20120825

La tovaglia

Al liceo questa poesia di Pascoli mi rimase impressa. Mi rimase impressa l'usanza o la non usanza di lasciare la tavola la sera apparecchiata con la tovaglia, per i morti. Per mettere in contatto il mondo dei vivi con quello  misterioso e sconosciuto dei morti.
Usanza romagnola, regione da cui proveniva la mia professoressa d'italiano del liceo, che aveva una erre moscia impressionate e una gran fantasia nel trovare termini per apostrofare la sua classe. Quella che rimase nella storia fu colabrrrodi maledetti.

 Le dicevano: ― Bambina!
che tu non lasci mai stesa,
dalla sera alla mattina,
ma porta dove l’hai presa,
la tovaglia bianca, appena
ch’è terminata la cena!
Bada, che vengono i morti!
i tristi, i pallidi morti!

 Entrano, ansimano muti.
Ognuno è tanto mai stanco!
E si fermano seduti
la notte attorno a quel bianco.
Stanno lì sino al domani,
col capo tra le due mani,
senza che nulla si senta,
sotto la lampada spenta.

 È già grande la bambina;
la casa regge, e lavora:
fa il bucato e la cucina,
fa tutto al modo d’allora.
Pensa a tutto, ma non pensa
a sparecchiare la mensa.
Lascia che vengano i morti,
i buoni, i poveri morti.

Oh! la notte nera nera,
di vento, d’acqua, di neve,
lascia ch’entrino da sera,
col loro anelito lieve;
che alla mensa torno torno
riposino fino a giorno,
cercando fatti lontani
col capo tra le due mani.

 Dalla sera alla mattina,
cercando cose lontane,
stanno fissi, a fronte china,
su qualche bricia di pane,
e volendo ricordare,
bevono lagrime amare.
Oh! non ricordano i morti,
i cari, i cari suoi morti!

 ― Pane, sì... pane si chiama,
che noi spezzammo concordi:
ricordate?... È tela, a dama:
ce n’era tanta: ricordi?...
Queste?... Queste sono due,
come le vostre e le tue,
due nostre lagrime amare
cadute nel ricordare! ―

2 comments:

arianna said...

Ma, io non l'ho letta come usanza, ma come una scelta della bambina, che da piccola veniva rimproverata perché non toglieva la tovaglia e minacciata con "guarda che vengono i morti" se lasci la tovaglia stesa. Ma evidentemente a lei questa cosa piaceva e così, da grande, lasciava a posta la tavola imbandita per i suoi morti.

sburk said...

che tu la chiami usanza o rimprovero dei genitori il senso più o meno è sempre quello

poi c'è l'idea del pascoli che il poeta è un fanciullino, capace con la sua spontaneità e intuizione di vedere quello che gli adulti non vedono

ho studiato :)