20101117

1 caviglia distorta

= 3 film.



Fish Tank, di Andrea Arnold è del 2009. Andrea Arnold è inglese e questo è il suo secondo lungometraggio. Anche il primo, Red Road del 2006, venne premiato a Cannes. La prima cosa che si pensa vedendo Fish Tank è Ken Loach. E' anche la seconda cosa che si pensa, e la terza e la quarta. Poi si pensa che non è poi così malaccio vivere in Italia e che in Inghilterra, in certi posti sono messi proprio malino. Subito dopo pensi anche che in certi posti qui in Italia probabilmente siamo messi uguale e anche peggio. Insomma, non è proprio un film allegro Fish Tank, anzi è il solito pugno allo stomaco tipicamente inglese; poi cerchi una foto della regista e ti riprendi. Scopri anche che Andrea Arnold ha fatto a lungo l'attrice, non nei film di Ken Loach ma nei programmi per bambini. Protagonista di Fish Tank infatti non è proprio una bambina ma un'adolescente di 15 anni di nome Mia, e Katie Jarvis che la interpreta è sorprendente. Katie Jervis non è un attrice professionista; una collaboratrice della regista l'ha vista in una stazione mentre litigava col fidanzato dalla piattaforma di un binario a quello davanti, le hanno fatto l'audizione ed è diventata la protagonista del film. Il film come faccio spesso, e ogni tanto me ne pento, l'ho scelto per il titolo. Non so bene cosa significhi ed in una intervista la Arnold giustamente dice di non volerlo spiegare così ognuno si fa l'idea che preferisce. Secondo me, si riferisce ai palazzi della periferia dove abita Mia con la famiglia che sembrano un po' degli acquari con tutte le persone/pesci dentro che ci si muovono.





Gli abbracci spezzati, di Almodovar è anche questo del 2009. Che è di Almodovar si vede subito: ci sono attori già rivisti, l'esagerazione di vestiti, parrucche, mobili, storie e in questo caso anche crocifissi. Gli manca però, e mi dispiace dirlo, la passione che c'è sempre nei suoi film. Anzi come tutto il resto, di solito è strabordante. Mi viene da dire che questo sia un film più che altro intellettuale, forse un film sul cinema. Pare che ogni regista che si rispetti prima o poi nella propria carriera debba fare un film che dimostri l'amore per il cinema. Infatti Gli Abbracci Spezzati è pieno di citazione dirette (anche a film suoi, come Donne sull'orlo di una crisi di nervi) e indirette: Rossellini, Malle, il protagonista è un regista che gira un film, ma si vede anche il doppiaggio, e un'altra cinepresa ancora che riprende tutto. Ma c'è qualcosa che non funziona, Almodovar potrebbe fare di meglio.





Cold souls, di  Sophie Barthes ed è del 2009 (sì, anche questo e non l'ho fatto apposta). Il protagonista è Paul Giamatti che è proprio bravo - mi hanno colpito le piccole espressioni di Giamatti, come certe alzate di sopracciglio al  momento giusto che ti chiedi come gli sia venuto in mente. Il cinema permette questo, a differenza del teatro: si vedono le cose piccole. Il film in sé è proprio originale; la storia è originale: divertente ma mai banale. Parla dell'anima, che, come dire, è un argomento sul quale si può dire tutto e niente. Cold souls lo fa con una notevole leggerezza, parla di anime come se stesse parlando di panini al salame o ceci, certe volte; altre volte ne parla come farebbe un poeta russo. Bella la fotografia e anche la cura dei dettagli. Nella colonna sonora c'è anche Lhasa.

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