20080130

Infedeli alla linea


Da un mesetto circa nella strada dove abito, a 50 metri da casa mia, hanno aperto un locale. Nella strada dove abito non ci sono altri esercizi commerciali, tranne una parrucchiera e un negozio che vende tende. Un tempo c'erano due buoni ristoranti: uno si è spostato e l'altro ha chiuso, al posto del primo ora c'è un garage mentre al posto del secondo c'è un appartamento. C'era anche un rivenditore di moquette; infatti è lì che ha aperto il locale. Insomma, nella strada dove abito, fino a un mesetto circa fa c'erano solo appartamenti, era una strada prettamente residenziale.
Noi abitanti della strada dove abito eravamo tutti preoccupati durante i lavori al locale, durante i lavori al pub. Così veniva chiamato. Una mia amica aveva conosciuto uno dei muratori e mi aveva raccontato tutto. Per fortuna aveva sbagliato la data di inaugurazione e il pub invece di aprire a dicembre ha aperto a gennaio. Mi fa un po' strano chiamarlo pub. Alla parola pub associo inevitabilmente l'Irlanda, la Scozia e l'Inghilterra, in questo preciso ordine, e il locale che hanno aperto nella strada dove abito ha un nome latino americano. Non ricordo quale. Per ora non c'è nessuna intensegna. Come si dirà pub in brasiliano?
La sera dell'inaugurazione, era un giovedì, c'era un bel po' di gente davanti al locale anche fino a notte fonda. La mia camera dà sulla strada, ma di solito non ho grossi problemi ad addormentarmi e con le finestre chiuse sentivo solo un po' di brusio. Mi hanno svegliato solo le urla di un tizio del palazzo accanto intorno alle due di notte che probabilmente aveva più difficoltà di me ad addormentarsi: chiedeva silenzio perché la mattina c'aveva da andare a lavorare, mica come voi maleducati che non fate niente dalla mattina alla sera. Nelle sere a seguire gli avventori sono molto diminuiti, almeno per ora il pub non crea grossi disturbi.
Io comunque ho una certa diffidenza verso questo pub. Non mi fa simpatia. Dentro è carino, arredato con gusto, c'è molto legno, delle belle poltroncine e colori caldi. I frequentatori mi sembrano abbastanza anonimi, abbastanza giovani, abbastanza tranquilli; potrebbero essere peggio. Non ci sono mai entrata, e anzi ci giro piuttosto alla larga. Solo una volta, quando era chiuso ho spiato attraverso la saracinesca. Sul vetro c'era appiccicato un cartello "Il proprietario di questo locale non è responsabile degli schiamazzi notturni"; è lì che ho letto il nome del locale. Ho pensato che invece lo era responsabile, degli schiamazzi notturni.
Insomma per ora io e il locale ci scrutiamo a distanza, di solito ci metto del tempo a digerire le novità.
Però l'altra notte i pochi avventori che fumano fuori dal locale si sono messi a cantare canzoni dei CCCP a squarciagola.
La cosa mi ha confuso.

« Produci, consuma, crepa!
Sbattiti, fatti, crepa!
Colorati i capelli, riempiti di borchie, rompiti le palle, rasati i capelli, crepa! »

Non cantavano proprio questa qui, però.

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