20060424

Senza destino

Fateless, come titolo è più bello. Mi piacciono le parole in inglese che finiscono con 'less', come ageless, bedless e cushionless (ma sto per prendere provvedimenti), bless invece non c'entra niente, careless, cloudless, fearless... in pratica lo puoi aggiungere a qualsiasi parola e infatti gli inglesi si inventano anche asteriskless, e Obelisk poverino, vabè lasciamo perdere, scusate.
Comunque.
'Senza destino' è un film unghese tratto da un romanzo ungherese (il libro si intitola 'Essere senza destino' ed è di Imre Kertesz scrittore premio Nobel) quindi il titolo inglese poteva anche non esserci e non è il caso di far partire la solita polemica sulla traduzione dei titoli di film. Ce l'avranno gli ungheresi il suffisso 'less'? Chissà.
Il regista di 'Senza destino' si chiama Lajos Koltai ed è soprattutto conosciuto come direttore della fotografia, ha lavorato anche con Tornatore; questo è il suo primo film come regista. Ed in effetti la fotografia è molto bella (anche se un po' troppo patinata per i miei gusti), tendente al seppia, alcune notevoli inquadrature, alcuni primi piani insoliti. Poi ci sono le musiche di Ennio Morricone. E il pacchetto è pronto.
Il film parla di un ragazzo ebreo ungherese di tredici anni che viene deportato in un campo di concentramento in Germania. Il film è triste, molto triste, tristissimo, e anche di più, e in certe parti sono stata proprio male, volevo uscire dal cinema, ma ho resistito, avevo bisogno di un minimo di happyending.
Quando vedo dei film che mi fanno stare male male mi chiedo sempre perché. Nel senso: è proprio necessario? Insomma, tranne che per i revisionisti che dicono che i campi di concentramento non sono neanche esistiti e i neonazisti & co (ma tanto loro non ci vanno mica a vedere questi film), tutti saranno concordi nel dire che lo sterminio degli ebrei perpetuato dalla Germania di Hitler sia stato un fatto atroce che non sarà mai condannato a sufficienza. Continuare a parlarne è necessario, vista la nostra scarsa memoria, però c'è modo e modo. Sicuramente è difficile parlarne in modo nuovo: non sono mai riuscita a decidere se La Vita è Bella di Benigni mi sia piaciuto (ma approvo la sua leggerezza), invece Il Pianista di Polanski, sì, tanto. Ma credo che la commozione, provacata da film del genere, in realtà non porta alla riflessione, ma solo ad uno star male, al dire cose tipo 'che storia tremenda', 'che tragedia', e allora ricordare serve a poco.
Questa cosa della commozione che non passa per il cervello e crea solo catarsi (wow, non credevo che un giorno avrei usato questa parola), la dice Dario Fo (e anche altri) che così giustifica le sue commedie che trattano di sociale ma facendo ridere. Lui dice che la risata (non quella del bagaglino, ma quella della satira) lascia sempre l'amaro in bocca, provoca la riflessione, non ti lascia pacificato, beato nella tua poltroncina da spettatore, ma ti tiene sulle spine. E dopo aver visto 'Senza destino' sono ancora più d'accordo.
Comunque in Ungheria ha rivinto il centrosinistra. Appena resi noti i risultati, Orban (il candidato delle destre) ha riconosciuto la vittoria del premier e si è congratulato con Gyurcsany (il candidato delle sinistre).

3 comments:

vitt said...

tutti in ungheria?

vitt said...

e comunque, nevertheless è un inizio fantastico

Ilgeko said...

prova con "couldntcareLESS". Tbbacio, un ci stà male, deh.