20081014

Pure

E ora Baricco si mette pure a fare il regista.
Con quasi esclusivamente attori stranieri.
E Maurizio Porro, lasciamo perdere.
Però Procacci, dai Procacci, non mi puoi uscire con quella frase lì. Sarà la timidezza.
E l'argomento è anche interessante.

Lezione Ventuno
di Alessandro Baricco. Con Noah Taylor, Clive Russell, Leonor Watling, John Hurt, Tim Barlow, Natalia Tena, Andy Gathergood, Daniel Tuite, Rasmus Hardiker, Phyllida Law, Adrian Moore, Matthew Reynolds, Clive Riche, Franco Pistoni, Chiara Paoli, Daniel Harding. Genere Drammatico, colore 92 minuti, Italia 2008.

Come nacque la Nona sinfonia, e cosa successe la sera che per la prima volta Beethoven la presentò al pubblico viennese? Lo racconta il geniale professor Mondrian Kilroy, in una lezione indimenticabile che diventa viaggio fantastico nel passato e riflessione sapiente sulla vecchiaia, sull'amore e sulla bellezza.

LOCARNO - Lezione 21, che apre allo scrittore Alessandro Baricco la via di un cinema originale, colto e intelligente, è un debutto con tre importanti F: Fantasia, Fiaba, Furberia, intesa in senso positivo giacché riesce a porgere al largo pubblico un argomento «tosto» con alto tasso di divertimento e coinvolgimento e un occhio visionario. Di che parla questa storia così argutamente inventata e visivamente coinvolgente? Della Nona Sinfonia di Beethoven, ma il musicista si vede di schiena per 4 secondi e basta; altri film hanno raccontato vita, nipoti e sordità. Il resto è transfert. L' autore usa un suo personaggio, l' inglese professor Kilroy, e ne ricostruisce la «lezione 21», quella in cui distruggeva regolarmente il capolavoro sinfonico di Ludwig van, andato in scena a Vienna venerdì 7 maggio 1824. Per paradosso, certo. Perché il regista odia gli imperativi categorici, le direzioni uniche. «Come molti monumenti della cultura, Proust o il Partenone, la Nona ha sedimentato col pubblico un rapporto ufficiale, uno sguardo frontale. Io la voglio guardare di lato, spiare le debolezze nascoste, scoprirne nuova bellezza: quando la compose, Beethoven era un pistolero stanco che tornava per la sfida finale e non si sa ancora bene come fu accolta». La Musica è però il personaggio principale. A Baricco, musicista, scrittore e teatrante, pratico di Hegel e Omero, inventore del pianista sull' oceano e ora del violinista on ice, non piacciono i confini ma gli incroci, le piazze.
(...) Gioca a capovolgere i miti per ricostruirli più grandi di pria: non solo Beethoven, ma anche Dio, sconsigliato ai piccini. La sua fantasia ha una bella valenza spettacolare, questa prova d' orchestra sul ghiaccio, immagine prensile nel bosco del Trentino, a parte le angherie climatiche («riprese alle 4 del mattino, era l' anno più caldo degli ultimi 150 e si scioglieva tutto in fretta meno la neve computer graphic») permette civetterie di classe. Far sparire gli orchestrali o far nascere la musica sublime dallo scalpiccìo degli zoccoli dei cavalli, dai fuochi artificiali, dall' aprirsi di un ventaglio, dal canto di un uccello. Diviso tra forza e leggerezza, il regista sceglie una forza leggera. Scherza sul Congresso di Vienna del 1815 paragonandolo al G8 di oggi, dà del diavolo a Paganini, raccoglie gli oggetti artistici sopravvalutati. «Attenzione, non è un elenco mio ma di gruppo: io ho inserito Ulisse di Joyce, altri hanno messo Kubrick contro la mia volontà, concordo sulla Gioconda, poi ci sono Botticelli, Warhol e L' opera da tre soldi». Nella storia appare anche, rimandato al mittente subliminale che sta dentro di noi, lo spettro della vecchiaia, l' analisi del bello, il piacere di amare-odiare e rivestire un grand' uomo immobilizzato «ritratto romantico della musica classica». Domenico Procacci, produttore libero e reduce dal trionfo di Gomorra, dice: «Baricco è un vero regista mascherato da finto». Perché qui a Locarno? «Perché è l' unico festival non isterico».
da Maurizio Porro, Corriere della Sera 12 agosto 2008

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