20071016

Il film dell'anno

Molto tempo fa, agli inizi di questo blog, bei tempi quando ancora eravamo in due a bloggare, vi avevo presentato Anthony Lane: un critico (parecchio critico) di cinema del New Yorker. Un inglese, che commenta i film con quella tipica cattiveria inglese da cui non c'è scampo. I suoi articoli sono divertenti, scrive molto bene e ogni volta che mi capita di leggerlo imparo nuove parole in inglese, perché con lui mi tocca andarle a cercare sul dizionario, non posso sorvolare e fare finta di niente come al solito (questa volta ho imparato churlish, che vuol dire più o meno scortese). E' raro trovare una recensione positiva, ma, incredibile ma vero e c'è da preoccuparsi forse, l'ho trovata: il film si intitola "We own the night", è con Joaquim Phoenix, Mark Wahlberg, Robert Duvall, regia di James Gray. James Gray è il regista di Little Odessa, che non ho visto ma se lo trovo me lo guardo subito anche perché c'è Tim Roth. L'articolo in questione (qui sotto c'è la parte finale, il resto è in inglese qui) non è dei suoi migliori, però: Anthony Lane dà il meglio di sé quando fa il cattivo.

Gray, credo, sarebbe stato di girare film negli anni settanta e questo film si avvicina più al 1975 che al 1988 (ndt, anno in cui si svolge il film); sicuramente avrebbe bisogno di un pubblico anni settanta per guardarlo ora il suo film - un pubblico di cui ci si può fidare, che non brontolerà per la lentezza e la sobrietà delle dissolvenze. Quindi, chi c'è di meglio per promuovere questa atmosfera di Duvall, la cui carriera ha avuto un balzo in avanti sui rigidi ritmi di "Il Padrino"? Tutte le volte che Gray butta là una delle sue inquadrature giù-per-il-corridoio (gli piace la malinconia inprevedibile che dà la prospettiva) viene da pensare subito a Brando e Pacino nascosti nei loro oscuri uffici, anche se neanche Coppola è riuscito a inventarsi una visione tanto seducente quanto quella di Eva Mendes che emerge dalle ombre in un bustier rosso scuro con il fumo di sigaretta che le si arriccia intorno come un sussurro. E poi, quando Coppola aveva bisogno di acqua, o di giungla, doveva andarsele a cercare, mentre la pioggia che si rovescia sull'inseguimento in auto in "We own the night" e che dà al film il suo significato più profondo - lo strano senso di un oscuro e privato apocalisse - non era lì in origine. La sequenza è stata girata in un bel giorno di sole, e l'acquazzone è stato aggiunto più tardi, goccia dopo goccia, con la magia del CGI. Pare proprio che gli dei non abbiano più bisogno di esistere.

2 comments:

Ric said...

"La notte è nostra!"... il trailer del film che gira in TV in questi giorni è notevole. La voce (quella vera, in inglese) di Phoenix è qualcosa di strepitoso. Credo che andrò a vederlo venerdì. Magari insieme a "Michael Clayton"...

sburk said...

Per vedere il trailer sono andata su rotten tomatoes, che non parla per niente bene del film! Ma io mi fido di Anthony Lane, ecco!