20160727

Lightning Dust - Diamond

Le piscine, quelle chiuse, sono sempre stati luoghi che mi hanno affascinato.
L'acqua sempre un po' fredda, l'odore di cloro, i costumi interi, le cuffie e gli occhialini, gli asciugamani appoggiati dove capita, le ciabatte ammucchiate vicino alla scaletta, il frastuono delle braccia e le gambe sull'acqua, il rimbombo delle istruzioni degli istruttori, i vetri appannati...
E poi il nuoto sincronizzato, potrei guardarlo per ore.
Bel video, bella musica.


20160721

Come mi va a luglio

Bene!
Perché ho trovato una serie di quelle che vuoi guardarti una puntata dietro l'altra: Gotham!
Perché ho trovato un album che ascolto su repeat da giorni: Hombre lobo degli Eels. E in particolare una canzone che va su un suo personale repeat durante il repeat di tutto l'album: The look you give that guy.
Perché ieri sera ho finito di leggere Slightly out of focus di Robert Capa anche se più che di fotografia parla della Seconda Guerra Mondiale, ma il libro è pieno delle sue foto bellissime.

Autoritratto con John Steinbeck, anche lui reporter di guerra (1947)



20160712

Non solo neozelandesi

Leggo e traduco per voi dal Guardian dove potete vedere anche il video di qualità migliore:


Alle minacce del ladro armato il proprietario di un ristorante da asporto reagisce continuando a servire un cliente

Said Ahmed racconta di come ha ignorato l'uomo armato col passamontagna, continuando a preparare il souvlaki di pollo al cliente, per poi alla fine voltarsi e andarsene.

Il proprietario di un ristorante da asporto ha raccontato di come "ha levato il potere" a un aspirante ladro semplicemente ignorandolo.
Said Ahmed di Christchurch in Nuova Zelanda aveva deciso di finire di servire il cliente prima di allontanarsi dal bancone mentre un uomo col passamontagna e una pistola lo minacciava.
Il filmato dell'episodio è stato pubblicato dalla polizia sulle reti sociali e mostra come Ahmed, originario dell'Egitto, sembra quasi sorridere durante lo svolgersi degli eventi. "L'uomo voleva spaventarmi e io ho deciso che non lo poteva fare," ha detto Ahmed al Guardian.
"Ho consegnato l'ordinazione al cliente perché volevo che lasciasse il ristorante e non essere in pericolo."
La tentata rapina è avvenuta sabato sera al ristorante da asporto Taste of Egypt a Christchurch.
Ahmed era solo e stava preparando un grosso souvlaki di pollo per un cliente. Non c'erano persone in strada (ndt non ce ne sono mai in Nuova Zelanda) e gli altri ristoranti di kebab avevano chiuso già da un'ora. Ahmed era stanco e voleva tornare a casa.
Nel video che dura 26 secondi si vede un uomo armato e col viso coperto che si avvicina al bancone alle 22.38. Ahmed gli dà un'occhiata sbrigativa e sembra sorridere. Vede la pistola che tiene in mano e decide di ignorarla.
Ahmed, che è emigrato dall'Egitto alla Nuova Zelanda 20 anni fa e che ha una laurea in agronomia, continua tranquillamente a preparare il souvlaki di pollo e evita di guardare l'uomo. L'aspirante ladro si sposta da un piede all'altro e tiene la pistola in modo insicuro, sembra confuso dall'indifferenza di Ahmed.
Dopo aver consegnato il pacchetto al cliente, Ahmed semplicemente lascia il bancone. "Ho girato le spalle al ladro e mi sono diretto in cucina per chiamare la polizia. Mi sono detto che se avesse sparato almeno il mio corpo si sarebbe trovato più lontano e l'impatto con una pallottola sarebbe stato meno pericoloso che se fossi stato più vicino."
Scoraggiato dal rifiuto di Ahmed di aver paura l'uomo armato velocemente lascia il negozio.
"Il ladro era molto confuso dal mio comportamento. Voleva farmi paura ma non ero spaventato, togliendoli quel potere," ha proseguito Ahmed.
Ahmed ha raccontato di aver visto molta violenza prima di emigrare in Nuova Zelanda, e la tranquilla prevedibilità della vita a Christchurch ha influenzato la sua reazione.
"Il mio cuore batteva veloce e avevo paura ma non avevo intenzione di mostrargliela. Ecco perché la mia natura è tranquilla. Abito qui da 20 anni e non ho mai visto violenza. In Egitto la vedevo tutti i giorni ma in Nuova Zelanda sono calmo perché è un paese sicuro."
Da quando c'è stata la tentata rapina Ahmed chiude il ristorante prima il venerdì e il sabato sera.
La figlia di 19 anni, Yasmin, ha raccontato che il video della tentata rapina l'ha spaventata ma che la reazione imperterrita del padre è tipica.
"Ha dimostrato coraggio quando ha lasciato il bancone, ma è stato anche rischioso. Si vede che il ladro era sconcertato dalla mancata reazione davanti alla pistola che teneva in mano. E decide di andarsene."
La polizia di Caterbury prosegue le indagini.
(ndt, comunque anche il cliente mica male!)





20160708

Il racconto dei racconti



Ma come gli viene in mente a uno che ha fatto film come Gomorra, Reality, L'imbalsamatore (gli altri non li ho visti) di girare una roba così.

Ipotesi:
1. Il film in realtà non è di Garrone. Ha fatto da prestanome a qualcuno che avrebbe poi dovuto palesarsi una volta che il film avesse ottenuto il successo mondiale. Quel qualcuno visti i risultati ha pensato bene di continuare a nascondersi,
2. Garrone si è perdutamente innamorato della costumista scartata da Il trono di spade e per consolarla ha messo su quella roba lì.
3. Il film in realtà doveva essere una pubblicità progresso del ministero del turismo per promuovere i bei luoghi italiani. Che, diciamolo, sono proprio belli: io ho riconosciuto il Castello Normanno-Svevo pugliese e le Vie Cave maremmane.
4. Garrone invidioso di Sorrentino ha cercato di fare un film da Oscar. A pomposità siamo lì.
5. A Garrone gli è dato di volta il cervello.

Comunque le immagini sono belle. Qui un articolo de ilpost sui luoghi dove il film è stato girato e qui una serie di foto dal dietro le quinte.

20160701

Giorgia O'Keeffe

Abstraction White Rose, 1927 (dettaglio)
In the Patio No IV, 1948
New York Street with Moon, 1925
Dark Iris No 1, 1927
 O’Keeffe in Albuquerque, New Mexico, 1960
Da un articolo del Guardian: The wild beauty of Giorgia O'Keeffe.

20160623

Portished per Jo Cox

I Portishead hanno rifatto la canzone degli Abba, SOS, in memoria di Jo Cox, l'attivista per i diritti degli immigrati e membro del Parlamento inglese per il partito laburista uccisa da un simpatizzante dell'estrema destra con gravi problemi mentali.



 

20160610

Quest'anno per la luminara ci sono

Il video dell'anno scorso di Lavinia Baroni,



20160608

20160527

20160526

Due post a maggio li faccio, come ad aprile

Alcune foto poco conosciute di Bob Dylan che ieri ha compiuto 75 anni, tratte da un articolo del Guardian. Nell'articolo trovate altre foto, le didascalie e l'intervista al fotografo Daniel Kramer.






20160524

Un post a maggio lo faccio



Fallisco ma non demordo.
Vorrei mantenere questo blog aggiornato ma non ci riesco. Insomma un classico try again fail again fail better.

Xavier Dolan ha vinto un altro premio a Cannes col suo nuovo film. Aveva già vinto con Mommy, il post di aprile. Io nel frattempo ho guardato Laurence Anyways un film di quasi tre ore che racconta la storia d'amore tra un lui e una lei, Laurence e Fred, dove lui a un certo punto decide di diventare una lei.

Bello anche questo, anche se Mommy mi è piaciuto di più, credo perché in più ci sono tutta una serie di effetti tecnici, la musica, la fotografia, che rendono Mommy, per me, un vero gioiellino. Resta il fatto che questo ventisettenne regista canadese riesce a rappresentare l'essere umano in un modo incredibilmente intenso. I suoi film, questi due che ho visto almeno, sono commoventi. Mi viene da usare questa parola. Non nel senso che si piange, ma che i protagonisti delle sue storie li senti, per quanto siano diversi da te, ci entri in empatia. Compassione forse è la parola giusta (non nel senso di compatire, ma nel senso di empatia, soffro insieme. provo la stessa passione), ma è solo una parola su cui mi sono fissata ultimamente.

Fine della psicanalisi da cucina.

Forse Dolan mi ricorda un po' il regista francese Jaques Audiard (quello di Il profeta, Un sapore di ruggine e ossa, Tutti battiti del mio cuore, etc). Anche quando scoprii Audiard fu una rivelazione.

Di nuovo in questo film c'è Suzanne Clément che faceva il ruolo della vicina super timida e balbettante in Mommy. Qui è la lei. Di nuovo bravissima.

Ora mi manca Je tué ma mère... che già il titolo merita, Les amours imaginaires, Tom à la ferme.

E poi a settembre al cinema il suo nuovo film Just la fin du monde, che sta avendo delle critiche notevoli, anche se sono preoccupata per gli attori famosi (Vincent Cassel, Marion Cotillard, Léa Seydoux) e per il doppiaggio (ho letto da qualche parte che il modo in cui parlano, il tono della voce, è particolare e importante e Dolan è attentissimo ai minimi particolari).

Forse quindi non lo guarderò al cinema. Poi è buffo sentire il francese canadese in cui infilano tutte le parole inglesi, soprattutto le parolacce.

20160414

Mommy



Questo qui nella foto si chiama Xavier Dolan, è canadese di Montréal, francofono, ed è nato nel 1989. È un regista e di lui ho visto solo un film, sì perché a 27 anni ha fatto più di un film, ma è uno dei film più belli visti negli ultimi tempi.
Mommy racconta del rapporto di una madre con un figlio adolescente molto difficile. Dell'amore che comunque c'è, enorme, da entrambe le parti. Della comprensione, o forse della condivisione, che certe volte arriva da dove meno te l'aspetti ed è molto di più di quel che ti aspettavi, quando tutto attorno invece va a rotoli.
Il film, per me è eccezionale in tutto. Non ha senso parlare di attori messa in scena fotografia colonna sonora montaggio regia. Certo quello schermo quadrato che a un certo punto si allarga... che all'inizio pensavamo di avere un problema col computer su chi stavamo guardano il film.
Il film l'ho visto stretta su un divano in una sera estiva australiana e più andava avanti il film più mi chiedevo come Xavier Dolan sarebbe mai riuscito a chiuderlo questo film. Ma ci riesce, in modo eccezionale anche lì.
Ventisette anni. Mi aspetto che mi terrà compagnia per un bel po'.
Intanto il suo ultimo film intitolato Juste la fin du monde sarà a Cannes.


20160407

Troppi film che non te ne viene in mente neanche uno



Quando non so che film guardare vado qui: whatmovieshouldiwatchtonight.
In pratica ti mostra un trailer dietro l'altro. C'è un sacco di roba, forse soprattutto americana, ma non solo.
Una volta arrivati sul sito, cliccate su 'Nah, I'll stay here".Il sistema nuovo non mi funzionava.
Poi certe sere finisco a guardare un trailer dietro l'altro.
Adoro i trailer.

20160331

L'Armenia nel cuore

Ultimamente mi sono fissata sull'Armenia. È un paese, un popolo, una storia che mi hanno sempre incuriosito, non so per quale motivo, forse perché qualcuno mi ha detto che era un popolo di musicisti - ed effettivamente ho avuto due insegnati di musica armene -, forse perché mi piace il regista Egoyan, forse perché sono cresciuta ascoltando Aznavour... o forse mi piace solo il suono della parola Armenia.

Fatto sta.

Ora sto leggendo un libro che si intitola Con l' Armenia nel cuore che è il resoconto di un viaggio in Armenia in bicicletta e di cui ho visto anche la bella presentazione del libro alla libreria di libri di viaggio Orsa Minore.

E stamani sono inciampata in questo breve articolo di una giovane fotografa - wow - di origine armena che tradurrò anche per tenermi in allenamento nell'attesa che le traduzioni mi fiocchino da ogni dove. L'originale in inglese è sul Guardian qui. L'articolo fa parte di una delle innumerevoli e notevoli sezioni del giornale inglese, in questo caso la serie di questi articoli nella sezione fotografia si chiama 'My best shot'.


Fotografia: Il mio scatto migliore
La migliore fotografia di Diana Markosian: un armeno di 105 anni che fuggì dal genocidio 
'Movses si mise a piangere, a cantare e si baciò le mani quando vide la foto del villaggio da cui scappò un secolo prima'




Questa è una fotografia di Movses Haneshyan che guarda una fotografia del suo villaggio per la prima volta dopo un secolo. Movses si mise a piangere e poi a cantare "La mia casa. La mia Armenia." Toccava la foto mentre cantava, e poi si baciò le mani come se la foto potesse riportarlo indietro.

Movses vide per l'ultima volta casa sua nel 1915 all'età di 5 anni. Quando i soldati entrarono nel villaggio, il padre lo prese per mano e scapparono. "Metà della strada era coperta da persone morte," mi raccontò. Questo fu l'inizio di quello che gli armeni chiamano il "grande crimine", il genocidio del popolo armeno nella loro terra, ora parte della moderna Turchia.

Durante la prima guerra mondiale, l'Impero ottomano avviò una politica di deportazione, omicidio di massa e stupro per eliminare la presenza armena all'interno dei propri confini, Quando la guerra finì, più di un milione di persone erano state uccise. Ad oggi, 29 nazioni hanno ufficialmente riconosciuto gli omicidi come genocidio, ma gli eredi degli Ottomani nel governo turco non l'hanno ancora del tutto riconosciuto.

Nel 2013 sono andata in Armenia per incontrare Movses e altri nove sopravvissuti per farmi raccontare quei giorni lontanissimi. Erano tutti molto anziani e fragili. Tre furono disposti ad aiutarmi: Movses, Yepraksia Barseghyan-Gevorgyan e Mariam Sahakyan. Insieme individuammo le esatte coordinate dei villaggi da cui erano fuggiti. Sono quindi partita alla loro ricerca. Movses, che ha 105 anni, mi aveva dato una cartina che ho cercato di seguire il più possibile e sono riuscita a trovare tutto quello che mi aveva descritto: il mare, l'albero dei frutti che si ricordava mangiare, le capre che custodiva e anche i sassi che una volta erano la sua chiesa. 

Yepraksia che oggi ha 108 anni fuggì dal suo villaggio attraversando un vicino fiume. Vide uccidere e poi gettare nel fiume i suoi compaesani. Era rosso, pieno di sangue, mi raccontò. Mariam, anni 102, fuggì in Siria con sua madre e il fratello più grande, che fu vestito da bambina per sicurezza. Si nascosero tra l'erba quando arrivarono i soldati. Camminarono durante la notte per tre giorni e si nascondevano il giorno. Ma una volta arrivata in Siria fu separata dalla sua famiglia.

Scattai una foto di ciò che rimaneva di ciascun villaggio e l'anno scorso le ho consegnate ai sopravvissuti. Le hanno afferrate come se soltanto tenendole vicine potessero essere trasportati di nuovo laggiù.

Sono armena, ma nata a Mosca e cresciuta negli Stati Uniti. Questa è parte della mia storia, che conoscevo ma che non ho mai totalmente accolto come mia. Il mio bisnonno sopravvisse al genocidio perché i suoi vicini, che erano turchi, lo nascosero. Quindi questa serie è personale, un modo per cercare di capire quella parte di me.

Avevo chiesto a ciascun sopravvissuto cosa potevo fare per loro. Movses mi chiese di cercargli la sua chiesa, che oggi è una rovina, e lasciare il suo ritratto lì. Yepraksia mi chiese di trovare il fratello perduto, anche se di lui aveva solo un disegno. "Gli piaceva mettermi sulle spalle e giocare con me all'orfanotrofio," mi raccontò. "Non ricordo molto di più tranne che aveva gli occhi celesti come i miei."

Mariam mi chiese di andare al suo villaggio e riportarle un po' di terra. Voleva esserci seppellita. Quando gliel'ho portata aprendo il pacchetto esclamò: "Mi hai riportato il profumo del mio villaggio."


Il sito di Diana Markosian.