquistai al Piccolo museo del diario di Pieve Santo Stefano che vale davvero una visita. La Fondazione archivio diaristico nazionale ogni anno indice il Premio Pieve per il miglior diario ricevuto quell'anno. Quello di Sbirziola è uno dei diari vincitori. Sbirziola è un italiano emigrato in Australia e nel suo diario racconta le sue vicende e il suo incredibile ottimismo nonostante le difficoltà. Divertente, molto umano ovviamente, in alcuni punti un po' noioso come possono essere i diari, quelli veri. Giudizio: antropologico.
9.
Limonov di Emmanuele Carrère
Va be' è entrato nella mia lista di libri preferiti. Racconta la storia forse un po' romanzata, ma non credo più di tanto, di Eduard Limonov, russo, vivente, che nella sua vita ha fatto veramente di tutto, dallo scrittore al mercenario al maggiordomo al politico. Personaggio negativo, un cattivo insomma, e all'inizio fa abbastanza fatica leggere di lui, la stessa fatica che però fa lo scrittore. Giudizio: Wow. È sempre difficile dare un giudizio super positivo di un libro che racconta di una brutta persona.
10.
Le figlie degli altri di Richard Stern
Stile Philip Roth ma non è Philip Roth. Però buono. Giudizio: piacevole lettura.
11.
The slap di Christos Tsiolkas
Altro libro australiano. La struttura del romanzo mi aveva attratto molto: ogni capitolo è raccontato dal punto di vista di uno dei personaggi e nel primo capitolo accade il fattaccio da cui si evolve tutta la storia. A una festa un bambino viene schiaffeggiato da un adulto (non genitore): ha fatto bene o ha fatto male? Mi è piaciuto ma non convinto del tutto forse perché tutti i personaggi, uno per ogni capitolo appunto, sono tutti un po' troppo particolari, neanche uno noioso. Giudizio: buono.
12.
Le stagioni di Giacomo di Mario Rigoni Stern
La vita di tutti i giorni in una piccola comunità dell'altipiano di Asiago alla fine della Prima Guerra Mondiale e l'avvento del fascismo. A Giacomo ti affezioni. Giudizio: le belle storie della bella Italia.
13.
A pranzo con Orson a cura di Peter Biskind
Le conversazioni tra Orson Welles e Henry Jaglom (un attore) nel corso di vari anni registrate da quest'ultimo durante i loro pranzi al ristorante. Orson Welles era un personaggione e un grandissimo regista ma dopo un po' i loro discorsi mi vengono un po' a noia, perché appunto sono discorsi, non programmati, non sono Hitchcock e Truffaut. Quella infatti era un'intervista. Giudizio: Orson Welles doveva essere un vero pain in the neck.
14.
The turn of the screw di Herny James
Un horror. Appena finito lo rileggi alla luce delle scoperte, sono 100 paginette, si può fare. Giudizio: capolavoro.
2.11.16
How to be both, Ali Smith
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| Francesco del Cossa, Salone dei mesi, Palazzo Schifanoia, Ferrara (1468 circa) |
Ci sono dei romanzi che mentre li leggi soprattutto all'inizio non capisci bene di cosa stiano parlando ma sono scritti così bene che vai avanti per il gusto del suono di una parola dietro l'altra. Nel caso di How to be both (tradotto in italiano con L'una e l'altra) il godimento per la scrittura di Ali Smith deriva anche da certi piccoli dettagli grafici, come per esempio i due punti usati per separare certe frasi, un po' come si usa la barra quando si scrivono di seguito i versi di una poesia.
Allo stesso tempo è anche una lettura impegnativa perché le 350 circa pagine sono divise in solo due capitoli e entrambe i capitoli hanno uno stile nel racconto che assomiglia molto a flusso di coscienza. Quindi quando dopo 24 ore riprendi in mano il libro di solito ti tocca andare indietro almeno una pagina per ricordarti cosa stesse raccontando perché in quei due capitoli non ci sono pause.
Anche se non sai di cosa si stia parlando esattamente vai avanti perché ogni tanto ti arrivano dei dettagli e te fai ohhh, e ti tocca anche tornare indietro perché certe cose che hai letto a seguito della tua incredibile scoperta prendono un nuovo significato.
Io tendo a correre troppo quando leggo, tendo a voler arrivare alla fine, e How to be both meriterebbe più lentezza, oppure meriterebbe di essere riletto. Cosa che credo rifarò perché sento di aver afferrato solo un decimo di tutto quello che questo libro voleva raccontare.
How to both racconta di due persone, una che vive nei giorni nostri in Inghilterra e l'altra che ha vissuto in Italia nel Quattrocento e che a un certo punto si incontrano. Tra le varie cose che le accomuna, alcune delle quali non voglio svelare e altre che sicuramente non ho notato, c'è la perdita della madre, figure particolarmente importanti nella vita dell'una e dell'altra. Notare come il titolo in italiano è sì azzeccato ma perde quel 'come essere entrambe' che per il romanzo è importante.
Ali Smith è secondo me una delle migliori scrittrici contemporanee soprattutto per la particolarità della sua scrittura. Tradurla bene non deve essere per niente semplice e sono curiosa di vedere come è stato fatto.
Qui un'intervista sull'Indice dei libri che svela molto di più di quanto ho svelato io. Ne riporto un piccolo stralcio per invogliarvi a fare click:
Non siamo mai da soli. E siamo sempre in compagnia – una compagnia invisibile – delle persone che se ne sono andate prima di noi e delle persone che verranno dopo di noi. La nostra esistenza è stata resa possibile da chi è esistito prima di noi, e noi rendiamo possibile quella di chi esisterà dopo di noi, e viceversa, e nonostante possa sembrare che cinquecento anni e un paese diverso e una storia diversa siano enormi barriere e confini insuperabili per mettere in connessione persone diverse, in realtà noi abbiamo tutto in comune se solo guardiamo o ascoltiamo oltre noi stessi. Questo è ciò che l’arte è, e ciò che l’arte fa. Apre i sensi, spalanca una porta oltre, e in modo paradossale contemporaneamente dentro, il concetto del sé.
5.10.16
Come mi va a ottobre
Ascolto 22, A Million, il disco appena uscito di Bon Iver: capolavoro! Su Spotify c'è. Questa è la tracklist, tanto per farvi capire subito che si tratta di un disco particolare:
1. 22 (OVER S∞∞N)
2. 10 d E A T h b R E a s T ⊠ ⊠
3. 715 - CRΣΣKS
4. 33 “GOD”
5. 29 #Strafford APTS
6. 666 ʇ
7. 21 M♢♢N WATER
8. 8 (circle)
9. ____45_____
10. 00000 Million
Leggo di Ali Smith, How to be both: capolavoro! Anche se ho appena cominciato il secondo capitolo (sono due soli capitoli dello stesso numero di pagine) ed è scritto in modo abbastanza strano, e non essendo una tracklist ma 180 pagine spero di arrivare alla fine. Ieri sera mi distraevo un po'.
Ho appena finito di guardare la seconda serie di Narcos. La prima mi era piaciuta di più ma anche questa non è male. E poi ho scoperto che c'è una terza. Viva Peña e Oberyn!
27.1.16
Letture femminili
Verso la fine dell'anno c'è stata una polemica su una lista di migliori libri del 2015 pubblicata non ricordo dove nella quale non era presente neanche una scrittrice.
Be', a me quest'anno per Natale hanno regalato solo libri scritti da donne, due dei quali pubblicati nel 2015, di cui uno considerato a livello internazionale uno dei migliori libri del 2015 (in realtà vedo che è stato pubblicato nel 2014).
Una bella discriminazione insomma!
Ecco la mia lista:
Chirù di Michela Murgia
Quest'estate in Sardegna avevo letto L'accabbadora che mi era piaciuto tantissimo, questo un po' meno.
How to be both di Ali Smith
In italiano non ancora tradotto. Ali Smith è considerata una delle più geniali scrittrici contemporanee. Questo romanzo si svolge in parte anche Italia
Viaggio in Uruwera di Katherine Mansfield
Scrittrice neozelandese dei primi anni del '900 che visse soprattutto in Inghilterra. Il libro è un resoconto di un viaggio in Nuova Zelanda.
Ragazzi di zinco di Svatlana Aleksievic
È la vincitrice del premio Nobel per la letteratura del 2015. Mi dicono che è la versione al femminile di Ryszard Kapuscinski
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