20121010

Chiamiamo qualcuno?



Il 25 settembre, intorno alle 22.00 troppo vicini a Punta San Nicola, Isola di Favignana, nella mia testa decidevo cosa avrei fatto se a un certo punto Dorabella si fosse trovata su un fianco come succede nell'America's Cup. Nello stesso tempo mi dicevo che Dorabella non era un catamarano ma una solidissima barca a vela, e le barche a vela non si ribaltano. Contemporaneamente cercavo di stare calma. E per la prima volta chiedevo:

- Chiamiamo qualcuno?

Errore umano. Distrazione. Stanchezza. Questi credo siano i motivi che il 25 settembre intorno alle 22.00 hanno portato Dorabella a incagliarsi in alcuni scogli davanti a Punta San Nicola, Isola di Favignana. Non ricordo esattamente cosa stavo facendo: sicuramente non stavo guardando il profondimetro e probabilmente stavo pensando che erano 20 anni che non tornavo a Favignana e che al porto di Favignana mancava finalmente poco dopo quasi 12 ore di navigazione.

Quando ti incagli negli scogli senti un bel rumore, il rumore della deriva che sbatte sugli scogli. Bum. E anche se stai andando piano perché sei una barca a vela e non un motoscafo succede che d'improvviso ti fermi. E se sei in piedi, io dovevo essere in piedi, anche se non lo ricordo, perché sono caduta, cadi. E se sei sfortunato cadi sulla manopola dell'accelleratore, così la barca si incaglia ancora di più, e fa di nuovo quel tremendo rumore di deriva su scoglio. Bum!

Poi era buio. Anche prima del bum.

- Chiamiamo qualcuno?

Il 25 settembre alle 22.00 troppo vicini a Punta San Nicola, Isola di Favignana era buio ed eravamo incagliati sugli scogli. Il motore non sembrava portare avanti la barca e il timone non sembrava rispondere. E poi dove si andava? L'impressione era quella di incagliarsi sempre di più. L'impressione era che ci stavamo avvicinando troppo alla costa. Anche se la notte capire le distanze è difficile. Se non fosse stato notte ce ne saremmo accorti di essere troppo vicini alla costa. Di notte io non lo vedo il bicchiere mezzo pieno. Pieno d'acqua? E se imbarchiamo acqua? Di notte, io sono estremamente pessimista.

- Chiamiamo qualcuno?

Di notte, quando è buio, io sono estremamente pessimista ma non lo do a vedere. Il 25 settembre intorno alle 22.00 cercavo di mantenere l'equilibrio mentre la barca sbandava da una parte all'altra e mentre riflettevo su cosa avrei fatto se Dorabella si fosse ritrovata su un fianco, anche se, riflettevo, è praticamente impossibile visto che Dorabella non è un catamarano, e mentre riflettevo cercavo di mantenere l'equilibrio fisico e psicologico della barca.

- Cerchiamo di mantenere l'equilibrio della barca, non stiamo tutti da una parte.

Ma eravamo 3. L'equilibrio era quasi impossibile, a meno che uno stesse nel centro del pozzetto. Ma non era il caso, ci mancava solo il boma sulla testa. Al buio sono estremamente pessimista ma quando il capitano dice apriamo il fiocco così la barca si alleggerisce, smettiamo di sbandare e il vento anche se poco dovrebbe portarci fuori da questi scogli, mi sembrò subito una soluzione sensata e liberai velocemente la scotta del fiocco.

Frushhhh... il rumore della vela che si dispiega, e sbatte nel poco vento. Frushhhh....

Aspettiamo, nel buio alle 22.00 sempre più vicini secondo me a Punta San Nicola.

- Ti sembra che stia succedendo qualcosa?
- Boh. Ma dovrebbe funzionare, un po' di pazienza, ora il vento ci porta fuori.

- Chiamiamo qualcuno?

Chiamiamo qualcuno. Risponde la Capitaneria di Trapani che fra le altre cose ci chiede se stiamo tutti bene e se siamo tutti adulti. Sì. Sì. E tre secondi dopo che abbiamo chiamato qualcuno, vedo avvicinare una luce. Una luce nel buio. Che bella. Mentre pi.bi parla con la capitaneria la luce si fa barchetta con sopra due uomini che urlano foraforafora e ci segnalano da che parte uscire.

- Di là?
- Sì di qua. Presto. Fora fora. Dietro a noi.

E come senza preavviso e con una gran botta, bum, ci siamo incagliati, subito e grattando ancora un po' la deriva ci disincagliamo. La Capitaneria di Trapani ci chiede se vogliamo che il peschereccio Squalo Bianco da cui è partita la barchetta ci scorti fino al porto di Favignana. Sì, dico io, voglio essere scortata fino al porto, che sembra tutto a posto, il timone risponde, il motore pure, e non vedo acqua dove non dovrebbe essere, però... dai facciamoci scortare dallo Squalo Bianco, il mio peschereccio preferito.

Al porto di Favignana, che è bellissimo perché c'è la tonnara e quella notte lì, buia, era tutta illuminata, ci sono due addetti della Capitaneria di Favignana e cinque favignanesi che ci aiutano ad ormeggiare la barca su una banchina. Prima di scendere pi.bi toglie il paiolato dalla dinette e non sembra ci sia acqua anche se la botta, bum, lo ha smosso il paiolato. G. già a terra si accende una sigaretta, me ne fumerei una anch'io, gli dico. Ma non lo faccio. Ci andiamo a mangiare un gelato.

La mattina dopo rientra il peschereccio Squalo Bianco, il mio peschereccio preferito. Io sto facendo colazione nel pozzetto e i pescatori sono tutti lì, e mi salutano, discreti, mentre passano. Appena attraccati li andiamo a salutare e ringraziare. Ci prenderanno in giro, ci guarderanno come i soliti turisti, del nord, incapaci, penso io, ma se lo pensano nessuno di quelli che viene a parlare con noi lo dà a vedere. Invece tutti ci parlano di leggi del mare, che se qualcuno in mare è in difficoltà è tuo dovere soccorrerlo, a meno che a bordo non ci sia un morto, mi dice un altro che viene a trovarci alla barca in bicicletta, ci dicono che quella punta effettivamente e buia e quegli scogli non sono segnalati, il capitano ci dice che l'aveva visto ancora prima di sentire la chiamata di soccorso che qualcosa non andava, che la luce in cima all'albero si muoveva in modo strano, e aveva subito mandato qualcuno, ci dice che in quel punto già un'altra volta una barca a vela molto più grossa di Dorabella si era incagliata, era durante una regata e lui la stava guardando dalla costa. Quella volta la deriva si era rotta.

A noi no. Andavamo piano.

A fine mattinata ci spostiamo dalla banchina e ci ancoriamo vicini alla tonnara. Vicini vicini che ci arrivi a nuoto. Ci tuffiamo e andiamo a vedere come sta davvero la deriva, e come stanno il timone e lo scafo tutto. La deriva è un pochino ammaccata nel bordo inferiore, timone e scafo stanno benone. Allo Squalo Bianco regaliamo due cassette di vino.

E dopo 20 anni, Favignana di nuovo ha lasciato il segno.
(E pure questo 2012)

Il mio peschereccio preferito Squalo Bianco, e la sua barchetta

4 comments:

SUBU said...

Fantastico, scriveva Subu sull'ipad regalo dei suoceri, ma non capì la sibillina eccezione dei generosi marittimi. Se a bordo c'è un morto non ti vengono a soccorrere?

sburk said...

hai presente i vascelli fantasma che vagano per i mari, con a bordo malati di tifo, di colera...?

il morto potrebbe essere contagioso, si soccorre ma con una certa prudenza

l'ipad! però! io a esser sincera non l'ho ancora capito l'ipad. Però non lo tenere su in alto per fare le foto ai concerti, ti prego

SUBU said...

L'haipad ha il suo perché. Ora ad esempio sono sdraiata sul letto con le gambe sollevate contro il muro perché ho la gambonite, e posso spippolare su internet e scrivere questi fondamentali commenti con agilità!
No, farci le foto mi risulta strano.

Ma quando sei cascata non avrai mica battuto il ginocchio appena guarito?

sburk said...

no, sul ginocchio appena guarito ci sono caduta ai piedi delle rovine di selinunte

è tutto un cadere, ma solo in posti strategici, così ci posso scrivere un post