20170627

Sangue nella steppa




8.
di Ian Manook

Se sei fortunata almeno una volta all'anno di capita un libro inaspettato e pensi wow e le 500 pagine le leggi in 5 giorni anche perché sei bloccata a casa infortunata (quest'ultima non è una fortuna in cui sperare). Curiosa la parola 'infortunato'.

È un giallo, un poliziesco, e Yeruldelgger è il nome del commissario. Questo è il primo della serie e ce ne sono in tutto 3 per ora ma l'ultimo in Italia non è ancora uscito. Ian Manook è lo pseudonimo di Patrick Manoukian, francese di origine armena che ha scritto questi libri già sessantenne anche se ha sempre lavorato nel mondo dell'editoria. La particolarità di questi polizieschi è che si svolgono in Mongolia attingendo tantissimo dalle tradizioni sciamaniche di questa terra, molto affascinanti sia le tradizioni che la terra. È anche molto violento, anche troppo per i miei gusti, ma la scrittura, i personaggi, la storia, i colpi di scena, l'ambientazione compensa.

Bella anche la copertina.

20170608

Here I am



7.
Di Jonathan Safran Foer
Titolo in italiano: Eccomi

È il racconto di una separazione. 570 pagine di separazione. Tante. Potevano essere meno, molte meno. Ovviamente non si parla solo della separazione, si parla molto di ebraismo e Israele, anche in questo caso forse troppo almeno per i miei gusti, si parla di amore, di figli, di genitori, di etica e di morale, del mondo come è oggi, di cani, di messaggini, di vita virtuale, di aspettative... insomma si parla della vita, di com'è davvero non come la raccontano nei libri, cosa che Safran Foer sa fare davvero benissimo, quindi 570 pagine forse ci stanno. Ma sono troppe, davvero troppe.

Poi il protagonista, Jacob, il marito nella coppia che si separa, non mi stava per niente simpatico.