20080702

Greenaway incontra Da Vinci, e secondo il primo si stanno simpatici

Leggo su The Guardian che ieri a Milano c'è stato l'evento unico (nel senso che almeno per ora non verrà ripetuto) dell'istallazione che il regista e artista inglese Peter Greenaway ha fatto sul Cenacolo di Leonardo da Vinci. Ho dato un'occhiata ai giornali italiani online La Repubblica, La Stampa e il Corriere della Sera per vedere se davano la notizia (il Corriere è pure milanese!) ma niente; ho pure esplorato le rubriche cultura e spettacolo, ma la notizia più importante è l'imminente parto di Angelina Jolie.
Dice Greenaway che ha voluto reimmaginare il capolavoro vinciano per la generazione del laptop e dopo varie difficoltà, ci sono voluti 18 mesi, è riuscito ad avere il permesso dalle istituzioni italiane per mettere in scena la sua opera ma solo al cospetto di pochi invitati scelti, vip milanesi e critici d'arte, e qualche prelato.
Il nuovo Cristo appare in tre dimensioni, sembra un ologramma e un sole accecante si leva e poi tramonta alle sue spalle. Le 13 figure dell'affresco vengono trasformate in sagome dai contorni ridisegnati con una linea di gesso come quelle che si vedono sulle scene del crimine nei film e quando alla fine torna il buio le vediamo dietro una grata come in una prigione. Sul sito del giornale inglese oltre all'articolo c'è il video dell'istallazione, perché a parole è un po' difficile descrivere l'istallazione.
L'articolo dice che a Vittorio Sgarbi, la reinterpretazione di Greenaway è piaciuta, dice che ha riconsacrato l'opera di Leonardo dopo che Dan Brown col suo Codice Da Vinci l'aveva sconsacrata. Però!
Per altri invece, come per Pietro Marani, uno dei più importanti studiosi mondiali dell'opera vinciana, è totalmente inappropriato che l'affresco venga usato come schermo per la proiezione di una performance di arte contemporanea. Aggiunge, che il Cenacolo non è stato preservato per diventare materiale per un altro artista e che Peter Greenaway usa Leonardo solo per attirare l'attenzione del mondo.
Secondo Greenaway, se Leonardo fosse vivo non sarebbe semplicemente interessato a fare film, ma starebbe sperimentando telecamere ad alta definizione e la tecnica dell'ologramma. Sarebbe affascinato dall'era post-digitale. Greenaway è sicuro che appoggerebbe la sua istallazione, al contrario di molti accademici che pensano che il Cenacolo appartenga solo a loro e non al mondo intero. Quest'opera, ancora secondo il regista inglese, appartiene alla generazione del laptop quanto agli accademici e lui l'ha voluto così dimostrare. Il suo scopo non è stato mai quello dello shock ma di spingere i visitatori a guardare l'opera con nuovi occhi dopo che è stata svalorizzata con l'uso che se ne è fatto su cioccolatini e magliette.
Greenaway ora spera di poter ripetere l'esperimento su altre opere d'arte, come Guernica di Picasso, le Ninfee di Monet, Las Meninas di Velasquez e un quadro di Jackson Pollock a New York; ma il suo progetto più ambizioso sarebbe nientepopodimeno che il Giudizio Universale di Michelangelo nella Cappella Sistina. E pare che si stiano già avviando le contrattazione con chi di dovere.

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