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29.7.19

Marettimo in pellicola


La piccola Marettimo e la sua grande tradizione di pesca.

Questo pescatore c'era tutti i giorni a sistemare le sue reti, tanto che ci siamo chiesti se fosse lì per farsi fotografare.












La stagione non è ancora partita. Le barche sono ancora in secco.
Il cavallo perfetto per un rullino in bianco e nero.

Erano i primi di giugno, non faceva troppo caldo, anzi, ma un riposino pomeridiano ci sta sempre bene.
Sali sali sali.
Fino alle "Case romane" e la sua piccola chiesetta bizantina. C'è anche una sorgente di acqua dolce.
È aperta!

Le mille domande di JL.
A scendere si fa molto prima.

Dice che gli asini siano cattivi. Io ci credo.
Anche per arrivare al Castello di Punta Troia si sale lungo sentieri a picco. Per buona parte del tragitto ci accompagna un cane.
Ci vogliono quasi due ore camminando con calma e fermandosi a fare foto ma ne vale la pena. Bagno gelido ma neanche una medusa.














Minox tasto giallo. Ilford FP4+ 125.
Marettimo a colori qualche tempo fa qui.

11.6.19

Tutte le strade di Marettimo portano al mare

E che mare!












































Secondo me almeno una volta l'anno ci vuole una vacanza anche breve in un'isola piccola. La qualità della vita migliora molto. L'isola piccola ti dà subito quella sensazione di lontananza da tutte le noie che lasci a casa. Nell'isola piccola c'è solo la natura e il mare. Raramente nell'isola piccola il centro abitato è grosso, soprattutto se l'isola piccola è montuosa. Quindi scegliere isole piccole montuose. Ponza per esempio non va bene. Nell'isola piccola ci sono pochi esercizi commerciali, pochi bar, pochi ristoranti, uguale meno confusione. A Marettimo in compenso ci sono tanti pescatori. Nell'isola piccola ci sono pochissime macchine e si va ovunque, mai troppo lontano a meno che non decidi di prendere un sentiero, a piedi. Viva l'isola piccola montuosa.

Marettimo poi è in Sicilia e in Sicilia si sta bene.

Marettimo a giugno quando ancora ci sono pochi turisti è una grande famiglia. D'inverno gli abitanti sono 80 e finché i turisti sono pochi gli 80 ti coccolano e ti raccontano. Pietro ci ha detto venite a Natale, a Marettimo a Natale si sta bene. Giovanna, la nostra padrona di casa era felice di parlare americano con noi, perché lei è americana, di Monterey, e Monterey è bellissima, si vive molto bene a Monterey. Giovanna in realtà è di Marettimo, e come molti marettimani (si dirà così?) è emigrata almeno per qualche anno. A Monterey c'è una grossa (grossa a partire da quegli 80) comunità di marettimani andati là quando il pesce nelle Egadi ha cominciato a scarseggiare. Pietro è stato anche in Alaska a pescare il salmone, come altri marettimani. Un marettimano in Alaska. Quante altre storie ci devono essere in questa isola piccola montuosa; noi che stavamo sopratutto sott'acqua e con 3 di Belluno purtroppo ne abbiamo sentite pochissime.

22.1.19

Un po' di Sicilia / 2

Macchina fotografica: Pentax MZ-5N.
Acquistata per sbaglio a molto poco perché non è niente di che. Fa molto in automatico, se uno vuole e certe volte io voglio. Fa anche la messa a fuoco in automatico. Capisce da sola l'ISO della pellicola che la trovo una cosa stupefacente e tutte le volte mi chiedo come fa e a dire il vero non mi fido neanche troppo, ma non ce l'ha proprio la rotellina per impostare l'ISO.
Le foto seguenti sono state fatte con Ilford FP4+ 125 mentre quelle del post precedente con Ilford Delta 400.
Durante la seconda pellicola, cioè le foto del post precedente, a un certo punto ho avuto l'impressione che non mettesse più a fuoco (né in automatico né in manuale) e così per sicurezza non l'ho più usata in Sicilia, così Ragusa e Caltagirone non hanno foto in pellicola. Invece sembrerebbe tutto a posto. Forse sono le pile?
Anche se questa Pentax non è niente di speciale spesso me la porto dietro se voglio avere anche lo zoom e non ho voglia di portarmi l'Olympus con 3 lenti che diventa ingombrante e devi stare a cambiare la lente. La Pentax monta una lente 35-80. Nella Sicilia barocca quindi è stata molto comoda, lo zoom ci vuole per riprendere tutte quelle facce che ti guardano da sotto i balconi, ma anche un grandangolo per gli incredibili panorami.
Insomma ne parlo male ma il suo lo fa.

(1,2,3) Necropoli di Pantalica | (4,5,6) Palazzolo Acreide







La Necropoli di Pantalica è veramente affascinante e per me è stata una sorpresa. Il sito è grande e si presta a belle camminate. In fondo alla gola c'è un corso d'acqua nel quale probabilmente d'estate si può fare il bagno. La natura intorno è rigogliosa e tutte le grotte creano un ambiente veramente spettacolare. Io e G ne abbiamo visitato soltanto una picolissima parte e poi ha cominciato anche a piovere, forte, costringendoci a ripararci nelle grotte.

16.1.19

Un po' di Sicilia

Quella barocca. Perché è a causa del disastroso terremoto del 1693 che rase al suolo praticamente tutta la Val di Noto se ora questa parte della Sicilia è così ricca dei magnifici edifici tutti in stile barocco. Volendo approfondire su Wikipedia c'è una voce particolarmente esaustiva.

Quella di Montalbano. Perché come ci ha raccontato il proprietario di un bar è grazie al telefilm Montalbano se questa parte della Sicilia ha conosciuto negli ultimi anni una maggiore affluenza di turisti. Le città barocche poi sono diventate anche patrimonio dell'umanità. Nonostante tutto questo, ci spiegava il loquace proprietario del bar nella piazza della duomo di Ragusa Ibla, non si riesce a tenere aperte le chiese perché i turisti possano visitarle. Anche se io le preferisco comunque da fuori.

Quella con una natura pazzesca. Che poi è la cosa che mi ha colpito di più perché forse non ci pensavo. Verdissima e piena di muretti bianchi. Gole, altipiani, spunzoni di rocce, e il mare sempre laggiù in fondo.

(1) Palazzolo Acreide | (2,3,4) Noto | (5,6,7) Scicli | (8,9) Modica



















16.9.16

Pantelleria. Letture

Brevi recensioni di 4 romanzi + 1 guida dalle quali si capisce senza ombra di dubbio quale mi sia piaciuto di più.
Uno, due, tre, via!

Non ho trovato scrittori panteschi, ma una specie di guida su Pantelleria: L'ultima isola di Giosuè Calaciura. Lui è un autore del programma di Radiotre Farenheit ed è palermitano (quindi posso leggerlo, perché il giochino è leggere solo autori locali - anche se i panteschi non sarebbero d'accordo perché loro affermano di essere panteschi e non siciliani. Le 24 ore passate a Palermo però mi permettono di superare questo cavillo). L'ultima isola è una guida diciamo letteraria all'isola di Pantelleria. Ogni capitoletto descrive gli aspetti più particolari dell'isola, che di aspetti particolari ne ha veramente tanti. Si comincia con la difficoltà per arrivarci, per mare perché il mare è spesso mosso e i traghetti non ce la fanno ad attraccare, ma anche per cielo, perché la pista di atterraggio è molto corta e se c'è troppo vento (come spesso c'è) si rischia di finire in mare o sulla Montagna Grande. Pare che i piloti che volano su Pantelleria facciano un corso speciale. Si prosegue raccontando tutti i diversi popoli che tuttavia ci sono riusciti ad approdarci - fenici, romani, spagnola, bizantini, arabi, normanni - e che le hanno dato i nomi diversi: Yrnm, Cossyra, Qawsra, Bent el-Rhia. E poi la roccia lavica; i muretti a secco; l'isola Ferdinandea che a un certo punto è emersa dall'acqua e poi è tornata sotto; l'acqua calda in mezzo al mare; l'uomo contro la natura; i giardini panteschi ah i giardini panteschi; i capperi e lo zibibbo; i dammusi; l'aeroporto voluto da Mussolini; il bombardamento degli americani... un sacco di roba e ancora di più che leggi prima di andare e poi trovi davvero.


Ma forse quello che più mi è rimasto addosso della lettura di L'ultima isola è stata la sensazione di vero isolamento. Pantelleria è in fondo in fondo all'Italia, 5-6 ore di traghetto da Trapani, più vicina alla Tunisia che all'isola madre. Intorno a Pantelleria non c'è davvero niente, solo un mare spesso burrascoso. Allora  sono andata contro tutte le regole del giochino e ho letto un libro di un triestino che va in vacanza su un faro che si trova su un'isola neanche quella siciliana. Il ciclope di Paolo Rumiz. Rumiz, è assodato, mi piace; mi piacciono i suoi viaggi lenti e mi piace come ne scrive. Il ciclope descrive sicuramente il viaggio più lento che ha fatto, una trentina di giorni dentro un faro su di uno scoglio in mezzo al mare. Ed effettivamente su quello scoglio in mezzo al mare non è che succeda un granché, ma in quell'isolamento, in quella assenza di distrazioni, succede che l'essere umano guarda un po' dentro di sé e gli viene in mente altro da raccontare. Cose facili, tipo altri fari e altri mari, oppure di migranti, di navi, di terre lontane, di altri viaggi. Rumiz ci filosofeggia un po', in certi punti forse un troppo e scade in un moralismo che in altri libri suoi non ricordavo; ma se piacciono i fari (a chi non piacciono?) è un gran bel libro. A meno che uno non sia bergamasco, il moralismo di Rumiz si può anche perdonare (a un certo punto c'è una battuta parecchio gratuita e sciocca sui bergamaschi che se la poteva anche risparmiare e che da gran viaggiatore che è non me la aspettavo proprio).


Quindi torno con felicità ai siciliani e al libro che più mi è piaciuto e mi ha colpito: Piccola guerra lampo per radere al suolo la Sicilia di Giuseppe Rizzo
Pirandello fa cacare, dice Gaga. Tomasi di Lampedusa fa cacare.E Camilleri, anche Camilleri fa cacare?, chiede l’americano.Camilleri è il male assoluto. Dovrebbero imprigionarlo e rileggergli tutti i romanzi di Montalbano fino a che non implori pietà. Bisognerebbe mettere mano alla pistola ogni volta che qualcuno dice della splendida decadenza e dell’irredimibilità di questo posto, come fanno Camilleri Pirandello Tomasi. Bisognerebbe appiccare il fuoco, incendiare tutto, cambiare i connotati toponomastici e geografici di quest’isola, togliere ogni punto di riferimento agli isolani e al resto del mondo. Bisognerebbe, ecco, bisognerebbe che qualcuno si decidesse a scrivere un piccolo manuale per organizzare una guerra lampo, radere al suolo la Sicilia e resettare la mente di quelli un po’ cretini come te. Senza offesa, tesoro, era solo un esempio.
Come fai a non leggerlo? Io Camilleri, Pirandello Tomasi sì. Io la bellezza della Sicilia decadente sì. Io il paesaggio violento sì. Io il mare meraviglioso sì. Io tutti i luoghi comuni della Sicilia ce li ho. Piccola guerra lampo all'inizio mi sembrava scritto in modo troppo 'guarda come so scrivere strano io', poi ha cominciato a ricordarmi un fumetto e NiccolòAmmaniti, poi mi sono innamorata dei personaggi, poi era un colpo di scena dietro l'altro, poi dovevo sapere come andava a finire, poi alla fine mi sono commossa ed ero su uno dei tanti scogli scomodi di Pantelleria, faceva un caldo bestia ed ero nell'unica cala con le meduse. Giuseppe Rizzo è giovane, è di Agrigento e ha scritto anche 'L'invenzione di Palermo' che prima o poi leggerò.


Se non ricordo male di Leonardo Sciascia Piccola guerra lampo invece non parla male. L'ho letto per primo, prima ancora di partire, insieme alla guida, Candido, ovvero un sogno fatto in Sicilia. L'ho trovato uno Sciascia un po' diverso, meno siciliano forse, nonostante la storia, che si ispira al Candide di Voltaire, si svolga in Sicilia. Forse un po' troppo intellettuale anche se come il Candide originale è spesso comico. Insomma, non ho molto da dire su questo.








L'ultimo letto, finito da poco, invece rientrerebbe a pieno titolo nel genere di romanzo siciliano denigrato da Osso, il protagonista di Piccola guerra lampo: La Mennulara di Simonetta Agnello Hornby. Piccolo paesino siciliano, nobili decadenti, servitù contadina, il mafioso che però fa la cosa giusta, pettegolezzi. Dopo Piccola guerra lampo era difficile tornare a un libro 'normale', ma La mennulara non è malaccio e della scrittrice siciliana residente da moltissimi anni a Londra sicuramente mi piacerebbe leggere altro. La Mennulara è una serva di una decadente famiglia che nel primo capitolo muore e il resto del libro è una specie di indagine per capire chi era davvero la mennulara e se è vero che ha lasciato da qualche parte un sacco di soldi. Ci sono molti personaggi e certe volte si fa un po' fatica a ricordare chi è chi anche se i lunghi titoli-riassuntino dei capitoli aiutano. Credo che quello che mi è mancato in questo romanzo sia un personaggio a cui affezionarmi, col quale sentire empatia, ma forse anche odio... non ho sentito niente per questi personaggi, mi stavano tutti indifferenti, forse qualcuno minore mi è piaciuto, ma essendo minore c'era poco.


Finita questa parentesi siciliana ora sto leggendo Elena Ferrante, La figlia oscura. Ecco, Elena Ferrante riesce benissimo a farti entrare i personaggi sotto la pelle, già con il primo rigo. C'è poco da dire, chi se ne frega chi sia, è una gran bella scrittrice!