20081003

Partecipo con questa ricetta d'infanza a un concorso su www.cavolettodibruxelles.it per vincere un mixer da cucina rosso



Mia madre non essendo italiana non è legata alla mia memoria con immagini di cenoni fatti di lasagne al ragù, coda alla vaccinara e prosciutto di parma avvolto nei grissini. Non ho ricordi di risvegli domenicali in mezzo a tagliatelle appese ad un bastone, vassoi di tortellini e fumi di pomarola alle sette di mattina. Mia madre era neozelandese e la cucina neozelandese non esiste. Tuttalpiù quella maori. Ma mia madre cucinava, pranzo e cena pranzo e cena pranzo e cena, come ogni brava madre italiana. E non avendo una tradizione millenaria a cui attingere con fiducia... era libera di fare un po’ come le pareva, e secondo me e mia sorella funzionava, alla grande. Magari mio padre, italiano doc, storceva la bocca e quando per cena si trovava davanti una piattata di crepe arancia e zucchero, lui tirava fuori dal frigo il vassoio dei formaggi e degli affettati. Dov’era il problema? Poi il padre italiano doc ha deciso di lavorare un po’ all’estero, e dietro la famiglia a confondersi ancora di più il palato, soprattutto se si pensa che il confronto fu con la cucina libanese. Ecco i taboulé, gli hummus e i lebne. E il pane libanese: una pane fine fine morbido vuoto dentro della grandezza di una pizza. Buonissimo. Profumatissimo. I libanesi ci mettono dentro e sopra di tutto, montone, verdure griglaite, spezie profumate. La madre neozelandese per la nostra merenda ci metteva sopra, una volta riscaldato, burro, zucchero di canna e una spolverata di cannella. Ecco la mia ricetta.

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