20090824

L'Irlanda per ostelli/5


Inishbofin hostel, Inishbofin
Inishbofin è un'isoletta.
Sull'isoletta ci sono un paio di alberghi, due pub, due ristoranti (uno dei due pub è anche uno dei due ristoranti), un negozietto di generi alimentari, un negozietto di souvenir, il community centre, tanti bed and breakfast (uno vende anche granchi già cotti e maglioni fatti a mano), tante pecore e mucche, una chiesa e anche un museo.
A Inishbofin ho visto pure un gatto, nero, che al tramonto passeggiava tra le mucche.
A Inishbofin, dice la Lonely Planet, siccome non c'è la polizia che controlla i pub fanno un po' quello che gli pare, non smettono di darti da bere alle 23.30 come in tutti i pub d'irlanda. A Inishbofin, dice la Lonely Planet, la sera si fa baldoria.
Evidentemente la sera che c'eravamo noi, la popolazione di Inishbofin era un po' sottotono. E' vero che poteva bere fino a tardi, e non dovendo guidare uno beve veramente quanto gli pare, ma oltre questo non ho visto tutta questa baldoria.
Inishbofin però è proprio bella. C'ha quella bell'aria di sperduta in mezzo all'Atlantico anche se il traghetto ci mette solo mezzora a riportarti sulla terra ferma. Ma l'Atlantico non è il Mediterraneo e fa più impressione; e il traghetto non è quello enorme della Toremar ma più che altro un peschereccio trasformato. E poi sulla terraferma non è che trovi una metropoli, ma 4 case, l'immancabile pub, e un negozio di generi alimentari un pochino più grande. E se poi sei anche non automunito, ecco un po' sperduto ti senti.
L'ostello di Inishbofin lo consiglio. E lo conosco bene. Mi ci sono ammalata e c'ho passato tanto tempo. I letti sono comodissimi. La doccia del bagno delle camere doppie invece diventa subito fredda, e dopo un giorno di febbre non è proprio il massimo. Ma le docce del primo piano vanno benissimo. Nella sala comune c'è una bella stufetta a carbone che il gestore attizza regolarmente. Anche la cucina va bene. E poi, soprattutto, all'ostello di Inishbofin si può fare campeggio e risparmiare anche di più. C'erano ben tre tende al gelo e alla pioggia. Dice che se uno c'è abituato...
All'ostello di Inishbofin c'erano un sardo che abita a Palermo che con tutta la famiglia era scappato qui dal caldo ed era esaltato dagli ostelli in generale, un suonatore di strumenti strani nonché pescatore di gamberetti, una simpatica e gentile svedese che lavorava lì per qualche mese, ed altri elementi con meno personaggismo (termine di icoandhiscats) incorporato.
L'isola è da cartolina, e te ci sei dentro: spiagge fantastiche, coste alte con erbetta verde fosforescente da quanto è verde, pecore, grotte, casette dei sette nani, l'inmancabile rovina (questa era una fortezza di Cromwell), uno stagno, un lago con cigni due, altri due si erano confusi ed arano sulle pietre in riva al mare, cavalli, isolani rudi ma gentili, baietta con barche e pescherecci, fari bianchi. E distese di bog, cioè le torbiere di cui io sapevo vagamente l'esistenza e che non avevo mai visto. E vai col whisky torbato!
Tutto questo, signori e signori, per un area di 3 per 5 miglia. Fate le vostre conversioni, ma credetemi l'isola è piccola piccola. Ma pienamente sufficiente.

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