20110131

La donna che canta


C'è un titolo diverso, francese, Incedies che ha a che fare col fuoco, col bruciato che cambia tutto e non può più tornare come prima.
C'è una pièce teatrale da cui è tratto, scritta da un drammaturgo libanese trasferitosi in Quebec i primi anni della guerra. Nel passaggio dal teatro al cinema si sono perse molte parole. Il film è pieno di silenzi e di paesaggi.
C'è il Libano, quello della guerra. Anche se non viene mai nominato, il Libano, e il film è stato girato in Giordania. Ma non importa, perché sembra proprio lui.
C'è la lingua araba spesso (con i sottotitoli), che a me piace. Mi piace ancora di più quando capisco qualche parola qua e là, anche se è nota a molti, come shukran. Mi esalto quando capisco tutta una frase, anche se fatta di tre parole: buccra al ashra. Domani alle dieci.
C'è un tatuaggio su un tallone.
C'è uno sguardo in camera.
C'è una storia di donna.
C'è la colonna sonora dei Radiohead. Prima ancora dei titoli di testa c'è You and whose army.
C'è un andare avanti e indietro. C'è il Canada e il paese arabo immaginario. C'è un mettere piano piano insieme i pezzi.
C'è chi comunque non capisce e chiede 'ma te hai capito'.
C'è un rispondere 'sì sburk ho capito' ed è più che sufficiente.
C'è una guerra infinita e tutti i danni collaterali che fa.
Ci sono i colpi di scena. Non so decidermi se forse ce ne è uno di troppo.
C'è Lubna Azabal che interpreta la donna che canta; ma anche Mélissa Désormeaux-Poulin non mi è dispiaciuta.
C'è il Lumière che peccato chiude.

La donna che canta è un film canadese del 2010. E' di Denis Villeneuve.

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