20080703

American Gangster


Sono andata a vedere American Gangster con tutti i migliori propositi.
Forse troppi.
E con la solita speranza, che è il sottotitolo di tutti gli ultimi film di Ridley Scott, diciamo da Thelma e Louise in poi, che finalmente il regista di Blade Runner avesse messo la testa a posto e avesse prodotto un film degno del suo nome, mi sono seduta con una fresca birretta a godermi lo spettacolo.
Gira voce infatti che il tizio che ha girato I duellanti (1977), Alien (1979) e Blade Runner (1982) in realtà sia morto, da moltissimo tempo, diciamo da Thelma e Louise (probabilmente non l'aveva terminato, un po' come Eyes wide shut che non è considerato allo stesso livello degli altri film di Kubrik) e che al suo posto ci sia un impostore che usa il suo nome e la sua faccia per girare film assai inferiori a quelli del vero maestro.
Comunque. Le critiche di amici e di critici amici mi avevano fatto ben sperare. Questa volta.
Un'ottima annata, non c'ho proprio neanche pensato di andarlo a vedere.
Prima aveva fatto Soldato Jane! Soldato Jane!
Per non parlare di Le Crociate e Il Gladiatore.
L'unico che forse salverei degli ultimi anni è Il genio della truffa.
Tutti film ben fatti. Ci mancherebbe. Il ragazzo la tecnica ce l'ha e come, ma diciamo che il genio l'ha perso, e subito.
Non penso di essere mai stata così cattiva, ma per American Gangster non so perché c'erano delle aspettative, ci credevo ecco, gli ho voluto dare fiducia, e invece una nuova delusione. E le delusioni bruciano. Sarà poi che in questo periodo vedo davvero pochi film, che uno ci rimane male se quando va al cinema non gli tocca il capolavoro. E qui siamo un tantino lontano. Un tanticchia, direbbe Montalbano.
Perché non mi è piaciuto, eh? Immagino vada detto.
Perché nel film non c'è niente che me lo rende neanche un tanticchia memorabile.
A caminciare dai due protagonisti, interpretati da fior fiore di attori, lo spacciatore nero Denzel Washington e il poliziotto che più onesto non si può Russell Crowe: totalmente stereotipati. Diciamo che Crowe mi è piaciuto più di Washington in questo film, anche se di solito è il contrario. Il film è tratto da una storia vera, da un articolo, e uno penserebbe che essendo questi personaggi veramente esistiti ed immagino ancora in vita, un bravo regista sarebbe riuscito a caratterizzarli di più. La figura del poliziotto tanto tanto, ma quella del gangster preciso preciso che segue le regole di come deve essere un gangster: viene dal basso, si costruisce da solo, non alza mai la voce ed è gentile con tutti ma quando ci vuole è spietato e non guarda in faccia neanche la sua famiglia, tutti lo rispettano, si veste bene (anche se poi c'ha quella caduta di stile, che secondo me è un'invenzione, non può essere davvero andata così), possiede un club alla moda sempre pieno di bella gente, ed ha una bellissima moglie che è stato amore a prima vista e lui l'ama e lei ama lui (la moglie è il personaggio più imbarazzante di tutti). Giuro. E' così. Anche il poliziotto non scherza, super onesto, va contro anche i suoi colleghi, deluso dal suo partner poliziotto, lasciato dalla moglie alla quale però non porta rancore, piacione, disordinato, venuto dal basso, amico di gente della mala perché d'altra parte da lì viene, sempre ottimista non demorde mai. E dovrei pure commentare?
La ricostruzione dell'America anni 70 è ben fatta. Appunto, ben fatta e basta. I vestiti giusti, le capigliature giuste, le automobili giuste, i colori giusti, l'eroina giusta. E la musica giusta.
Ho pensato a cosa salvare del film. Mi viene in mente, l'enorme palazzo fatiscente tutto vetrate dove avvengono varie scene importanti del film e poi... e poi poco altro.
Insomma, è stato paragonato a Il Padrino. E' stato tirato in ballo Scorsese e De Palma. Forse gli manca il cognome italiano. Non è colpa sua.

(Diciamo che ho solo un dubbio. Siccome nel film si vedeva in continuazione il microfono, non è che al cinema all'aperto dove ho visto il film gli hanno mandato una pellicola scadente, una versione non finale, un primo montaggio del film? Insomma il dubbio rimane)

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