20120911

Niente da nascondere (Caché)



E' di Michael Haneke.
E' del 2005.

Ho cominciato ad appassionarmi sul serio al cinema in prima liceo, cioè a 14 anni. In prima liceo non conoscevo praticamente nessuno e feci amicizia con emme.vu la cui madre era ed è una delle proprietarie di un cineclub. Ricordo ancora il televisore nel salotto di casa della mamma di emme.vu: era una TV bianco e nero, per scelta. Il colore distrae.
Io ed emme.vu passavamo i pomeriggi dopo scuola dentro quel cinema, a vederci dai 2 ai 4 film di fila, molti anche a colori. Tra un film e l'altro uscivamo a comprarci le caramelle in un negozio in cima alla strada che non esiste più da tanti anni. Crescendo, tra un film e l'altro siamo uscite a fumarci una sigaretta e a comprarci la birra.
Il regista che più collego a quel periodo è Wim Wenders. Non è l'unico regista che scoprii in quel periodo ma fu probabilmente quello che più rivoluzionò la mia idea di cinema. Con Wim Wenders capii che un filo logico non era fondamentale, che un finale poteva essere aperto e che non era necessario arrivare a spiegare tutto.

Da quando ho scoperto Wim Wenders ho capito che adoro i finali aperti. Exco li odia.

Dopo aver visto Caché (che in francese significa nascosto; solita riflessione sulla traduzione dei titoli) per un po' di tempo ho pensato che Exco non avesse tutti i torti.

Caché potrebbe essere definito un thriller.
La storia racconta di una famiglia parigina che comincia a ricevere misteriose videocassette che li riprendono nella vita di tutti i giorni. Con l'evolversi della vicenda e con la scoperta di eventi nel passato dei personaggi siamo portati a formulare varie soluzioni e spiegazioni sull'identità della persona (o persona) che gira e invia i filmati. Ma alla fine del film, con quella ancor più misteriosa inquadratura fissa sull'uscita di scuola, io almeno, non sono arrivata a nessun tipo di risposta.

Di più: alla fine del film non ero neanche sicura di cosa parlasse Caché.
Tutta la vicenda è solo una questione privata?
Oppure una specie di metafora della questione algerina?
E' la rappresentazione della famiglia borghese europea?
Ci vuole far riflettere su cosa è vero e su cosa è falso? 
Oppure invece ci vuol far riflettere sulla vita che raramente dà spiegazioni?
Vuole metterci di fronte alla nostra voglia di vouyerismo?
O ancora, ci chiede come viviamo con i nostri senzi colpa?
Era solo metacinema?

Fortunatamente, chiedendo a google ho scoperto che non ero l'unica a essere andata in crisi, e che fior fior di critici avevano scritto pagine e pagine per capire chi era l'assassino (nel senso chi è che manda le cassette); analisi corredate dei minuti dove nel film si dicono cose o appaiono cose che secondo il critico di turno puntava il dito colpevole verso quel personaggio o un altro.

Ah bene. Ho tirato un sospiro di sollievo. Il film è fatto a posta per non capirci niente. Evviva i finali aperti. Apertissimi.

Dice Michael Haneke: "I miei film sono una dichiarazione polemica contro un certo tipo di cinema americano che mette lo spettatore in condizione completamente passiva. Sono una richiesta di cinema fatto di domande insistenti invece che di false (perché troppo veloci) risposte, di distanza chiarificatrice invece che di vicinanza che viola, di provocazione e di dialogo invece che di consumo e di consenso."

(La citazione l'ho presa dal wikipedia inglese. La mia traduzione non è buona, sia perché ho omesso un parte che non ho capito sia perché ci sono delle parti di cui capivo le parole ma non mi tornava il senso e l'ho tradotta parola per parola, più o meno. La citazione originale si trova in un libro scritto in tedesco, forse da una traduzione all'altra si è perso qualcosa.)

Perché il problema, appunto non è l'assassino, è tutto il resto.
Ma quale resto?

3 comments:

m. said...

Beh, stavo per scrivere che tutte queste domande mi sembrano pertinenti e che se un film ne suscita tante e di questo tipo sembra interessante, no?
Poi ho visto che Haneke risponde da solo

Raimondo Pastore said...
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Raimondo Pastore said...

Ciao, bella recensione però io credo che forse la risposta ci sia e che i responsabili delle cassette siano i due figli (il figlio di majid e pierrot). Ho avuto i primi sospetti su pierrot quando nella cena bussano alla porta e chiudendo la porta Georges si accorge che c'è una cosa in mezzo la porta(la busta con la cassetta). Ma se G. era uscito e non c'era nessuno nei paraggi come si poteva trovare quella busta nella porta? L'unica spiegazione era che qualcuno da dentro la casa aveva messo la busta dopo che era stata aperta. L'atteggiamento di Pierrot nei confronti dei genitori è stato per me un altro campanello. Ma l'ultimo indizio haneke lo nasconde in piena vista...hai fatto caso che nella scena finale sulla sinistra il figlio di Majid e pierrot parlano? Questo fa capire che si conoscevano e con molta probabilità era pierrot a fare i disegni e lasciare le cassette dopo che il figlio di majid gli aveva raccontato tutto...Questa è la mia interpretazione, sembra filare..cosa ne pensi?
Saluti Raimondo