20081128

Ancora a teatro



LUI era perfettamente a suo agio davanti alla piccola folla venuta ad assistere allo spettacolo. Vestiva i suoi vestiti migliori anche se il luogo poteva supporre anche qualcosa di più casual. I suoi assistenti, gli attori non protagonisti, erano disposti in posizione strategica pronti per ogni evenienza. LUI con calma aveva disposto le sue armi e le sue vittime in ordine davanti a sé e davanti alla folla. Tra NOI e LUI un lungo tavolo con tutto quello che serviva.
La sala era poco illuminata, ma LUI non sembrava farci caso. Sapeva che sarebbe stato comunque nella luce. Un faretto è stato tuttavia indirizzato sulla sua figura.
LUI non si presenta. Presenta invece le sue vittime: un cefalo, un sugherino, un'ombrina, una gallinella, una torpedine e una razza. E dopo esaurienti descrizioni degli attori non protagonisti su vita morte e miracoli di queste vittime (per esempio, sembra una stupidaggine ma non c'avevo mai pensato, i pesci coltivati hanno tutti lo stesso sapore perché viene dato a tutti, che siamo orate o spigole, lo stesso mangime, mentre quelli pescati naturalmente hanno un'alimentazione varia; ma lo sapete che per farli riprodurre, per stimolarli, ai pesci coltivati gli danno gli ormoni del cavallo?),
LUI dice: Quando un pesce è fresco rimane sulle mani questa specie, questa specie... di bava.
Applauso entusiasta, soprattutto del pubblico femminile.
LUI dice alzando il cefalo: naturalmente un pesce più fresco è più è rigido e non puzza.
LUI dice: il pesce non puzza.
Un ooooooh entusiasta del pubblico soprattutto femminile.
LUI quindi tira fuori la sua prima arma, un desquamatore, e procede a togliere tutte le squame dal cefalo; la gallinella invece ne ha pochissime solo sulla coda, anche il sugherino, l'ombrina invece di più.
Le armi LUI le tiene in una valigetta, di metallo, un po' in penombra, dietro di sé.
LUI quindi tira fuori la sua seconda arma, quella fondamentale, quella che uno come lui se la porta sempre dietro, quella personale, quella scelta con cura, quella affilata, un coltello: non è grande ed è del tipo rigido (LUI dice: preferisco questo rigido, ma ognuno deve scegliere il suo) e ha l'impugnatura blu.
LUI senza pietà sventra il cefalo, un taglio netto, sicuro, senza inutili spargimenti di sangue, da qui a qui. LUI dice: pulire bene il pesce da tutto il sangue. LUI non butta via tutte le interiora, il fegato per esempio si può magiare.
Poi le luci si abbassano. Arriva il momento più delicato: la sfilettatura.
Ma LUI conosce bene il suo mestiere, le sue mani non tremano, non c'è un filo di sudore sulla sua fronte, potrebbe farlo ad occhi chiusi, ma non ha intenzione di fare lo sborone, è uno sobrio LUI, pacato, non appariscente LUI.
LUI dice: il pesce si può sfilettare in due modi, così, seguendo la lisca e facendo attenzione a seguirne la forma e in particolare la gobbina della spina dorsale; oppure così entrando da dietro le branchie.
Tsa-Tsa. Fatto.
LUI non butta via niente, lische, teste servono a fare il brodo con la cipolla e la carota e poco poco sedano.
LUI sotto i nostri occhi ci prepara uno spaghettino cotto nel brodo con tocchettini di cefalo senza olio e senza sale per trenta persone, buonissimissimo.
LUI dice: il sale no nel pesce. Bisogna imparare di nuovo a sentire i veri sapori.
LUI dice: il pesce alla griglia no. Tutto quello cotto alla griglia sa di griglia. Bisogna imparare a sentire di nuovo i sapori veri.
LUI sotto i nostri occhi ci prepara un piattino con carpaccio di pesce crudo con arancia, fettina di pesce saltata un attimo in padella senza niente con radicchio saltato in padella con sale (con saleee!?!!, oh), tocchetti di pesce cotto al micronde con purè di patate e broccolo, per trenta persone, buonissimissimo.
LUI dice: si sa, quando il pesce è fresco, meno ci si fa meglio è.
LUI dice: bisogna riscoprire i pesci poveri, quelli di cui i nostri mari sono pieni.
LUI dice: basta con questi pesci di moda, le orate, le spigole, che infatti sono scomparsi dai nostri mari.
Applausi. Applausi scorscianti. Lancio di fiori sul palco. Bis. Bis. Bis.
LUI dice: per sbucciare le cicale basta metterle una mezzoretta in freezer.
LUI dice: le cicale sono molto saporite e molto buone anche crude.
Ancora applausi. Ancora svenimenti tra le prime file. Un pigia pigia per l'autografo.
La prossima tappa della turné del cuoco-frangi-palati-e-cuori rimane tuttora avvolta nel mistero.

7 comments:

exmara said...

ma lo posso conoscere?

SUBU said...

ma chi è??

sburk said...

Non so neanche come si chiama!
(Comunque è un cuoco che è venuto a fare una dimostrazione di cucina del pesce povero organizzato dalla cooperativa che fornisce il GASP di pesce.)

bart said...

e tutto il pubblico femminile accorse in frotte (per la bava? per o' pesce? per lo sfilettatore mascherato?)

bart said...

una curiosità: ma ti sono evidenti le allusioni fallico sessuali del tuo racconto? Credo di si, lo hai scitto tu ma la curiosità mi rimane.

bart said...

Devo dire che il racconto mi affascina e mi suggestiona.
Mi fa venire in mante una qualche scena da gabinetto di anatomia (cruditè comprese)

sburk said...

No, Bart; sei tu che sei deviato.
E ora ti darai alla sfilettatura di pesce crudo? E soprattutto: alla degustazione.